Mio Post – Giornalisti di Charlie Hebdo: sono vittime, ma non eroi

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charliedi Daniela Castelli Dopo la vasta reazione di massa alla tragedia di Parigi e la commossa partecipazione internazionale che si è espressa nel “Je suis Charlie”, è forse necessaria una riflessione più calma e libera dall’emotività.
Deve essere ovvia la riaffermazione assoluta della libertà di stampa, che non ha da essere sottoposta a restrizioni, se non a quelle già previste dalla legge. Ma anche l’esercizio di tale libertà è molto delicato e inevitabilmente condizionato dalla sensibilità personale e dalla cultura di un popolo.
Nella cultura francese è sempre stata presente una tendenza alla trasgressione estrema, che spesso si è apertamente trasformata in blasfemia, in offesa alla religione. Se tale aspetto compare, ad esempio, nelle poesie di Baudelaire o di Rimbaud (ove peraltro si alterna a invocazioni disperate di fede) rimane nell’ambito delle biblioteche, nella lettura delle persone colte, nella sfera letteraria, ma se si cala nel contesto della sottocultura, in cui si collocano le riviste satiriche, e prende di mira non più soltanto la religione cattolica, ma anche quella mussulmana, diventa una pericolosissima mina vagante.
In Italia c’è libertà di stampa, ma la satira, anche la più irriverente, si è sempre posta da sé limiti e confini, che nascevano dalla sensibilità degli autori. Se ci spostiamo poi all’alta cultura, è molto significativo che un ateo come Leopardi non abbia mai scritto una sola frase offensiva per la religione tradizionale e abbia sempre manifestato la massima stima e rispetto per il cattolico Manzoni. Avrei la tentazione di dire che in questo noi Italiani siamo migliori dei Francesi: no, dico semplicemente che siamo diversi. Alla luce di ciò, sarebbe, secondo me, auspicabile che i Francesi, invece di plaudire chi vuole ostinarsi nella provocazione, facessero un’autocritica e capissero che il sentimento religioso è quanto di più intimo e sacro c’è nell’uomo e non deve essere volgarmente offeso. Naturalmente se un cristiano rimane sdegnato per le vignette di “Charlie Hebdo” si limita ad esternare civilmente il suo sdegno, invece il mussulmano fondamentalista viene a mitragliarti. Questi sono i fatti e “contra factum non datur argumentum”. Quindi tutto il cordoglio per i giornalisti di “Charlie Hebdo”, ma non sono eroi, bensì vittime che sono andate a cercarsela. Questo lo pensano in molti, anche se magari non lo dicono.
In secondo luogo, chiedo che qualche “islamologo” dissipi una mia perplessità.
Molti, in questi giorni, si appellano ad un Islam moderato e vari islamici affermano in televisione che l’Islam è una religione di pace. Ma leggo a caso nel Corano, che secondo i credenti mussulmani deve essere applicato alla lettera e non interpretato, quanto segue: “In verità coloro che avranno rifiutato la fede ai nostri segni li faremo ardere in un fuoco e non appena la loro pelle sarà cotta dalla fiamma la cambieremo in altra pelle, a che meglio gustino il tormento, perché Allah è potente e saggio” (Sura 4;56). “Uccidete gli infedeli ovunque li incontriate. Questa è la ricompensa dei miscredenti” (Sura2;191). “Istillerò il mio terrore nel cuore degli infedeli; colpiteli sul collo e recidete loro la punta delle dita… I miscredenti avranno il castigo del fuoco! Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi” (Sura 8;12-17).
Sarebbe questa una religione di pace? Mah, sinceramente non capisco. Spiegatemi.

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