Pasquali e l’ascesa di Bobbio: “Ormai siamo un brand”

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Roberto Pasquali è stato riconfermato sindaco. Una cavalcata elettorale fra colline e meandri del Trebbia senza patemi d’animo per il risultato, di fatto scontato.
Sindaco, lei è ormai uno storico amministratore, ma limitiamoci agli ultimi 5 anni. Come è cambiata Bobbio nell’ultimo lustro?
“In effetti potrei dire come è cambiata negli ultimi 20 anni. Comunque, Bobbio è oggi un brand. La nostra città è conosciuta in tutta Italia e all’estero. Negli ultimi 5 anni soprattutto abbiamo investito in particolare sul versante turistico. Ci siamo spesi molto, fondamentale il contributo dell’assessorato alla Cultura, per far conoscere Bobbio ovunque. Abbiamo partecipato a tutte le trasmissioni televisive di settore (Rai 3, Rai 2, Rete 4, Canale 5, Alice, Gambero Rosso). Il nostro investimento in comunicazione ha portato risultati significativi come il piazzamento al terzo posto nella gara Rai Il Borgo dei Borghi”.
Con quale ritorno?
“L’anno scorso abbiamo avuto 100mila presenze e ora siamo al terzo posto nella classifica dei borghi più belli d’Italia. Per capirci, basti dire che Castell’Arquato è all’ottavo e anche Gradara (che vinse il Borgo dei Borghi, e ospita il castello di Paolo e Francesca, ndr) è dietro di noi. Ci teniamo molto alla presentazione della città: tutti ci riconoscono il decoro e la pulizia. L’afflusso dei camper è aumentato e investiremo ancora nell’area sosta perché vogliamo che tutti siano sempre più soddisfatti.
Cercheremo inoltre di rendere il Trebbia sempre più fruibile e pulito. Chiederemo alla Regione la concessione del tratto comunale per poter creare piazzole per i parcheggi, aree per la raccolta differenziata, bagni chimici. La valorizzazione del fiume sarà la nostra prossima sfida”.
Oltre al turismo, quali sono le altre priorità?
“Molto importante il settore agricolo: vogliamo incentivare i giovani a rimanere sul territorio, magari con delle produzioni di nicchia, che è quello che oggi la gente chiede”.

Roberto Pasquali


Lei qualche anno fa chiedeva uno statuto speciale per i comuni montani, come in Trentino. E’ ancora di questa opinione?
“ Nei prossimi mesi mi dedicherò a discutere con i parlamentari sul fatto che se si vuole salvare la montagna serve una tassazione privilegiata, come in Trentino appunto. Se si vogliono mantenere in montagna le persone, che sono le sentinelle del territorio, lo Stato deve capire che occorre una fiscalità in grado di favorire il territorio. Serve autonomia all’Appennino montano: per diminuire la tassazione, per incentivare le persone a tenere puliti boschi e sentieri, per fare della nostra montagna un corridoio verde”.
Lei è anche un convinto sostenitore della fusione dei comuni dell’alta valle. Perché?
“Io credo che bisognerà arrivare alla fusione. L’identità locale non si perde, cittadini e amministratori devono stare tranquilli. Sul territorio resteranno tutti i servizi, in compenso si avranno benefici enormi: con un comune unico da Travo a Ottone potrebbe arrivare più di un milione di euro per dieci anni da utilizzare per sistemare i piccoli centri che hanno più bisogno. Io, come sindaco, ho sempre guardato prima alle frazioni che al capoluogo e così sarebbe anche in quel caso. Ma bisogna farlo presto perché poi cambierà la legge e non ci saranno più finanziamenti”.
Tasti dolenti: le terme e la statale 45.
“Per quanto riguarda le terme, sono di proprietà privata. Noi, lo dico da sempre, siamo disponibili: se qualcuno vorrà venire ad investire lo accoglieremo con i tappeti rossi. Ma siamo realisti: le terme tradizionali oggi non hanno più futuro, le hanno trasformate tutte in Spa. E noi, quindi, siamo aperti ad ogni investitore in tal senso.
Non dimentichiamo però che in comune di Bobbio c’è la Fonte del Rio Foino, con acqua curativa, pubblica, già molto apprezzata dai residenti, che noi vogliamo valorizzare e sviluppare, raddoppiando la vasca per dare la possibilità di immersione e di fruizione a molte più persone”.
Statale 45…
“Ho già chiamato Roma per avere appuntamento con il presidente Anas per cercare di capire lo stato dell’arte del progetto di ammodernamento del tratto Cernusca-Rivergaro. Dopo tante parole e promesse, i lavori non sono ancora partiti. Vogliamo sapere innanzitutto quanti sono i soldi (se sono 70 milioni o 46), poi come sta procedendo la stesura del progetto. Per noi è un intervento basilare, la 45 è un altro dei punti su cui si gioca la salvezza della montagna. Magari qualcuno tornerà ad abitare qui e potrà lavorare a Piacenza. E per me priorità è il viadotto, o terrapieno, di Cernusca. Basta con gli imbuti che strozzano la statale. Nei prossimi anni vorrei almeno veder partire i lavori”.
E il ponte di Barberino?
“Stavo per ricordarlo: è crollato in seguito all’alluvione quattro anni fa e rientra fra i lavori di protezione civile. La Regione, l’indomani del disastro, ne ha promesso la ricostruzione. Si tratta di sicurezza: nel caso di interruzione in galleria, non c’è strada alternativa per l’alta valle. Per non parlare delle bici che ora sono costrette ad affrontare il tunnel. Per cui la Regione deve impegnarsi al massimo per mantenere le promesse su un intervento di ripristino fondamentale. La Val Trebbia non deve essere una vallata di serie B”.

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