Piacenza onora Bianchini e Sforza Fogliani: “Due grandi piacentini”

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Scomparsi a distanza di una settimana l’uno dall’altro l’autunno scorso quasi alla stessa età “due grandi piacentini che nei rispettivi ambiti hanno dato tanto alla nostra comunità. Due figure profondamente diverse, ma accomunate da una caratteristica: l’amore incondizionato per Piacenza”, così ha dichiarato la sindaca Katia Tarasconi, particolarmente commossa, mentre ha inquadrato le personalità del professor Giancarlo Bianchini e dell’avvocato Corrado Sforza Fogliani. Per l’occasione, con una cerimonia con le autorità civili e militari a Palazzo Gotico, il Comune di Piacenza ha voluto attribuire alla loro memoria la benemerenza civica ‘Piacenza Primogenita d’Italia’, tributo che dal 2014 viene riservato alle personalità o realtà associative che si sono distinte per l’impegno costante a favore della collettività.

“Entrambi – ha continuato la sindaca – hanno saputo mettere a servizio del Paese – e del territorio che amavano, le proprie competenze, l’etica professionale, l’onestà intellettuale, la passione politica e il senso di appartenenza che oggi riconosciamo loro con immensa, autentica gratitudine. Ciascuno nel proprio percorso, rivestendo ruoli decisionali di altissima responsabilità, Bianchini e Sforza Fogliani hanno rappresentato un solido, fondamentale punto di riferimento non solo per i riconoscimenti e gli incarichi di rilievo nazionale con cui hanno dato lustro anche alle proprie radici, ma per la costante, costruttiva capacità di ascolto e dialogo con il tessuto sociale, economico e istituzionale per cui si sono spesi sempre con lungimiranza e tenacia”, ha detto Tarasconi. Per Bianchini, ex parlamentare della Democrazia Cristiana, presidente della Camera di commercio e fondatore di Assofa, a ritirare il riconoscimento c’erano la moglie Rosetta e i figli Chiara, Francesco e Lucia. “Sono molto orgogliosa di questo omaggio- ha detto Lucia Bianchini -, mio padre è stato uno dei fondatori dell’Assofa. Qui ci sono i nostri ragazzi a testimoniare il bene che hanno ricevuto, l’amore e il senso dell’amicizia profondo dei rapporti veri che ha portato a offrire occasioni di vita vera alle nostre famiglie. Oggi sono qui per fare festa, che contraddistingue il nostro vivere quotidiano. La nostra fede e la nostra professionalità testimoniano anche l’amore grande che mio padre è riuscito a coniugare con viva onestà e intelligenza.” Ha parlato di Bianchini anche colui che ne ha raccolto l’eredità, il direttore Andrea Marchini: “Oggi siamo qui per dare voce agli amici più cari di Giancarlo Bianchini. Non possiamo che non avere un cuore colmo di gioia in un giorno di festa come oggi. È un privilegio ricordare la figura di Giancarlo, con cui abbiamo condiviso un cammino lungo 40 anni in cui abbiamo avuto la possibilità di conoscere la sua personalità più autentica. Chiunque l’ha incontrato avrebbe un’infinità di esperienza da ricordare, dalle feste al sabato alle partite al calciobalilla. Sono queste piccole cose che hanno reso il nostro presidente prossimo, vero, credibile.”

Ha fatto seguito l’intervento della vedova dello storico presidente della Banca di Piacenza Sforza Fogliani, Maria Antonietta De Micheli: “Perché Corrado non ha mai voluto lasciare Piacenza? Semplice: perché era orgoglioso di essere piacentino. Per illustrare l’attaccamento e il legame che c’era fra mio marito e Piacenza ci vorrebbero 83 anni – ha detto – allora ho pensato di trasferire la mia esperienza come moglie riferendomi a questa realtà: Corrado e Piacenza. E devo dire che se Piacenza fosse stata una bella donna io, come moglie, ne sarei stata gelosa. Perché Piacenza era nei suoi pensieri, nelle sue iniziative. Quando tornavamo a Piacenza, dopo essere stati fuori città per qualche giorno, lui diceva che respirava un’aria migliore. Come tutti i piacentini sosteneva i valori di essere piacentino. Si è battuto per difendere la piacentinità di Verdi, così come ha difeso la tradizione culturale anche enogastronomica piacentina con pubblicazioni sul vino. Si è attivato per portare a Piacenza opere dei nostri grandi artisti, De Caro, Boselli, Panini, Davoli. Si è impegnato nella valorizzazione del dialetto. Speriamo che l’esperienza di chi ora non c’è più possa trasferirsi anche nei giovani che conservino questo orgoglio di essere piacentino”. Di Sforza Fogliani, di fronte ai vertici della Banca di Piacenza tra cui il presidente Giuseppe Nenna, hanno parlato anche Antonino Coppolino, avvocato e amico fraterno di Sforza: “Mi ha insegnato a fare l’avvocato, teneva molto a essere chiamato Avvocato – ha detto Coppolino – perché diceva che quella professione lo aveva reso libero. Il suo libro ‘Il diritto, la proprietà, la banca’ (2007) riassume la sua vita”.

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