
Il direttore Caritas Mario Idda: “Servono nuove sinergie per affrontare criticità non più rinviabili, come i temi del lavoro e dell’abitare”
A Piacenza il rischio di povertà è dimezzato rispetto alla media nazionale: nella nostra città il 9% della popolazione si trova in condizione di difficoltà a fronte di una situazione nazionale che supera – secondo gli ultimi dati disponibili del 2022 – il 20%. I dati sono stati oggetto di un recente convegno organizzato dall’Università Cattolica di Cremona dal tema “Poverty and Inequality: Empirical Evidence, Policies and Measurement Issue”. La riflessione prende spunto dal recente report Istat “Condizioni di vita e reddito delle famiglie” che evidenzia come quasi un quarto della popolazione italiana sia a rischio di povertà o di esclusione sociale. La città di Piacenza – insieme a quella di Cremona – ha un tasso di povertà relativamente basso rispetto al resto d’Italia. Siamo davvero un’isola felice? Lo abbiamo chiesto al direttore della Caritas Diocesana Piacenza – Bobbio, Mario Idda che – dal 2020 – è presidente dell’Emporio solidale. “Non dobbiamo illuderci perché tale dato – per quanto possa sembrare significativo – non deve dare false speranze. Ci troviamo di fronte ad una medaglia a due facce, che da una parte mette in risalto la buona tenuta del tessuto economico e sociale del territorio; dall’altra, però, evidenzia quanto sia necessario potenziare costantemente l’impegno messo in campo negli anni per contrastare l’emergere di nuove povertà”. Gli eventi che si sono manifestati negli ultimi cinque anni hanno segnato un forte cambiamento nella nostra società: le emergenze sociali sono in forte aumento e anche la fascia grigia dei “nuovi poveri” si allarga a macchia d’olio e coinvolge famiglie che – solo pochi anni fa – vivevano in regime di autosufficienza. “Oggi la Mensa di via San Vincenzo eroga 200 pasti al giorno (tra pranzo e cena), un numero raddoppiato negli ultimi tre anni (e triplicato per quanto riguarda il turno serale). La situazione – aggiunge Idda – non migliora all’Emporio solidale dove sosteniamo oggi 160 nuclei familiari (per un periodo di tempo pari a un anno, fino ad un massimo di 18 mesi) in un percorso di recupero della propria autonomia economica. Si tratta di persone che non si trovano in situazione di emergenza ma di nuclei familiari che fino al 2020 erano in situazione di autosufficienza e che oggi non riescono a pagare affitti, bollette e spesa”. Stiamo parlando prevalentemente di famiglie monoreddito, monogenitoriali, di anziani soli e di giovani senza lavoro e per i quali il futuro è incerto: “Per questi motivi è necessario lavorare in sinergia coinvolgendo tutti i soggetti del territorio per ampliare il più possibile il sistema di welfare piacentino. Solo così – sottolinea Idda – possiamo mantenere bassa la soglia di povertà e ragionare su nuovi modelli di aiuto capaci di far fronte a criticità non più rinviabili, a partire dai temi del lavoro e dell’abitare”.
Il sistema Welfare Piacenza – Piacenza si è dotata negli anni di strumenti che hanno mantenuto relativamente bassa la soglia di povertà, grazie al coinvolgimento dell’intero sistema di welfare del territorio (istituzioni pubbliche, aziende, parti sociali, privati, banche e Diocesi): “Con il fondo “Insieme Piacenza”- che si è costituito a luglio 2020 (in seguito alla pandemia da covid-19) in soli tre anni – ricorda Idda – sono stati stanziati 1,7 milioni di euro per situazioni di emergenza e microcredito”. Sulla base di quest’esperienza, la scorsa estate, il territorio ha espresso il nuovo progetto di rete “Energia in comune”, che da luglio a oggi ha già contribuito al pagamento di oltre 400 bollette. Ma ci sono nuove importanti sfide che attendono i prossimi mesi e che riguardano i temi del lavoro e dell’abitare: “E’ necessario lavorare insieme per rispondere rapidamente all’emergenza abitativa che interessa il territorio, chiamando in causa istituzioni, aziende, associazioni e proprietari degli immobili al fine di trovare risposte adeguate al ‘caro affitti’ e di offrire, al tempo stesso, garanzie ai proprietari degli alloggi”. Altro tema caldo riguarda la precarietà del lavoro: “Insieme alle associazioni di categoria, alle aziende e alle agenzie del lavoro ci stiamo impegnando ad offrire risposte adeguate alle crescenti richieste di lavoro. Il tema è molto complesso: serve l’aiuto di tutti per formare personale specializzato e conforme alle richieste del mercato. Siamo di fronte a sfide che non possono più attendere perché il rischio – conclude Idda – è di ampliare ulteriormente la “fascia grigia” ed accrescere l’esclusione sociale”.




