
l 22 aprile ore 17,00 ai “mercoledì coi grilli per la testa” in Libreria Internazionale Romagnosi
Floriana Petracca presenta “Il bruco del cavolo diventa farfalla (Racconti perVersi e Poesie in Prosa)” Floriana, medico di P.S. al Guglielmo da Saliceto da 16 anni per amore saluta Piacenza e propone il suo primo libro di racconti e poesie
Alla rassegna dei “Mercoledì coi grilli per la testa” il 15 alle ore 17,00 in Libreria Romagnosi, in dialogo coni il giornalista e scrittore Claudio Arzani, Floriana Petracca, medico presso il Pronto Soccorso del Guglielmo da Saliceto, l’ospedale piacentino, originaria di Avellino (nata il 16.12.75), laureata in Medicina e Chirugia a Napoli all’università Federico II e poi specializzata in Medicina Interna con successiva borsa di studio in ecografia internistica all’ospedale Cotugno sempre di Napoli, è arrivata nella nostra città 16 anni fa, per l’esattezza il 16 aprile 2010 grazie al concorso vinto a Parma e alla proposta dell’allora Direttore Sanitario aziendale Maurizio Arvedi. Il primo impatto con la nostra Piacenza, rivela, non fu dei più felici: “troppo silenziosa, un silenzio insopportabile, mi mancava il rumore delle auto”, dice. Per questo nel tempo ha tentato un paio di fughe (in Campania e nel Lazio) in realtà durate pochi mesi perché “l’efficienza del sistema sanitario piacentino in entrambe le occasioni mi ha fatto maturare la decisione di rientrare”. Ora invece la decisione di rottura definitiva (le dimissioni sono già efficaci da qualche giorno). Stavolta però non per problemi con il lavoro o con la città ma “per il richiamo a un nuovo ciclo di vita grazie all’amore, amore per me stessa e per chi risuona con me”: così ha scelto di raggiungere il compagno tornando nelle sue Terre al Sud.
Con un caloroso saluto a Piacenza, la realtà dove alla fine si era ambientata. Grazie ai piatti della cucina: pisarei e fasò, tortelli, bortellini, pancetta dolce (che, dice, “è meglio del salame” ma qui potrebbe aprirsi una discussione infinita). Il tutto accompagnato dal buonissimo Gutturnio, magari per festeggiare in compagnia in collina, “nella Val Tidone che mi ricorda le Langhe”, nella Val Trebbia “selvaggia”, a Grazzano, in Val d’Arda. Per quanto alla città inizialmente non ha amato la nebbia ma alla fine passeggiando tra i suggestivi vicoli del centro, ne ha saputo apprezzare il romanticismo. Insomma, nel saluto già si percepisce un pizzico di nostalgia ma del resto ai desideri del cuore non ci si può negare e poi, diciamolo, il suo nuovo lavoro sarà nell’ambito della specialistica ambulatoriale e quindi “basta far notti”. In altre parole, una diversa qualità della vita con peraltro la possibilità, dice, di realizzare un vecchio sogno e qui accenna al progetto di dedicarsi alla medicina olistica che cura non solo il corpo “ma anche il cuore delle persone”. In ogni caso tornerà, “almeno due volte all’anno per tenere corsi in Pronto Soccorso” come le è stato chiesto dai colleghi.
A questo punto, un mese fa, le è nata l’ispirazione per scrivere una poesia di saluto a Piacenza e, siccome da cosa nasce cosa, considerando che Floriana la passione di scrivere l’aveva da tempo, ha ben pensato di raccogliere “poesie in Prosa e racconti perVersi” finora conservati nel classico cassetto trasformandoli nel suo primo libro a stampa grazie all’editrice Officine Gutenberg e come si buò ben dire, ecco “Il bruco del cavolo che diventa farfalla” e la sua passione per la scrittura diventa un saluto, un dono, un ricordo di lei per quanti, colleghi, amici e anche pazienti ne hanno apprezzato professionalità e disponibilità.
Scrivere, racconta ancora, per lei rappresenta una necessità vitale, mettere su carta le proprie emozioni perché, spiega, questo è un aiuto per comprendere le cose, scrivere ha un effetto terapeutico, un aiuto per non essere travolti e sicuramente questo è importante proprio per il mestiere del medico che si ritrova davanti alla sofferenza altrui, magari in condizioni di emergenza che richiedono appunto capacità di governo delle emozioni. Ultima considerazione: non le é mai piaciuto il nostro dialetto. Non lo capisce, anzi per l’esattezza non capisce un acca. Salvo una parola, iamé, imparata dai pazienti che si lamentavano e allora é chiaro che non é dal dialetto che poteva nascere l’amore per la città.
Tuttavia Floriana dimostra in versi che Piacenza non é solo una lingua diversa e incomprensibile ma comunque, lo si capisca o meno, l’anima della città e di questo ne parlerà mercoledì in Libreria, peraltro con l’accompagnamento delle musiche tradizionali eseguite con l’organetto diatonico da Francesco Bonomini e delle letture (dialettali) di Pietro Agosti.




