Era il 14 giugno del 2011, in una notte di inizio estate terminava dopo 20 anni il sogno del Piacenza nel calcio dei grandi con il lustro degli otto campionati disputati in serie A. Sulla panchina di quella disgraziata squadra sedeva Armando Madonna, da giocatore uno degli eroi storici del calcio biancorosso, da allenatore invece protagonista, suo malgrado, della pagina piu’ nera e triste nei novant’anni del Piacenza Calcio. Domenica il “Mindo” tornera’ dopo oltre 4 anni in quello stadio che lo ha visto crescere come calciatore ed arrivare al capolinea come allenatore. Si perche’ Armando Madonna dopo quel giorno ha trovato sulla sua strada solo amarezze: due esoneri con Livorno e Portogruaro ed una retrocessione con l’Albinoleffe per una carriera da mister fortemente condizionata dalla “banda di manigoldi” che non solo ha affondato il Piacenza ma che evidentemente ha segnato l’operato dell’ex- tornante e rigorista infallibile ai tempi Titta Rota. Ora, alla guida della Virtus Bergamo, non se la passa proprio comodamente: 1 punto in otto partite ed una squadra che, casualmente dal suo arrivo, e’ in caduta libera al penultimo posto in graduatoria. Preferiamo ricordarlo per le sue serpentine sulla fascia destra piuttosto che come grigio ed intristito allenatore, nella sua ultima stagione in biancorosso e’ infatti riuscito a perdere di mano una squadra che a febbraio era ai play-off ma che a giugno e’ finita in C, con una rosa di giocatori per la meta’ coninvolti nel calcio scommesse e capace di vendersi fino alla vigilia degli ultimi match. Sembra ancora incredibile e poco realistico che nessuno, in societa’ o in pachina, abbia potuto non accorgersi del marcio circostante ne’ tantomeno porre rimedio in un simile sfacelo; Madonna dal canto suo ha sempre negato di sapere qualcosa ne’ di essersi accorto che succedevano in campo e negli spogliatoi fatti alquanto anomali. A lui vengono affibbiate responsabilita’ legate soprattutto al fatto di aver chiesto e voluto buona parte dei giocatori poi coinvolti nella combine e di non aver affrontato i tifosi al ritorno del play-out perso a Bergamo. Quel pullman desolatamente vuoto al rientro da quel terribile 14 giugno 2011 sa tanto di resa e di fuga dalle proprie responsabilita’ e colpe, nei confronti di quei tifosi tristi e sgomenti dinnanzi ad un destino e ad una caduta che ancora oggi paiono un brutto sogno.




