Giuseppe Baracchi guida l’Ordine degli Architetti. In questo scorcio finale di 2019, a secondo mandato inoltrato, gli chiediamo di valutare il ruolo, l’incisività e l’influenza della sua professione su una città che cambia più di quanto sembri.
Architetto Baracchi, il compianto e rimpianto Lorenzo Spagnoli, architetto e urbanista, insisteva sul ruolo culturale della disciplina: l’architettura deve offrire alla città un fondamentale contributo umanistico di indirizzo, di stimolo e correzione di eventuali errori, nonché di promozione del dibattito.
Gli architetti – sosteneva Spagnoli – si sono appartati: lavorano, progettano, ma non partecipano realmente alla costruzione di una idea di città, non offrono contributi di carattere urbanistico. Lei pensa, in questi due mandati, di avere invertito la rotta e offerto nuovi contributi allo sviluppo di Piacenza?

L’Ordine ha condiviso obiettivi e visione di intenti con l’architetto Spagnoli. Spagnoli è stato tra coloro che hanno offerto un contributo importante a questa città. Più volte in questi anni, ho ribadito il concetto che occorre avere una visione collettiva della città, che non si può ragionare e quindi intervenire per singoli comparti. E’ chiaro che la città che vogliamo deve proiettarsi nel futuro ma nello stesso tempo essere vista e vedersi anche nella contemporaneità. Dico questo precisando e considerando che i tempi di attuazione di determinate norme urbanistico-edilizie, spesso, sono lente e complesse. Alcuni temi sono stati affrontati ma la sensazione è che non ci sia mai una globale visione di città da parte delle istituzioni. L’auspicio dell’Ordine è stato, ed è, anche quello di proporre dei concorsi di architettura, ma le amministrazioni difficilmente vi fanno ricorso. Qualche anno fa, insieme a Confindustria, abbiamo indetto il Concorso di Idee, riservato ai colleghi Under 35, per la riqualificazione dell’attuale Ospedale e ciò ha avuto un buon riscontro in termini di partecipanti e proposte.
Ma siete riusciti a far sentire il vostro peso culturale sullo sviluppo urbano? Sempre secondo Spagnoli, a supplire alla latitanza degli architetti, in questi anni, sono stati gli ambientalisti attraverso le loro organizzazioni, Legambiente in primis. Loro si sono fatti sentire, loro hanno suscitato confronto e dibattito.
Un Ordine non è un’associazione sindacale o di tutela della Professione, ma è un organismo di valorizzazione della figura dell’architetto e dell’architettura/urbanistica (un tutt’uno) e come tale l’assunzione di posizioni nette è difficilmente praticabile se non attraverso un difficile approccio culturale. Un Ordine risponde a professionalità dotate di sensibilità differenti, dunque provviste di visioni diverse della professione, della città e del suo sviluppo. Certamente si ha una visione collettiva del vivere la città, e in questi anni non abbiamo mai mancato di accendere i riflettori su tematiche riguardanti Piacenza: il convegno sulle ‘città di fiume’, sulla navigabilità del Po nel tratto Alessandria-Mantova, con Piacenza in posizione centrale per la sua ubicazione, gli incontri pubblici presso la sede dell’Ordine per la stesura del PSC e del POC, il Convegno sulle Città Intelligenti con ospiti da Copenaghen, il convegno sul recupero degli spazi dismessi, non ultima la mostra in corso presso il Nostro Ordine sulle ciclovie, anche come momento di Architettura e progettualità, o il concorso per i punti informativi della Francigena. Sono molti i temo affrontati e altri verranno l’anno prossimo.
Piacenza città della logistica e dei centri commerciali. Piacenza bisognosa di nuovi interventi immobiliari? Per voi cosa deve diventare questa città?
Parlando di Piacenza, i dati in nostro possesso (FIAIP, OMI) dicono che ci sono 6-7mila alloggi vuoti e altri in possibile divenire nei prossimi anni. Significa che per poter saturare questo potenziale patrimonio immobiliare mancano 12-15mila abitanti. Un numero così grande lo puoi attrarre solo se crei lavoro, un problema pare difficilmente risolvibile ad oggi. Da qui il discorso si sposta sulla logistica: la posizione di Piacenza è un dato evidente. La vocazione logistica pare essere un dato di fatto. Certo, può essere meglio indirizzata, ma è certo che si pone un altro importante problema, quello della mobilità: un tema che riguarda il locale e i collegamenti con il vicinato. A Nord, per esempio, con il Polo Logistico di Casalpusterlengo/Ospedaletto Lodigiano e con tutto il Basso Lodigiano che, non dimentichiamolo, vede 40mila abitanti circa gravitare su Piacenza (Codogno e Casalpusterlengo hanno 32.000 abitanti in due Comuni). Questo, a mio avviso pare un aspetto sottovalutato: forse sarebbe il caso di creare davvero una Piacenza attrattiva guardando ad altri scenari? Creare davvero un marchio Piacenza? Personalmente della nostra città ne sento parlare bene. Una logistica nuova. E’ un tema da affrontare e con una personale utopia/sogno: che le grandi ditte di logistica, alla fine del ciclo produttivo, siano nella condizione di demolire il capannone e facciano tornare tutto a verde. Ritornare suolo a suolo.
E il tema relativo alla riqualificazione del comparto Nord, con il progetto della Baia di San Sisto?
E’ un tema legato alla dismissione delle aree militari: a Piacenza abbiamo circa 650mila mq di queste aree in dismissione (con una popolazione di 100mila abitanti circa), Roma e Milano ne hanno 250mila con una popolazione ben superiore (dati Agenzia del Demanio). I numeri non tornano. Se la città non cresce, se mancano 15mila abitanti ipotetici, se vogliamo riqualificare i mq. proposti, quale imprenditore può intervenire se non pare esserci spazio di investimento? Senza contare i capannoni e gli edifici vuoti. A Piacenza si stima un totale (tra aree dismissibili e capannoni vuoti) di circa 1milione di mq potenzialmente da recuperare. Se, come pare da indagine CRESME, in futuro le città medio piccole rischiano di rimanere con lo stesso numero di abitanti, forse le operazioni immobiliari diventano complesse.

Come aumentare il numero di abitanti?
Le città che crescono demograficamente oggi sembrano essere le città metropolitane, per il semplice motivo che offrono lavoro, sono attrattive, si modificano. Il mercato dell’edilizia nelle città medio piccole è in un periodo di stagnazione (dati CRESME e Banca d’Italia). Parrebbe necessario investire nella qualità dei servizi esistenti siano essi pubblici (soprattutto) ma anche privati. Piuttosto, in fatto di edilizia si potrebbe iniziare a parlare (con grande cautela) di demolizioni anziché di costruzioni: accorpare i piccoli edifici degli anni 60/70/80 creando spazio a suolo e contemporaneamente migliorare i servizi e la qualità della vita. Il tema della sostenibilità è ricorrente ed importante per tutti. Il progettare meglio e bene, significa anche prevenire il vivere futuro. Più aree verdi (anche se è un costo per le amministrazioni) come luoghi aggreganti con spazi ad uso libero (come nel nord Europa), gestione della mobilità, ciclo dei rifiuti, illuminazione pubblica, sicurezza ecc. tutto in una visione collettiva di città. Che fare dunque per il futuro? Si potrebbe porre al centro un tema (il verde, lo sport, le acque, la mobilità) e su questo tema confrontarci per creare la Nostra Piacenza, anche attraverso – magari – lo strumento dei Concorsi di Architettura su due fasi, dove il vincitore esegue il progetto.
Com’è il rapporto con questa amministrazione?
Devo dire che l’Ordine viene ascoltato, così come avveniva con la passata Amministrazione. Forse si viene meno interpellati sulle grandi tematiche ma pare essere complesso in ambito politico. Ad esempio il futuro nuovo ospedale ed il piano della mobilità sono temi che vanno a incidere a fondo sulla Piacenza del futuro e su questi temi il nostro parere non ci è stato chiesto (un problema in meno per l’Ordine?), ma va riconosciuta l’assunzione di responsabilità della politica nella scelta. Non ne facciamo e non dobbiamo fare questioni ideologiche o di bandiera, bensì di Bene Comune. Renzo Piano a precisa domanda: “Ma l’Architetto fa Politica?” rispose: “Certo che fa Politica. Nella parola Politica vi è POLIS- CITTA’, quindi l’Architetto fa Politica, ma per la città”. Credo essere la sintesi del tutto.
Metro leggera: è un progetto fattibile?
Può rappresentare una valida ipotesi per la mobilità e per la città. E’ un tema annoso, decennale, bisognoso di inserimento in un più ampio piano di mobilità urbana e di città. La scommessa è quella di conciliare le esigenze della Pubblica Amministrazione (che potrebbe avere difficoltà di risorse), le necessità del privato (i famosi numeri), ma soprattutto essere un servizio per la collettività, per la nostra Piacenza futura.




