Piacenza, Val Coccarda: il vizio della coppa
Copra Elior, in trionfo ricordando Bovolenta

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10003087_10203240370999583_1976461844_nLa coppa, a Piacenza, è una gustosa abitudine. Il trionfo del Copra Elior nella Coppa Italia maschile di pallavolo (per il club del presidentissimo Guido Molinaroli, è una esaltante prima volta) si aggiunge infatti a quello in campo femminile della Rebecchi Nordmeccanica, che qualche settimana fa ha bissato il successo del 2013, e di fatto trasforma la nostra città nel capoluogo di una immaginaria, italica e invidiatissima Val Coccarda. “Piacenza capitale” di questo e quest’altro è diventato uno slogan trito e ritrito, usato ormai per ogni cosa, ma almeno nella pallavolo corrisponde al vero. Vincere dominando come il Copra Elior ha fatto al PalaDozza, dove erano arrivate a sfidarsi le prime quattro della regular season ancora in corso, è anche un viatico importante per il prosieguo della stagione: pensare allo scudetto non è peccato, azzeccare il double sarebbe da urlo.
Gli elogi, per i ragazzi di Luca Monti, sono più meritati che mai: i biancorossi (che in campionato riprendono domenica 16 marzo con Verona, al PalaBanca)  hanno letteramente dominato la Final Four di Bologna, regalandosi un trionfo spettacolare e prendendosi la soddisfazione di essere celebrati dai tantissimi Lupi Biancorossi al seguito e di essere sommersi dall’abbraccio di 600 tifosissimi al ritorno a Piacenza.
Dopo aver avuto ragione in semifinale per 3-1 (25-23, 24-26, 25-19, 25-21) di una rivale di lunghissima data come la tostissima Trento, i biancorossi hanno piegato per 3-0 (28-26, 25-21, 25-19) Perugia, a sua volta in ascesa e in gran forma al punto di essere stata capace di battere in semifinale la corazzata Macerata. Coriandoli tricolori appiccicati sulle facce dei giocatori, tifosi piacentini in estasi, presidente portato in trionfo.
Tante potrebbero essere le immagini simbolo della Coppa Italia di Zlatanov e compagni, ma forse la più bella è il selfie con cui il capitano e i compagni hanno ricordato Vigor Bovolenta, che da lassù avrà gioito: quello scatto, con il 16 di Bovo scritto sul palmo della mano di Zlati, vale almeno quanto il trofeo conquistato a Bologna.

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