Piacenza ricorda Corrado Sforza Fogliani, mecenate della cultura e difensore della piacentinità

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A lui si deve la valorizzazione, in gran parte,  del patrimonio artistico cittadino. Dei piacentini diceva: “Gente di carattere con rispetto per se stessi”Numerosissimi gli incarichi ricoperti, anche a livello nazionale, e le onorificenze ricevute durante la  sua vita

Corrado Sforza Fogliani, presidente emerito della Banca di Piacenza e di Confedilizia, grande esponente del liberalismo politico ed economico oltre che studioso di Luigi Einaudi, è stato prima di tutto un patron delle arti e della cultura della provincia di Piacenza, tanto da essere stato fino a poco prima della morte nel consiglio d’amministrazione della Galleria Ricci Oddi. Lo ha ricordato, fra gli altri, il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, presente alle esequie nella chiesa di Santa Maria di Campagna e legato da un’amicizia col banchiere e avvocato (anche  giornalista pubblicista). “Sforza Fogliani pur essendo un uomo molto logico e razionale aveva una fede sicura ed è stato un grande mecenate, sia dell’arte sia dei valori dell’umanità”, ha detto Sgarbi.

Al funerale erano presenti circa 700 persone, tra cui la sindaca di Piacenza Katia Tarasconi con praticamente tutta la giunta, la presidente della Provincia Monica Patelli, il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi, e c’era, ovviamente, tutto il consiglio d’amministrazione della Banca di Piacenza, in ricordo di una figura che si è spesa parecchio per la cultura e l’arte nel suo territorio natio. Alla cerimonia è stata intonata una delle sue canzoni preferite, ‘La Vie en rose’ di Édith Piaf, tra le più celebri e note, un inno all’ottimismo che contraddistingueva Sforza Fogliani, insieme alla colonna sonora di Roberto Piovani usata nel film ‘La vita è bella’ di Roberto Benigni.

Parallelamente alla crescita della banca di cui è stato presidente è sempre stata corrisposta una profonda azione per appoggiare ogni iniziativa tesa a contribuire allo sviluppo culturale e sociale del territorio piacentino, con il sostegno a mostre, concerti, opere di restauro, pubblicazioni storiche e artistiche, attività sociali e sportive. Tutto questo in nome del concetto che gli investimenti dovessero anzitutto ricadere sulla provincia. Anche per il radicamento territoriale, la Banca di Piacenza ha sempre resistito alle ‘scalate’ di gruppi bancari più consistenti, anche nei periodi in cui il sistema creditizio delle banche popolari rischiava di essere travolto dalle crisi. Inutile sottolineare quanto Sforza Fogliani amasse la sua Piacenza (era originario di Vicobarone) e, anche quando gli impegni lo trattenevano altrove, scalpitava per tornarci. Capitava spesso che facesse da Cicerone a chi si trovava anche solo in auto accanto a lui, spiegando vita, morte e miracoli, anche di un semplice palazzo del centro. Da ormai un ventennio si rammaricava del “costante depauperamento dei centri decisionali sul nostro territorio”, anche da posizioni di politico essendo stato eletto diverse volte in Consiglio comunale dal 1964 al 1998 e rientrato dall’ultima elezione dell’estate scorsa. A Sforza Fogliani viene attribuita l’intuizione dell’acquisto di Palazzo Galli, diventato uno dei centri culturali della città dove ogni manifestazione d’arte in fatto di mostre, di presentazione di ogni tipo di personaggio e di volumi editi, trovano l’occasione per proporre al pubblico la più varia e piacevole informazione culturale. È lì, per esempio, che da cinque anni viene organizzato il ‘Festival della cultura della libertà’ che porta a Piacenza intellettuali e figure di spicco della società. L’avvocato riteneva che la sua Piacenza fosse declinata dopo l’assassinio del duca Pierluigi Farnese e che fu ridotta ad un borgo di provincia nei secoli successivi in favore della vicina Parma rispetto ai ‘fasti medievali’; anche nell’Italia contemporanea, secondo il banchiere, Piacenza fu penalizzata dai confini regionali per la sua storica vocazione commerciale con Milano e Genova.

Sono state molte le onorificenze che ricevette nel tempo, tra cui: l’Antonino d’Oro, il premio come piacentino benemerito assegnato dalla Famiglia Piasinteina, fu nominato Cavaliere del Lavoro, Grand’Ufficiale della Repubblica e Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine pontificio di San Gregorio Magno.

Sforza Fogliani si impegnava anche fuori città, ad esempio era divenuto cittadino onorario di Cortemaggiore. L’attuale sindaco del paese, Luigi Merli ha sottolineato che: “Per Cortemaggiore è stato un privilegio aver potuto annoverare dal 2007 l’avvocato tra i cittadini onorari. Il riconoscimento che con lungimiranza gli era stato conferito dall’allora sindaco Gianluigi Repetti, rimane come testimonianza dell’impegno e dell’evidente contributo che aveva fornito per la tutela e la promozione del patrimonio storico e artistico del nostro territorio”. Il banchiere aveva infatti finanziato, tramite la Banca di Piacenza, tutti i più importanti restauri delle chiese di Cortemaggiore, concordando e lavorando a stretto contatto con l’allora parroco monsignor Luigi Ghidoni. Tra i primi interventi ci fu la ricomposizione della prestigiosa cornice del polittico del Mazzola, padre del Parmigianino, tornata appositamente dagli Stati Uniti.

Santa Maria di Campagna era divenuta il punto di riferimento religioso e storico per il cattolicissimo Sforza Fogliani. “Ci teneva tantissimo e per noi è stato un mecenate. Le due iniziative, la salita al Pordenone e i 500 anni della posa della prima pietra, le ha volute in un modo che dire fermamente è poco”, ha sottolineato il guardiano della chiesa, padre Ballati. Infine, è arrivato anche un ultimo saluto dallo sport piacentino, dal Piacenza Calcio con una maglia tributo e dai Lupi Biancorossi della pallavolo in trasferta a Padova, che hanno esposto sugli spalti uno striscione di commiato all’avvocato con scritto ‘Ciao Corrado’.

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