
La ministra delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli interviene dalle pagine di Libertà per inserirsi nel dibattito che prelude all’avvio della cosiddetta “fase due” per provare ad uscire dalla drammatica emergenza in cui il Covid-19 ci ha sprofondato.
Piacenza è la seconda città più colpita d’Italia dall’epidemia del Covid19. Il virus ha sconvolto la nostra comunità, ha seminato lutti e drammi, ha rivoluzionato all’improvviso le nostre vite.
In queste settimane lunghissime la responsabilità di ricoprire un ruolo pubblico mi ha inchiodato alla scrivania del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ci siamo trovati al Governo a prendere decisioni senza precedenti nella storia della Repubblica e anche nella storia delle democrazie occidentali. Abbiamo limitato le libertà delle persone, abbiamo aperto un confronto di portata immensa con i partner dell’Europa, saremo chiamati a rimettere in movimento un Paese intero che si è dovuto fermare.
Costretti sempre a correre avanti, a scrivere provvedimenti e compiere scelte senza un copione o qualche esempio dal passato. Sulla scorta dei pareri fondamentali degli scienziati che ci hanno fornito le indicazioni per curare l’Italia e spegnere l’incendio dell’epidemia.
La mia Piacenza è stata investita in pieno dal coronavirus ed è stata un esempio per l’Italia intera: di forza, di compostezza, di capacità di resistere.
E non parlo solo del sistema sanitario pubblico e dello sforzo enorme compiuto. Il Governo e la Regione Emilia Romagna hanno offerto tutto l’aiuto possibile alla nostra città: siamo stati per certi versi l’avanguardia di una risposta sanitaria e organizzativa che poi ha interessato anche altri territori colpiti dall’epidemia.
Per alleviare la pressione sulle terapie intensive è stato insediato in tempi record un ospedale militare da campo, sono arrivati per primi i medici volontari e gli infermieri reclutati dalla Protezione Civile nazionale, siamo riusciti ad ottenere una redistribuzione dei nostri malati più gravi in strutture adeguate alla cura fuori dalla provincia. Nei nostri ospedali è stata avviata con tempestività la sperimentazione dei farmaci, con risultati di rilievo grazie all’eccellenza professionale di tanti medici, e siamo riusciti progressivamente ad incrementare – nonostante i problemi che hanno interessato anche altre province – il numero dei tamponi.
Senza dimenticare le misure economiche speciali per Piacenza inserite fin dal secondo Decreto e che continueranno.
Oggi queste scelte cominciano a dare risultati importanti e si parla finalmente di “fase due”, cioè la prospettiva di uscita dall’emergenza. La cosa più intelligente che possiamo fare ora è tenere insieme l’ansia di essere di nuovo luogo e comunità che produce ricchezza con la consapevolezza che per tornare a lavorare occorre essere prudenti e usare la cautela necessaria per consentire alle donne e agli uomini di sentirsi al sicuro.
Finora siamo stati quasi costretti a non guardarci indietro, anche se il tempo dei bilanci e della discussione su quanto è stato fatto arriverà. Basta che non si commetta l’errore più grande: la superficialità.
Perché le lenti di oggi sarebbero inevitabilmente deformanti rivolte al quadro di sette settimane fa. Anche per Piacenza.
Non possiamo guardare con gli occhi del presente la situazione che ci siamo trovati ad affrontare quando l’infezione si è manifestata nel nostro Paese. Ricordo soltanto un episodio: quando abbiamo deciso di sospendere l’attività scolastica e la reazione nella discussione pubblica. Quando il comitato tecnico scientifico non aveva valutato all’unanimità la chiusura e noi invece politicamente ci siamo assunti la responsabilità. E’ stata una scelta giusta, con 9 milioni di persone in meno che si sono mosse e che ha permesso di contenere il contagio.
Nell’opinione pubblica e anche in alcune istituzioni abbiamo assistito a un meccanismo simile a quello del pendolo: un giorno si dice “chiudiamo tutto, non è stato fatto abbastanza”, poi passano 48 ore e si dice il contrario, “riapriamo tutto sennò l’economia non ce la fa”.
Il Governo ha avuto fino ad ora l’umiltà e l’intelligenza di ascoltare. Abbiamo ascoltato i territori, gli scienziati e gli esperti che abbiamo voluto nella task force, per approcciare la fase due post emergenza, consapevoli che la decisione è tutta politica e le conseguenze di questa decisione determineranno la vita delle prossime generazioni. Riaprire e farlo nel modo giusto, con la cautela e gradualità necessaria, ci consentiranno di affrontare la prossima stagione con maggiore tranquillità.
Alla fine dell’emergenza non troveremo le macerie che lascia una guerra. Ma ci resteranno comunque i troppi lutti e il dolore per i nostri morti. E il vuoto causato dalla rimozione forzata e crudele delle relazioni, che ci ha impedito anche di dare l’ultimo saluto alle persone care scomparse.
Dovremo ricostruire lo stesso, dunque. Il tessuto economico sarà destinatario di importanti misure di rilancio nel prossimo Decreto, ma dovremo rimettere al centro in maniera innovativa il ruolo del lavoro, oggi a tanti ancora negato, che dà senso alle nostre vite. Con la consapevolezza che dovremo cambiare abitudini e continuare a proteggere i più deboli e anche noi stessi.
Anche Piacenza dovrà rialzarsi dopo la lunga ed estenuante battaglia contro il virus. E non lo farà di certo con le polemiche, non lo farà isolandosi e piangendosi addosso: confido davvero che questa presa di coscienza possa coinvolgere tutti, oltre gli steccati della politica.
Abbiamo bisogno di alleanze, di pensiero e di progetti perché non possiamo affrontare il domani con gli schemi del passato e perché il dramma che ci ha investito deve portare a uno scatto morale di tutta la comunità.
Serve una risposta all’altezza dei tempi, un piano straordinario di rinascita di Piacenza. Che valorizzi a dovere quanto siamo riusciti a dimostrare agli occhi del Paese in queste settimane. Che rilanci il territorio in un rapporto proficuo con la Regione, che metta a frutto tante competenze mediche e tecniche e le innovazioni del lavoro imposte dall’emergenza.
A partire dalla sanità naturalmente, con il nuovo ospedale da accelerare, il progetto di un polo nazionale di sperimentazione e di ricerca sul Covid19, e la medicina territoriale con l’esperienza fatta sul campo. E ancora il piano infrastrutture che siamo pronti a realizzare e la valorizzazione delle nostre filiere industriali di riferimento. Il Governo è pronto, vicino a Piacenza come ogni giorno e ogni ora in queste sette settimane.
La dimensione della tragedia che ci ha colpito non può esimerci dal considerare che ogni crisi nasconde sempre grandi opportunità. E allora si mettano insieme gli amministratori, le forze sociali, del lavoro e intellettuali, nessuno può sentirsi escluso.
Lo dobbiamo alla nostra città, lo dobbiamo ai nostri figli e ai più giovani, ma lo dobbiamo soprattutto ai nostri morti dai quali non siamo neppure riusciti a congedarci. Uscire più forti da questa vicenda è il modo più degno di ricordarli. Progettare con entusiasmo la Piacenza del futuro è la nostra missione.
Paola De Micheli – Ministra Infrastrutture e Trasporti




