Investire sulle risorse umane, migliorare la qualità della vita del personale sul posto di lavoro, ottimizzare l’organizzazione dell’impresa e spingere verso la condivisione con i dipendenti dei progetti delle imprese è l’unico modo per sopravvivere alla recessione e trovare lo slancio necessario in un futuro sempre più competitivo.
E’ la tesi – già ampiamente condivisa negli Stati Uniti – che Guido Caselli, dirigente del Centro Studi Unioncamere Emilia Romagna, ha lanciato alla X Giornata dell’Economia (vedi articolo sopra) nel corso del brillante intervento dal titolo “Dal modello del non più al modello del non ancora”, stimolante e originale riflessione su difficoltà e prospettive del sistema economico-sociale odierno.
La scena del capolavoro “The Truman Show” in cui il protagonista (interpretato da Jim Carrey) sbatte con la propria imbarcazione contro il finto orizzonte è stato il punto di partenza per la prima e decisiva domanda di Caselli: “Il nostro modello è giunto alla fine?”.
In termini di crescita del PIL, negli ultimi 10 anni peggio dell’Italia nel mondo intero ha fatto solo lo Zimbabwe: numeri che inchiodano il Paese e la sua classe politica e imprenditoriale, perchè stiamo andando a passo di bicicletta mentre gli altri corrono in moto o su una F.1.
Nessuna speranza per il futuro, allora?
Per Caselli – che ha spaziato tra monologhi di Gaber, perfetti anche oggi per fotografare l’incapacità della classe dirigente di prendere le decisioni necessarie e fumetti della Banda Bassotti, simbolo dell’evasione fiscale – esistono antidoti all’assenza di speranze: “Tutte le curve economiche del nostro Paese – ha osservato Caselli – assomigliano ormai alla curva che riassume il ciclo di vita di un prodotto (innovazione, crescita, maturità) e, in assenza di una svolta, ne suggeriscono l’imminente fine. Il problema è legato soprattutto ad una crisi ‘di senso’ che si può superare solo recuperando lo slancio collettivo necessario per evitare la sconfitta definitiva”. Inutile inseguire l’utopia di costi ridotti o sperare nell’innovazione, perchè in questi campi l’Italia non è in grado di battere la concorrenza: “Bisogna giocare la partita – ha avvertito Caselli – puntando sulla flessibilità di PMI che possono personalizzare i prodotti, sulla creatività, che porta a rielaborare le migliori idee, e sull’estetica, che ha le sue radici nel senso tipicamente italiano del bello ”.
“Sopravvivranno – ha ammonito Caselli – solo imprese meno gerarchiche e capaci di interagire tra loro, pronte a investire sui propri dipendenti in armonia con una visione complessiva che viva il capitalismo come economia sostenibile. Non so cosa ci sia al di là – ha concluso Caselli, tornando alla scena finale del celebre film di Peter Weir – ma se c’è il ‘noi’, al di là troveremo certamente altre barche”.
I dati più allarmanti sono stati presentati dal presidente della Cmera di Commercio Giuseppe Parenti, che con tono accorato ha evidenziato come gli imprenditori abbiano ormai “paura di assumere a tempo indeterminato” e ha rinnovato al Governo la richiesta di “detassare il 10% degli utili reinvestiti” per sostenere le imprese che puntano a rinnovarsi e crescere.
Dopo Parenti ha parlato il dirigente del Centro Studi Unioncamere Emilia Romagna Guido Caselli, che in un brillante intervento (vedi articolo sotto) ha sintetizzato situazione e prospettive dell’economia nazionale e locale. In attesa di mosse pro crescita da parte di un Governo che finora si è distinto soprattutto per rigore nei conti, tagli e nuove tasse, alla Cattolica sono state proposte – da altrettanti esperti – sei idee per le infrastrutture di casa nostra. Il direttore del Laboratorio di Economia Locale della Cattolica Paolo Rizzi ha evidenziato le consistenti ricadute sull’economia locale del sistema universitario – Cattolica e Politecnico eccellono anche nella capacità di attrarre da altre città una notevole percentuale (63%) di studenti esterni, che spendono quindi a Piacenza anche i loro soldi – e dei laboratori Leap e Musp, che occupano molti giovani ricercatori.
Clamorosi, per certi aspetti, alcuni dati esposti dal Pro Rettore della sede di Piacenza del Politecnico Dario Zaninelli: nel presentare lo studio di fattibilità di un collegamento ferroviario veloce Piacenza-Milano, ha smontato la convinzione – ripresa da molti, anche in dibattiti pubblici – per cui ogni giorno verso la metropoli lombarda si muovano 10mila piacentini: in realtà sono “solo” 7mila, e soltanto il 36% di essi ci va in treno mentre il 62% sceglie l’auto.
Proprio questo dato, però, rende credibile l’ipotesi che in presenza di un collegamento migliore dell’esistente (in Francia tratte come quella si coprono in non più di 30 minuti) la quota di utilizzatori del treno raddoppierebbe: sono allo studio delle “frecce regionali”, tra un mese – lo ha spiegato Parenti – sono attese le prime risposte
Il dirigente Marketing Turismo Sport Cultura della Provincia di Piacenza Bruno Bedani ha illustrato lo studio di fattibilità di un percorso ciclabile Rivergaro-Bobbio, suggestiva chance che Piacenza potrebbe giocare per attirare una parte del cicloturismo, settore in forte espansione che in Europa muove 54 miliardi di euro l’anno.
L’amministratore delegato di Uniontrasporti Claudio Pasini ha invece evidenziato l’importanza della banda larga come indispensabile strumento di crescita per il territorio: vero che dotarne tutto il Paese richiederà fondi, ma gli studi più credibili dimostrano come la sua estensione porterebbe ad un aumento diretto del Pil nazionale dell’1,1% (con analogo incremento dell’occupazione) e ad una crescita indiretta del 3,5%.
Il presidente dell’Ordine degli Architetti Benito Dodi ha illustrato lo studio di fattibilità di una Cittadella dei 110 sapori nella cascina San Savino, “una meraviglia che sta crollando”.
Il presidente Parenti ha precisato che avrebbe una funzione “del tutto diversa dalla Faggiola e da Eataly: sarebbe una vetrina di vendita di prodotti tipici piacentini a privati soprattutto stranieri, quali le migliaia di autotrasportatori che transitano ogni giorno a Le Mose”.
Finale scoppiettante con il direttore di Società Centropadane Giorgio Acerbi, che – ormai di fronte a pochi intimi, come ha fatto notare lo stesso oratore – ha illustrato i tre possibili percorsi della “mediana piacentina”, nuovo tratto autostradale che dovrebbe collegare Pavia e Parma e “succhiare” il traffico di altre strade bypassando la via Emilia, giudicata “ormai troppo urbanizzata” per rispondere alle esigenze attuali e soprattutto future della mobilità.




