
Prosegue la mobilitazione contro lo spostamento dell’unità spinale dell’ospedale Giuseppe Verdi di Villanova. Pubblichiamo l’intervento di Bruna Milani che, da ex paziente, descrive una realtà speciale, “una struttura complessa e straordinaria che crea un’atmosfera particolare, un’interazione perfetta tra cure mediche e rapporti personali, attenzione acutissima persino agli stati d’animo”.
“Sono passati mesi da quando si è chiusa la raccolta firme a sostegno dell’ospedale di Villanova eppure ancora molti mi portano fogli pieni dei loro nomi. Infatti chi conosce la realtà dell’Ospedale Verdi di Villanova, sia come paziente che come operatore, come parente di un degente o come visitatore, si rende subito conto che non si tratta di un ospedale comune, fosse anche d’avanguardia. Immediatamente sperimenta che non si tratta solo di una “struttura”, né solo di attrezzature efficienti o cure d’altissimo livello. L’Ospedale Verdi è molto, molto di più. E’ una realtà unica, complessa e straordinaria che crea un’atmosfera particolare, un’interazione perfetta tra cure mediche e rapporti personali, attenzione acutissima persino agli stati d’animo, offre un bell’inserimento nella natura, contatti pratici e umani anche col territorio circostante e la sua gente. È una realtà altra, vasta e “morbida” nonostante il dolore fisico e i problemi dei suoi pazienti, ma adatta a reinserire gradualmente nella vita chi deve ricominciare a vivere quasi daccapo. Nonostante i camici bianchi, le medicine, le luci e gli odori tipici di un ospedale non sembra proprio di stare nel solito ospedale. Chi è costretto a letto per lungo tempo può comunque godere dell’ossigeno e della vista degli alberi, li sente vivere e frusciare, li vede fiorire e cambiare colore. Chi può uscire, seppure in carrozzina, prova l’ebbrezza della libertà che si sperimenta solo dentro la natura, sensazione primordiale che rivitalizza e migliora l’umore. Importantissimo il rapporto con la natura per chi deve ritrovare il gusto della vita. Di recente infatti all’Ospedale Mauriziano di Torino hanno puntato moltissimo sul parco che hanno risistemato in modo eccelso grazie alla collaborazione con scuole d’agraria e consulenza di psicologi. Quando si deve decidere della salute di una persona bisogna tener conto che essa è fatta non solo di corpo ma anche di psiche ed è questo di cui ci si ricorda al Verdi di Villanova dove il paziente è preso in carico nella sua completezza di essere umano. Solo al Gaslini di Genova (ospedale eccellente sotto tutti gli aspetti) ho trovato lo stesso “stile” nel reparto di ortopedia del compianto prof. Mastragostino. Le strutture tecniche, i letti, le medicine. I medici, i pazienti, gli infermieri si possono trasportare ovunque, ma un’atmosfera particolare no, non si può, né può essere imposta per decreto o con una circolare. Certo l’Ospedale di Villanova può essere potenziato, migliorato, ampliato. Si potrebbero fare le camere nell’ala nuova in modo da costruire bagni più comodi e tenere la parte antica per ambulatori e rappresentanza. Si potrebbero costruire alloggi sia per ospitare i parenti che vengono da lontano sia per ricreare situazioni di vita normale e quotidiana dove i pazienti appena dimessi possano impratichirsi nell’autosufficienza. Questo farebbe del Verdi un ospedale completo d’avanguardia nel mondo e creerebbe un indotto economico locale. Perché gettare al vento storia, potenzialità, esperienza ed eccellenza? Perché ignorare la volontà di Verdi? Forse, seppure in buona fede, ci si è accostati al problema della razionalizzazione della sanità locale in modo parziale. La soluzione migliore può essere trovata solo tenendo insieme tutti gli aspetti. Spostare l’ospedale vorrebbe dire vanificare i soldi fin qui in esso investiti, significherebbe impoverire il territorio di Villanova, sarebbe un insulto alla volontà di un genio musicale che diciamo di voler valorizzare, sarebbe infischiarsene della serenità di poter godere del parco.
A Fiorenzuola non sarebbe replicabile, non potrebbe esserci lo stesso legame col territorio, la stessa possibilità di uscire in carrozzina mentre sarebbe possibile potenziare l’ospedale Verdi. In quanto al metterlo in sicurezza antisismica questo andrebbe fatto anche se diventasse un centro sportivo. Visto che ci sono ortopedici, neurologi, psicologi ecc. perché non incontrarsi tutti insieme per valutare la cosa tenendo conto della complessità della persona umana soprattutto nella particolare situazione di stravolgimento della vita in cui i trovano i pazienti del Verdi?
Parlo perché ci sono stata ricoverata. Bisogna provare per capire, ma mi auguro che chi deve decidere non debba fare la stessa durissima esperienza per decidere al meglio, perché serietà, professionalità, empatia, lungimiranza, coraggio dovrebbero essere sufficienti per fare la scelta migliore”.
Bruna Milani




