Jacopo Veneziani: “Per rinnovare la Ricci Oddi servono 490mila euro e un nuovo piano d’immagine”

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Per rinnovare la Galleria d’Arte Ricci Oddi di Piacenza servono ben 490mila euro, cifra messa nero su bianco sul bilancio preventivo – una sorta di “radiografia dello stato attuale” ha detto il neo-presidente Jacopo Veneziani, classe 1994 – approvato dal museo di via San Siro, intitolato al mecenate e collezionista Giuseppe Ricci Oddi e inaugurato nel 1931 alla presenza dei Principi di Piemonte. Questo denaro serve prima di tutto a farla continuare a vivere, ma anche rinnovarne le vesti grafiche e comunicative dati i costi abbordabili dello studio ‘MA:D Srl’ di Pesaro, ingaggiato per la missione. Una buona fetta della cifra richiesta è quindi per gli stipendi della direttrice e dei due sorveglianti, e naturalmente per le bollette salite a livelli esorbitanti con la crisi energetica (160mila euro, contestate al gestore e che si spera di abbassare). C’è chi fa notare che quasi mezzo milione è più o meno il bilancio di un bar del centro storico, ma qui si parla di un museo, con esigenze e clientele non sempre uguali a quelle del medio esercente. La storica ed elegante galleria non ha ancora lo slancio per progettare eventi di un certo impegno, ma non è ferma. È azzeccata la metafora di Veneziani, la giovane guida da qualche mese a questa parte, dopo il consiglio di amministrazione: “Abbiamo un’auto d’epoca e per sfoggiarla dobbiamo fare il pieno, ma al momento dobbiamo arrivare fino al benzinaio”. La questione è aperta e dovrà essere Palazzo Mercanti a chiuderla. Al Comune non converrebbe vedere solo uscite ma anche entrate nella Ricci Oddi, tra le gallerie d’arte più famose della provincia e certamente della regione. Si pone anche il problema di ‘ristrutturare’ gli interni del museo sostituendo la vecchia tappezzeria di poliestere, un tessuto sintetico (non certamente l’originale) ormai macchiato in più punti, con una semplice tinteggiatura delle pareti, ma per questo si attende il via libera dalla Soprintendenza. Si era pensato ad un paramento al posto della tappezzeria ma sarebbe più costoso da mantenere e un risanamento, anche economico, per la direttrice Lucia Pini è importante. Questi passaggi sono necessari alla luce del lavoro che qui svolgerà anche lo ‘Studio Lissoni’ di Milano, che si è messo a disposizione per riallestire, ad esempio, la collocazione del ‘Ritratto di Signora’ di Gustav Klimt, la perla più nota della Galleria piacentina.
Lo studio MA:D ha un ruolo fondamentale perché, in precedenza, si è occupato di numerosi enti e musei come il MAXXI di Roma, il Teatro Galli di Rimini, il Teatro Rossini di Pesaro, i Musei Civici di Macerata, ma anche di tribunali, aeroporti, biblioteche e perfino di scuole. Il responsabile dello studio pesarese, Massimiliano Patrignani, lavorerà di concerto col Lissoni e già conosceva la Ricci Oddi: “Ha un grande potenziale, è bella la storia di un solo collezionista che fa costruire un edificio molto elegante, ha le carte in regola per tornare allo splendore che si merita e una contemporaneità di comunicazione che sia volano per la città”. I grafici pubblicitari hanno subito notato che nel sito attuale non ci sono neppure i quadri e già qui si ipotizza di valorizzare virtualmente di più il Novecento esposto su tela, in particolare Klimt stesso. Il nuovo corso riflette anche un ringiovanimento delle leve che guidano l’istituzione a cominciare da Veneziani stesso, storico dell’arte originario di Lugagnano Val d’Arda, formatosi a Parigi e per il quale sembra urgente, sopra ogni altro punto, una nuova comunicazione: “Si vuole ripensare il percorso espositivo, rendere la Galleria capace di divulgare se stessa” ha detto, oltre ad essere attrattiva per incentivare le donazioni. Il presidente, appunto, pensa anche che sia importante adesso “sistemare la vetrina, poi ci occuperemo del retrobottega”. Il notaio Massimo Toscani ha poi curato la bozza della trasformazione dello status della Galleria in Fondazione, formula che permetterebbe l’iscrizione al registro del Terzo settore e quindi ai futuri donatori di scaricare fiscalmente il loro mecenatismo. Prima dell’estate un po’ tutti del consiglio di amministrazione assicurano che l’istituzione “avrà le carte in regola”.

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