Non ce l’ha fatta il “pirata” Luciano De Paola con la sua ciurma di marines a scardinare il forziere del Bellaria, salito a Piacenza con l’esclusivo intento di salvare lo scalpo sotto forma di un risicato punticino, intimidito forse dalla roboanti dichiarazioni del nuovo tecnico biancorosso che parlavano di una squadra tutto sudore e lotta con una curiosa preparazione di stampo militaresco. E dire che il pre-partita ci aveva regalato un’inedito torello di riscaldamento interpretato quasi all’arma bianca dai protagonisti di casa nostra ma, evidentemente, tutta la carica agonistica si esauriva li’: in 60 minuti nessun tiro in porta, un gioco lento e rattrappito, una paura quasi ossessiva nello scoprirsi per non lasciare la tremebonda e pluri-bucata difesa in balia delle presunte scorribande contropiedistiche dei romagnoli. Il Piacenza sceglie l’annunciato modulo 4-3-3 con alcune varianti sul tema: un centromediano metodista “alla De Paola” piazzato a protezione dei centrali difensivi e piu’ intento alla copertura che alla proiezione del gioco con due incursori di centrocampo piu’ avanzati con compiti di regia; due terzini di spinta a supporto delle due ali (Volpe e Minasola) molto larghe nel tentativo di aprire la linea difensiva avversaria a favore dell’unico centrale offensivo. Sulla carta nulla da eccepire, ma nel concreto la squadra, al di la’ di una soddisfacente compattezza difensiva, compie una involuzione di gioco rispetto alla archiviata gestione Monaco, non giustificabile dalle assenze (mancava di fatto il centrocampo titolare) e dal poco tempo a disposizione per assimilare il lavoro del nuovo mister. E’ proprio sul tecnico calabrese che si addensano perplessita’ e dubbi, l’accoglienza per lui e’ stata a dir poco glaciale, gia’ in estate il suo nome aveva sollevato piu’ di un’orticaria al popolo biancorosso, forse il suo curriculum da allenatore inzuppato di retrocessioni, esoneri e mancate conferme non viene ritenuto dai piu’ idoneo ad una piazza che ha obbligo di vincere il campionato e, purtroppo, la “prima” al Garilli conferma appieno tutti i malumori. Stefano Gatti dopo l’esonero di Monaco era stato chiaro: la scelta del nuovo tecnico sarebbe caduta su di una figura non solo in grado di traghettare il Piacenza al termine della stagione ma anche e soprattutto di impostare la stagione successiva; viene naturale e logico domandarsi se un mister appena retrocesso in eccellenza con il Mapellobonate sia l’uomo adatto per riportare il Piace in lega pro. Lo scorso anno Viali al suo ritorno fece un girone discendente di tutto rispetto riportandosi dal sesto al secondo posto e dimezzando il distacco dalla capolista, la conferma per l’anno successivo fu quasi assodata ma il successivo crollo al primo turno dei play-off ha poi sparigliato il mazzo costringendo la societa’ a rivedere tutta la pianificazione per la stagione attuale ( e le conseguenze di questi ritardi ancora oggi si vedono). Alla luce degli eventi e delle esperienze passate alcuni quesiti sorgono di riflesso: se De Paola dovesse fare benissimo sia in regular season che ai play-off la sua riconferma sarebbe scontata (anche se vi e’ da comprendere cosa si intenda per “fare bene”),ma se invece il “giocatore comunista” (come si autodefini’ ai tempi della Lazio) dovesse fallire in regular season o nelle eventuali appendici degli spareggi promozione, come si comportera’ la societa’? Scegliera’ comunque un fiducia incondizionata privilegiando un’ eventuale progetto a lunga scadenza, oppure ri-azzerera’ ancora tutto per un’ennesima rivoluzione tecnica. Si’e visto come sia fondamentale scegliere il tecnico al momento giusto ma principalmente muoversi nei tempi adeguati per evitare in ritardo sul mercato dei giocatori, sia Viali , Venturato , Monaco e De Paola hanno lavorato per svariati motivi con una squadra non costruita per loro e da loro. Per il futuro sara’ prioritario evitare questo errore, la promozione passa solo attraverso un’adeguata programmazione congiunta allenatore-presidente-direttore sportivo.




