Piacenza rinascimentale svelata dalla fibra ottica: i rinvenimenti di archeologia urbana effettuati da Archeo. kun

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I lavori per le attività di posa della rete di banda ultralarga hanno permesso di ricostruire quanto le antiche cartografie della città murata descrivevano. Un centro urbano che i Duchi Farnese hanno riqualificato cominciando con gli ex quartieri rivieraschi che nel Basso Medioevo (1300) rappresentavano il volano dell’economia cittadina, con le merci che dal Po’ venivano dirottate, attraverso un sistema di canali, nei quartieri nord e nord-est della città, quelli più vicini al Grande Fiume.

Una premessa è indispensabile. Nei centri urbani italiani, ogni intervento infrastrutturale riporta alla luce testimonianze del passato. Le nostre città sono molto antiche: Piacenza ha più di 2200 anni. Fondata nel 218 a.C. dai Romani col nome di Placentia, fu abitata prima dai Liguri, poi dagli Etruschi e dai Celti.

I rinvenimenti di archeologia urbana effettuati da Archeo.kun, sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Parma e Piacenza, sono emersi mentre erano in corso scavi per la posa della fibra mediante trincee e la contestuale analisi della stratigrafia del suolo.

Open Fiber, la società a cui sono stati affidati i lavori, ha investito a Piacenza 14 milioni di euro per cablare circa 40mila unità immobiliari della città attraverso una rete interamente in fibra ottica in modalità FTTH (Fiber To The Home, “Fibra fino a casa”), la tecnologia più performante sul mercato.

Le scoperte del passato, per abilitare la rete del futuro, hanno consentito di approfondire alcuni aspetti storici sull’impianto urbanistico all’interno della cinta muraria cinquecentesca.

La riqualificazione operata dai Farnese a Piacenza prese avvio dal nucleo urbanistico rappresentato da Palazzo Landi e coinvolse l’intera area nord-orientale della città, incentrata su via Giordano Bruno. Da notare che questo settore ricalca un asse stradale rettilineo di età romana. Se si scavasse più in profondità, nelle viscere del centro storico, emergerebbe la Piacenza romana.

L’indagine archeologica ha riguardato principalmente la zona più settentrionale della via, in corrispondenza dell’incrocio con via delle Benedettine, dove sorge l’omonima chiesa costruita nel 1677 dal duca Ranuccio II Farnese, e presso Palazzo Madama. Quest’ultimo era in origine al centro di un più ampio complesso palaziale con giardini, voluto da Margherita de’ Medici, madre di Ranuccio II Farnese nel 1658.

Attraverso la sovrapposizione dei rinvenimenti in scavo con la cartografia storica è stato possibile riconoscere la cortina muraria che cingeva il complesso di Palazzo Madama e i suoi giardini. Queste mura furono demolite alla fine dell’800 in concomitanza alla costruzione del carcere mentre del più antico complesso si conservò solamente il corpo centrale, ora sede della Procura in Vicolo de Consiglio.

Gli scavi hanno anche interessato il quartiere Sant’Agnese sorto intorno ai commerci della zona e alla omonima chiesa, demolita nel 1919. Posto a ridosso della fascia rivierasca che si affaccia sul Po, nel XIV secolo, momento della sua massima espansione, il rione occupava l’intera area oggi compresa tra viale Sant’Ambrogio, il vecchio complesso carcerario, la chiesa di Santa Maria in Gariverto e viale Risorgimento.

All’apogeo economico e produttivo dei quartieri rivieraschi, compreso quello di S. Agnese seguì, nel giro di duecento anni, un declino irreversibile che ebbe inizio con la presa della città e la distruzione di parte dei rioni portuali da parte dei Visconti nel 1313. Come confermano gli scavi, il quartiere S. Agnese venne inglobato nelle mura di nuova edificazione e il porto perse il suo ruolo mercantile, fino ad essere interrato nel Settecento.

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