
È tempo di decidere e di non dire solamente “no” a tutto. Nicola Parenti, presidente di Confindustria Piacenza, ha stimolato una riflessione da parte della comunità locale e nazionale, a partire dalla politica. Lo ha fatto durante l’assemblea provinciale degli industriali.
Per il presidente ci sono state scelte, nel recente passato, che non si è avuto il coraggio di compiere. «C’è una distanza abissale, tra decidere e rimandare. Tra costruire e attendere che lo faccia qualcun altro. Le nostre scelte come imprenditori, istituzioni e comunità non restano isolate. Si sommano. Si accumulano nel tempo. E alla fine decidono chi siamo e dove arriviamo. La responsabilità delle singole scelte diventa, inesorabilmente, responsabilità collettiva».
«Da quanti anni abbiamo bloccato la costruzione di nuove dighe? Quanto tempo abbiamo perso non costruendo una rete elettrica adeguata? Da quanti anni, eccezion fatta per il solare, abbiamo rinunciato a produrre energia pulita? Abbiamo detto “no” al nuovo idroelettrico, no all’eolico, no alle biomasse. No anche al nucleare, che oggi è entrato nella tassonomia europea degli investimenti sostenibili. No alle semplificazioni sulle procedure per gli impianti elettrici. No dopo no, anno dopo anno. Ogni no aveva le sue ragioni. Lo so. Lo capisco. Ma il conto di quei no lo stiamo pagando adesso. E lo abbiamo pagato negli ultimi due decenni. Con le bollette, con la dipendenza energetica, con la competitività persa, con la mancata crescita». Ha ricordato poi come la dipendenza energetica sia uno dei motivi alla base dei conflitti internazionali: ogni megawatt di energia autoprodotta è un mattoncino che può contribuire a costruire un mondo con più pace tra i popoli.
Durante il Covid, in piena emergenza globale, l’Italia ha realizzato un rigassificatore, fondamentale per utilizzare gas liquido portato dalle navi. Nel frattempo la Spagna ne aveva costruiti sei. Tra i “sì” concreti che si stanno costruendo insieme c’è la proposta per una nuova stazione di alta velocità Alto Padana, presentata insieme a tutte le associazioni di categoria piacentine e cremonesi, facendo fronte comune. Solo uniti, ha sottolineato Parenti, si riesce ad avere peso e ad essere davvero ascoltati. L’esperto Ennio Cascetta, il massimo specialista del settore in Italia, ha curato uno studio di fattibilità durato diversi mesi: il bacino del Piacentino è risultato il più capiente e dunque il più adatto ad ospitare l’infrastruttura, collocata in posizione ottimale tra la stazione di Milano e quella di Reggio Emilia. I risultati tecnici sono stati definiti «incontrovertibili». Dallo studio emerge che le province dotate di una stazione di alta velocità hanno registrato un incremento aggiuntivo del Pil del 6% negli ultimi dieci anni.
«In questo scenario chiediamo – con forza, con chiarezza – che il nostro Paese torni a credere nel futuro. Che torni a decidere. Non chiediamo che si ignorino le voci contrarie: il confronto è sano, è democrazia. Ma il confronto deve produrre decisioni, non diventare un alibi permanente per l’immobilismo. I tempi della politica e della pubblica amministrazione devono diventare compatibili con quelli delle imprese e dei mercati. Le procedure amministrative hanno tempi troppo lunghi e spesso rischiano di essere vanificate: ci abbiamo messo 5 mesi per rendere operativo l’iperammortamento, misura fondamentale per far ripartire gli investimenti industriali. Per allacciare un impianto fotovoltaico alla rete ci vuole quasi un anno».
«Noi come agente di sviluppo del territorio investiamo molto sulla ricerca di nuovi potenziali investitori. Ma quando parliamo di beni pubblici o militari, i tempi di risposta sono troppo lunghi e rischiamo di perdere le opportunità. Penso all’ex ospedale militare, che continua la sua strada di inesorabile degrado: abbiamo trovato interesse da parte di privati che ne chiedono l’acquisto, non la concessione per qualche decennio».
Tra le richieste concrete avanzate dagli industriali: la realizzazione della diga in Valnure, opera attesa da oltre dieci anni; la semplificazione normativa per le energie rinnovabili; una riforma strutturale della burocrazia – non una tantum, non un decreto spot – che metta l’amministrazione al servizio di chi crea lavoro; e la valorizzazione di Piacenza Expo come asset strategico del territorio.
«Noi imprenditori questa forza la mettiamo tutti i giorni – sottolinea Parenti – ogni mattina, senza aspettare che qualcuno risolva i problemi al posto nostro. È nella nostra natura, è ciò che ci definisce. Ma chiediamo di non essere lasciati soli. Chiediamo un sistema Paese che ci affianchi, che semplifichi, che rimuova gli ostacoli inutili. Chiediamo che chi governa abbia la stessa determinazione e volontà di far crescere il Paese che mettiamo noi nelle nostre aziende».
L’intervento si conclude con un appello alla comunità: «Piacenza è un territorio industrializzato. Non è scontato, non è così in tutta Italia. È un privilegio che ci siamo guadagnati con il lavoro e che dobbiamo difendere ogni giorno con impegno costante. La deindustrializzazione non è uno scenario impossibile: dista solamente una manciata di scelte sbagliate. Perciò, stiamo attenti. Per ogni 100 posti di lavoro persi nella manifattura, se ne perdono altri 130 nell’indotto. Difendere l’industria significa difendere l’intera economia di Piacenza».




