
«L’esperienza partigiana fu centrale nella vita di mio padre. Ne era orgoglioso, anche se in casa — con me e mia sorella Paola — ne parlava poco. Solo alla fine, consapevole di doverci lasciare, mi confidò i ricordi più cari e difficili. In un baule conservava ancora i documenti affidatigli da Fausto Cossu e Emilio Canzi durante la lotta, testimonianze autentiche di quei giorni».
Così Giampietro Comolli ricorda il padre Giuseppe, comandante “Pippo” della 5ª Brigata partigiana, attiva tra Pavia e Piacenza nella media Val Tidone e in Valle Versa. A lui, pontenurese classe 1917, morto nel 1973 nella sua azienda agricola La Selvatica, Pontenure dedicherà un giardino in via Bosi durante le celebrazioni per il 25 Aprile.
Un omaggio alle tante imprese che lo videro protagonista, come quella compiuta alla vigilia della Liberazione. «Il 21 aprile 1945 Pippo riceve da Cossu l’ordine di scendere dalle colline del Tidone e dirigersi verso Piacenza con gli uomini disponibili», racconta Giampietro. «La Brigata viene divisa in due tronconi: uno marcia lungo la via Emilia Pavese verso porta Torino, l’altro, con una cinquantina di uomini guidati da Pippo, punta ai ponti sul Po per impedirne la distruzione e favorire l’avanzata degli Alleati. Nello scontro finale, che si chiuse con la presa dell’Arsenale, la 5ª Brigata subì gravi perdite».
Per quell’impresa Comolli ricevette la Medaglia di bronzo al valore militare, la Croce al merito di guerra e la Bronze Star Medal americana, prestigioso riconoscimento assegnato a pochi italiani tra cui Pertini, Parri e Mattei.
Ma l’impegno del comandante Pippo non finì con la guerra. Nel maggio 1945, su nomina del governo Parri, divenne direttore provvisorio del Consorzio agrario di Piacenza, dove attivò lo sportello di assistenza agli agricoltori e il nuovo Servizio distribuzione alimentari legato al decreto “pane agli italiani”. Fino al 1951 diresse l’Ammasso del grano per le province di Piacenza, Cremona, Lodi, Parma e Pavia, garantendo approvvigionamento e prezzi equi.
Ricostruì le palazzine dei Mulini degli Orti, riorganizzò gli uffici, fece costruire il grande capannone dei concimi di perfosfato, riattivò cinque chilometri di linea ferroviaria e creò un laboratorio per la selezione dei semi.
Fino alla fine dei suoi giorni si dedicò alla sperimentazione agricola e all’insegnamento, come consigliere dell’Ente per l’Istruzione superiore agraria e docente alla Facoltà di Agraria di Piacenza.




