Piacenza “indietro tutta” nonostante il suo valore del patrimonio per famiglia sia superiore a quelli di Lodi, Cremona, Pavia, Reggio Emilia e perfino Parma. E’ una delle contraddizioni rimaste senza spiegazione all’edizione 2012 della Giornata dell’Economia, ospitata venerdì 11 maggio dalla Cattolica di fronte ad un pubblico purtroppo striminzito, e composto quasi esclusivamente da “addetti ai lavori”.
Peccato, perchè il momento di crisi – ma purtroppo si può usare il termine recessione, visti i dati – avrebbe richiesto ben diversa attenzione: il 2011 lascia infatti in eredità dati pesantissimi in tutti i settori.
2011, è recessione
In una provincia che nel 2011 ha superato i 290mila abitanti (grazie soprattutto ai nuovi arrivi di stranieri) ma è sempre più vecchia (ed ha pertanto un indice di dipendenza strutturale più alto delle realtà analoghe a noi vicine), la disoccupazione è salita in soli 12 mesi dal 2,9% (era uno dei dati più bassi d’Italia) al 4,9%. “Un peggioramento anche piuttosto significativo”, per usare la definizione dello stesso “Rapporto Economia Piacentina” della Camera di Commercio, che si accompagna alla vertiginosa crescita (+73%) delle persone in cerca di occupazione e all’esplosione dei numeri delle donne senza lavoro e dei disoccupati di lunga durata, nonché al crescente aumento del peso della cassa integrazione straordinaria e della cassa in deroga rispetto a quella ordinaria.
E’ il pesante effetto di una situazione che vede le 31.778 realtà aziendali piacentine (dato pressochè invariato rispetto al 2010, aumentano sensibilmente però quelle femminili) immerse in un quadro a tinte fosche: per gli istituti bancari, già non generosissimi nell’erogazione del credito, decollano anche le insolvenze – il rapporto tra sofferenze e impieghi è ormai al 6,2%, era al 4,6% nel 2010 – e solo l’incremento dell’export (+34,1%, ma è legato soprattutto ai primi tre trimestri dell’anno passato) ha consentito di dimezzare il passivo della bilancia commerciale da -781 milioni di euro a -384 milioni nonostante il contestuale aumento (+9,1%) dell’import.
Soffrono tutti i settori
Venendo ai singoli settori, non ride quasi nessuno.
Il manifatturiero complessivamente è cresciuto del 2%, ma solo grazie ad un buon inizio d’anno perchè – spiega il sempre puntualissimo Rapporto – “il 2011 ha deluso le attese con riduzioni progressive nell’andamento dei principali indicatori, culminate con un quadrante negativo a partire dal quarto trimeste”, l’agricoltura (agroalimentare a parte) fatica, l’edilizia ha un andamento settoriale “preoccupante” che prosegue ormai dal 2006, il comparto artigiano è stabile ma “produzione, fatturato, ordinativi ed export tornano tutti ad avere un tasso di variazione negativo nell’ultimo stralcio del 2011”, il commercio sigla il quarto risultato di segno negativo consecutivo e il turismo, benchè aumentino leggermente posti letto e arrivi (il numero di turisti), vede calare le presenze (i giorni di permanenza dei turisti stessi) da 2,60 a 2,19, un indicatore che si riduce dal 2008.
Neppure la super crisi pesa su tutti
A fronte di questa sfilata di numeri negativi, Piacenza – nel 2010 – vantava un valore del patrimonio per famiglia (la somma di attività finanziarie più la quota di abitazioni e terreni) pari a oltre 471mila euro: molto più alto della media nazionale (meno di 379mila), superiore alla media di Lodi (392mila), Cremona (quasi 430mila) e Pavia (437mila) e più alto anche dell’analogo dato di Reggio Emilia (450mila) e perfino di Parma (quasi 469mila). Ovvio che si parli di medie: che però questo patrimonio non sia sufficientemente mobile, visti certi numeri, è un dubbio che sorge spontaneo.
Chance infrastrutture
I dati più allarmanti sono stati presentati dal presidente della Cmera di Commercio Giuseppe Parenti, che con tono accorato ha evidenziato come gli imprenditori abbiano ormai “paura di assumere a tempo indeterminato” e ha rinnovato al Governo la richiesta di “detassare il 10% degli utili reinvestiti” per sostenere le imprese che puntano a rinnovarsi e crescere.
Dopo Parenti ha parlato il dirigente del Centro Studi Unioncamere Emilia Romagna Guido Caselli, che in un brillante intervento (vedi articolo sotto) ha sintetizzato situazione e prospettive dell’economia nazionale e locale. In attesa di mosse pro crescita da parte di un Governo che finora si è distinto soprattutto per rigore nei conti, tagli e nuove tasse, alla Cattolica sono state proposte – da altrettanti esperti – sei idee per le infrastrutture di casa nostra. Il direttore del Laboratorio di Economia Locale della Cattolica Paolo Rizzi ha evidenziato le consistenti ricadute sull’economia locale del sistema universitario – Cattolica e Politecnico eccellono anche nella capacità di attrarre da altre città una notevole percentuale (63%) di studenti esterni, che spendono quindi a Piacenza anche i loro soldi – e dei laboratori Leap e Musp, che occupano molti giovani ricercatori.
Clamorosi, per certi aspetti, alcuni dati esposti dal Pro Rettore della sede di Piacenza del Politecnico Dario Zaninelli: nel presentare lo studio di fattibilità di un collegamento ferroviario veloce Piacenza-Milano, ha smontato la convinzione – ripresa da molti, anche in dibattiti pubblici – per cui ogni giorno verso la metropoli lombarda si muovano 10mila piacentini: in realtà sono “solo” 7mila, e soltanto il 36% di essi ci va in treno mentre il 62% sceglie l’auto.
Proprio questo dato, però, rende credibile l’ipotesi che in presenza di un collegamento migliore dell’esistente (in Francia tratte come quella si coprono in non più di 30 minuti) la quota di utilizzatori del treno raddoppierebbe: sono allo studio delle “frecce regionali”, tra un mese – lo ha spiegato Parenti – sono attese le prime risposte
Il dirigente Marketing Turismo Sport Cultura della Provincia di Piacenza Bruno Bedani ha illustrato lo studio di fattibilità di un percorso ciclabile Rivergaro-Bobbio, suggestiva chance che Piacenza potrebbe giocare per attirare una parte del cicloturismo, settore in forte espansione che in Europa muove 54 miliardi di euro l’anno.
L’amministratore delegato di Uniontrasporti Claudio Pasini ha invece evidenziato l’importanza della banda larga come indispensabile strumento di crescita per il territorio: vero che dotarne tutto il Paese richiederà fondi, ma gli studi più credibili dimostrano come la sua estensione porterebbe ad un aumento diretto del Pil nazionale dell’1,1% (con analogo incremento dell’occupazione) e ad una crescita indiretta del 3,5%.
Il presidente dell’Ordine degli Architetti Benito Dodi ha illustrato lo studio di fattibilità di una Cittadella dei 110 sapori nella cascina San Savino, “una meraviglia che sta crollando”.
Il presidente Parenti ha precisato che avrebbe una funzione “del tutto diversa dalla Faggiola e da Eataly: sarebbe una vetrina di vendita di prodotti tipici piacentini a privati soprattutto stranieri, quali le migliaia di autotrasportatori che transitano ogni giorno a Le Mose”.
Finale scoppiettante con il direttore di Società Centropadane Giorgio Acerbi, che – ormai di fronte a pochi intimi, come ha fatto notare lo stesso oratore – ha illustrato i tre possibili percorsi della “mediana piacentina”, nuovo tratto autostradale che dovrebbe collegare Pavia e Parma e “succhiare” il traffico di altre strade bypassando la via Emilia, giudicata “ormai troppo urbanizzata” per rispondere alle esigenze attuali e soprattutto future della mobilità.




