Parco Pertite, tutto fermo. Il Comitato: “Siamo delusi”

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Correva l’anno 2010. Il 5 giugno 2.500 piacentini partecipano all’abbraccio alla Pertite per sottolineare la propria volontà di avere un parco verde in città. Ad oggi, poco o niente è cambiato. Le ultime notizie sul Parco della Pertite risalgono al marzo scorso quando il Comune di Piacenza annunciò la decisione di partecipare al bando europeo Sunbath con un’idea progettuale (curata dall’archistar Stefano Boeri) per la realizzazione di un grande parco in città nell’area, appunto, della Pertite. Poi solo silenzio, se si esclude la notizia dell’incontro ad aprile a Roma tra Comune di Piacenza, Agenzia del Demanio e Ministero della Difesa teso ad individuare una soluzione idonea per liberare l’area dell’ex Pertite e destinarla a parco pubblico. Nell’occasione il Ministero della Difesa, assicurò la propria disponibilità ad individuare un’area alternativa propria dove poter trasferire la pista di prova carri armati che attualmente insiste sull’area della Pertite. La realizzazione della nuova pista, però, comporterebbe un impegno economico da parte del Comune, che pertanto si riservava di valutarne la fattibilità e sostenibilità sia da un punto di vista economico che procedurale.

Il sit-in del Comitato Parco Pertite


Da allora, come lamenta la presidente del Comitato per il Parco della Pertite Maria Pia Romano, tutto tace e il timore – ha dichiarato la referente del comitato in una lunga intervista al quotidiano Libertà – “è che vi siano intorno all’area grossi interessi che tengono tutto fermo”.
Sono passati 10 anni dalla nascita del Comitato (nel maggio 2009) che chiedeva la realizzazione di un Bosco in Città e da allora – nonostante tante battaglie, tra cui il referendum consultivo del 2011 che ha visto 30.000 cittadini dichiarare la volontà di avere un Parco – l’obiettivo rimane lontano dall’essere realizzato. “Eppure il parco della Galleana, ci aveva messo 5 anni per vedere la luce”, dicono sconsolati i rappresentanti del comitato.
L’idea di realizzare un Parco nell’ex area militare tra via Emilia Pavese e via I Maggio venne agli studenti della scuola media Calvino di via Stradella e da lì il sogno del bosco in città cominciò a prendere piede. “A maggio 2009 fondavamo il comitato di cui ero e sono la presidente – spiega a Libertà Maria Pia Romano, allora professoressa di lettere della Calvino – Ci fu, determinante, il sostegno di Legambiente. Fu un risveglio etico, per una zona finora dimenticata da tutti. Noi pensavamo che fosse un polmone verde per la città e come tale andasse preservato. Nel 2010 oltre 2mila piacentini ci hanno seguito nell’abbraccio dell’area”. Tante sono, infatti, le tappe che si sono succedute nel cammino del comitato. Tra queste, appunto, l’abbraccio alla Pertite del 2010, il referendum consultivo del 2011, il tavolo di lavoro istituito durante l’amministrazione Dosi. In quel periodo – ricorda la Romano – la prima delusione con l’inserimento della Pertite in una delibera con destinazione a ‘parco pubblico attrezzato: “Il che significava che avrebbero potuto metterci impianti sportivi privati, e non sarebbe stato il parco che in tanti volevamo”. Per poi esultare quanto, nel maggio 2017, in consiglio comunale passa la variante urbanistica che classifica l’area della Pertite da ‘verde attrezzato’ a ‘verde pubblico’. Da allora, però non ci sono stati oggettivi passi in avanti, anzi, semmai la preoccupazione di vedere inclusa la Pertite nella rosa delle possibili aree per il nuovo ospedale, ipotesi poi bocciata dalla giunta Barbieri.


“Abbiamo incontrato la sindaca Barbieri a maggio, abbiamo incontrato
la vice sindaca Baio, che ci ha dato notizia della partecipazione ad un bando europeo con un progetto di Boeri. Ma dopo allora il silenzio. Abbiamo chiesto svariati incontri ma ci è stato anticipato che non c’erano novità. In questi due anni di nuova amministrazione, abbiamo capito che forse si è salvata la Pertite dal farvi l’ospedale, ma ora?” si chiede la rappresentante del comitato.
Ricordiamo che i 270mila metri quadrati della Pertite sono tuttora ancora di proprietà della Difesa. E sull’area è tuttora aperta la partita della bonifica (che prima non doveva esserci ma che potrebbe in realtà essere dovuta se la destinazione dell’area sarà di utilizzo pubblico) e resta da superare l’ostacolo della pista per i carri armati lunga un chilometro. Usata tre o quattro volte l’anno, i militari ne accetterebbero lo spostamento dalla Pertite in altra zona, che resta però da individuare. “Non si capisce però perchè debba pagarla il Comune di Piacenza, visto che verrà realizzata in un’area militare” – chiosa Maria Pia Romano – Stessi dubbi sul tema bonifica: a luglio 2018 si era detto che non era area contaminata, per l’ospedale andava bene così. Ora ci vengono a dire che non tutto è così chiaro e facile. Diciamo che la situazione è di stallo”. E conclude: “Questo silenzio mi preoccupa. Siamo delusi. Alla sindaca Barbieri che il comitato Pertite ha chiesto più volte di incontrare, non ricevendo alcuna risposta vorrei chiedere se è continuato il dialogo con il Ministero della Difesa
relativo all’individuazione di una nuova area dove trasferire la nuova pista per le prove dei mezzi, se la bonifica effettuata dalla Difesa è da considerarsi sufficiente, oppure in che modo l’Amministrazione intenderà affrontare il problema. Da ultimo, quale esito del progetto di Boeri”.
Ma come ha ribadito di recente anche Massimo Trespidi, consigliere comunale di Liberi, la strada per il parco sembra ancora lunga: “All’interno del Dup (Documento unico di programmazione) che accompagna il bilancio – ha commentato Trespidi – ci sono solo due righe dedicate alla destinazione dell’area, rischiamo di non vedere niente di concreto entro la fine del mandato”.
Le lamentele del mondo ambientalista, rappresentate in questo caso dalla presidente del Comitato Pertite Maria Pia Romano, sono naturalmente fondate e giustificate: a dieci anni dalla catena umana che circondò l’area con migliaia di braccia e mani unite di piacentini, sicuri anche per forza di numero di avere un parco là dove sorgeva un’area militare, a dieci anni da allora – si diceva – nulla si è mosso. Difficile pensare, del resto – come nel caso del comitato fino a qualche tempo fa – che a smuovere mari e monti (bonifica, pista di collaudo, ecc.) fosse la giunta Barbieri, la quale certo non aveva (non poteva avere) il parco in cima all’elenco delle preoccupazioni e delle cose da fare. Diciamo che crederci (ricordiamo l’esultanza in occasione del no a destinare l’area a ospedale) è stata forse un’ingenuità: No ospedale, Parco subito era ed è uno slogan chimerico.

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