Il Copra Volley finalmente
in Champions rialza la testa

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Copra VolleyLa battaglia di Trento aveva data l’illusoria sensazione di aver ritrovato un Copra finalmente tornato competitivo, se non a livelli piu’ alti, quantomeno in grado di confrontarsi alla pari con le formazioni di medio alta classifica. E’ arrivato invece un pesantissimo capitombolo casalingo con una volenterosa ma abbordabile Monza, sestetto fin d’ora capace di vincere in trasferta un solo incontro ma che e’ riuscita ad uscire dal Palabanca con tre punti insperati, sfruttando una Piacenza tra le piu’ brutte ed inconcludenti che memoria di tifoso ricordi.E dire che l’incontro non era certo incomiciato sotto i peggiori auspici con un primo set oltremodo combattuto in cui i biancorossi pur in evidenti limiti in battuta e difesa riuscivano grazie ad un cambio-palla regolare e alle battute incisive di Ostapenko sul finale  (lasciato inspiegabilmente in panchina da Radici per buona parte della frazione) a spuntarla sui brianzoli e mettere il naso avanti nella bandierina del primo parziale. In periodi di vacche magre dopo un set cosi equilibrato ma vinto contro formazioni sulla carta inferiori, Piacenza avrebbe spiccato il volo verso un matematico 3-0,ma quest’anno evidentemente qualcosa non quadra. Gli uomini di Radici perdono progressivamente di intensita’ offensiva, Monza si esalta in difesa , la distribuzione di Tavares fino ad allora molto lineare e scolastica, perde di lucidita’, il solo Zlatanov rimane a livelli sufficientemente costanti ma non basta; Piacenza perde in fotocopia gli altri tre parziali con la prerogativa costante di riuscire a sbagliare l’impossibile nei momenti decisivi di ogni frazione andando a passo di gambero dal ventesimo punto in avanti. Monza non crede ai suoi occhi, ottiene incredibilmente la piena posta in palio con una prestazione ordinata e precisa ma nemmeno eccezionale, muove la classifica e punta al nono posto. Il Copra sprofonda nell’abisso di una zona play-off da riconquistare con le unghie ma che barcolla sotto il peso di tre sconfitte consecutive, due soli set vinti (contro avversari di non eccelsa levatura come Ravenna e Monza) e le misere briciole di due soli punticini nelle ultime quattro partite. Cosi non si va da nessuna parte; e’ impensabile competere con le prime della classe ma cosi facendo si rischia di capitolare con il resto delle franchigie della superlega. C’e’ un oggettivo problema nei fondamentali del muro dove ne’ Alletti (molto bravo in attacco),ne’ Ostapenko (bene in battuta) e tantomento Kohut riescono a creare quelle occasioni di break e di rigiocata che garantirebbero una minor pressione nel cambio palla; dai nove metri si e’ gia’ detto di una buona inclinazione dell’ex-Dinamo Mosca a creare apprensioni alla seconde linee antagonsite, per il resto e’ il deserto con servizi al limite della rimessa in gioco facile preda dei ricettori avversari; in difesa, secondo noi, il problema piu’ grave e palese: le squadre di Radici ci avevano abituati ad una intensita’ di gioco in tale fondamentale quasi al limite dell’ossessione, a Piacenza nulla di tutto questo con difensori come belle statuine di un presepe e palle che cadono nella propria meta’ campo con la frequenza delle stelle nella notte di San Lorenzo. A tutto cio’ si aggiunge come la diagonale palleggiatore-opposto, che piu’ ha subito le bizze dei mal di pancia societari con al partenza di entrambi gli attori di inizio stagione, sia totalmente da costruire in termini di intesa Tavares-Poey (con quest’ultimo troppo falloso nei momenti decisivi) e un attacco di palla alta che con Monza e’ andato progessivamente a crescere in discontinuita’ mettendo addirittura a segno dieci punti in meno dei colleghi attaccanti ospiti. Con queste premesse l’impegno di Champions con Roeselare assumeva le sembianze di una montagna troppo alta da scalare. L’ambiente sembra caduto in un generale stato pre-vegetativo: allenatore, presidente, giocatori e pubblico (con Monza mai cosi assente, forse colpa del contemporaneo impegno del Bakery basket )  assistono quasi impotenti e rassegnati ad un destino sportivo ormai segnato, ma cosi non puo’ e non deve essere; Piacenza e’ infarcita di campioni, fino a pochi mesi fa lottava e vinceva con tutte migliori squadre europee ed italiane, pur nelle difficolta’ societarie i mezzi per uscire e proseguire la stagione in maniera dignitosa ci sono tutti e per prima e’ la societa’ che deve trovare i mezzi e le parole per strigliare e, se necessario, sculacciare la squadra. C’e una maglia da onorare, una citta’ per cui lottare ed un pubblico da rispettare. Ed e’proprio in Champions che Piacenza con uno scatto d’orgoglio rialza la testa; e’ finalmente al miele l’Europa per il Copra che contro i belgi del Roeselare strappa con un turno di anticipo il ticket per la fase finale della manifestazione e si conferma tra le 12 big d’Europa, in una stagione tribolata e difficoltosa come quella attuale puo’ essere gia’ un traguardo positivo che permette di riguadagnare entusiasmo per cercare anche in Italia di ritrovare quelle armi agonistiche e tecniche che sembrano perse. Per una sera la battuta torna regina con uno Knack annichilito dai colpi di Poey (finalmente determinante anche in attacco), Ostapenko e dal sempre positivo Alletti che, unita ad una riguadagnata intensita’ difensiva ed un attacco che con Massari in campo per quasi tre set sembra guadagnare in potenza, permette ai biancorossi di tornare alla vittoria e scacciare le ombre sinistre di una eliminazione continentale che avrebbe avuto del doloroso. Piacenza viaggia in Europa; per ora puo’ bastare.

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