di Bruno Cassinari – Il Premier Matteo Renzi ha sostenuto, in numerose occasioni, la centralità della scuola evidenziando il valore del merito e la necessità di evitare la delegittimazione degli insegnanti. Purtroppo tutte le iniziative del sottosegretario all’Istruzione Faraone (ministro de facto) si muovono in una direzione opposta. Faraone esalta le occupazioni studentesche e lo spirito sessantottino affermando: “Il Governo crede così tanto nell’autonomia scolastica che pensiamo che i singoli Istituti potrebbero prevedere momenti di autogestione programmata, come esperienza curricolare da far fare ai ragazzi”. A queste considerazioni aggiunge proposte volte a coinvolgere gli studenti nella valutazioni dei docenti e nelle scelte didattiche, sostenendo: “Abbiamo deciso di chiudere la fase del paternalismo dei benpensanti, la partecipazione dei giovani alle decisioni che li riguardano deve diventare strutturale”. Con simili posizioni (che pongono sullo stesso piano allievi e docenti) si contribuisce, in misura rilevante, a favorire ulteriormente il decadimento del nostro sistema scolastico.
Nel nostro Paese esiste una “emergenza educativa” ormai da molti anni. Le cause fondamentali sono da ricercarsi, in estrema sintesi, nella delegittimazione dell’autorità del docente, nel buonismo pedagogico, teorizzato dalla casta degli esperti, e in una forma di aziendalismo che considera l’alunno come un cliente che valuta i professori. Si vuole tutto: si vuole che gli allievi siano preparati, ma si cerca in tutti i modi di promuovere i lazzaroni anziché garantire gli strumenti idonei per convincerli a studiare (nemmeno la paura della bocciatura, vista come una sconfitta dell’educatore); si pretende che gli insegnanti siano più̀ efficienti, che riescano ad ottenere migliori risultati dai propri alunni, ma si tolgono loro le poche armi possibili, le uniche valide, per raggiungere questi obiettivi. Le buone intenzioni della “scolarizzazione di massa” sono state perseguite attraverso strumenti che si sono rivelati, nel tempo, inutili e dannosi: la scomparsa di premi e castighi e il livellamento nella votazione. Si è cercato di suscitare nell’allievo la “motivazione intrinseca” allo studio, ma si è raggiunto l’effetto opposto, ossia l’abbassamento del livello di rendimento, sostenuto e ingigantito dalla diffusa percezione che la scuola non fosse un investimento utile per il miglioramento della propria vita futura, ma un’inutile imposizione. Anche i dati OCSE dovrebbero indurre i responsabili del lassismo che si è creato nelle nostre scuole ad una severissima autocritica. Ecco quanto afferma l’Ocse nella sua analisi dei dati PISA 2013:
(Focus n. 4): “La disciplina della classe sembra avere grande influenza sul livello degli apprendimenti. Dove la disciplina è allentata, gli insegnanti sprecano tempo e gli studenti non sono concentrati anche a causa delle numerose interruzioni”.
(Focus n. 32): “La maggior parte degli studenti è contenta quando c’è la disciplina in classe”. Quindi si sta meglio a scuola, si ama di più la scuola. E ancora: “Le classi in cui vige la disciplina di solito hanno risultati migliori, indipendentemente dalle condizioni socio-economiche degli allievi”.
Un gruppo di insegnanti e dirigenti, rappresentativi a livello nazionale, ha chiesto le dimissioni di Faraone con il seguente appello: “Chiediamo le dimissioni del sottosegretario Davide Faraone, che ha elogiato le occupazioni studentesche, per grave inadeguatezza al suo ruolo istituzionale. È infatti inammissibile, anche per chi non sia affatto animato da ostilità politica pregiudiziale, che resti al suo posto di governo chi legittima le occupazioni e anzi ne esalta senza riserve il ruolo formativo, dimostrando di non rendersi conto di quello che è in gioco: educazione alla legalità, rispetto dei beni comuni, immagine della scuola pubblica, diritto allo studio. Il suo intervento disconosce e rischia di vanificare il difficile lavoro dei docenti e in modo particolare dei dirigenti in quanto responsabili degli istituti scolastici, che hanno affrontato queste situazioni senza rinunciare al loro ruolo, quasi sempre lasciati soli da tutte le istituzioni: ministri, magistrati, forze dell’ordine.
L’on. Faraone, per di più, accompagna l’elogio delle occupazioni con frasi che svalutano l’attività didattica, definendo le occupazioni “esperienze di grande partecipazione democratica, in alcuni casi più formative di ore passate in classe”.
Sarebbe utile sapere da Matteo Renzi se l’on Faraone ha espresso posizioni personali o la linea ufficiale del governo.
Concludo citando il messaggio del Presidente Obama agli studenti, che assume un significato opposto rispetto alle nostalgie anarco-permissiviste del nostro sottosegretario:
“Alla fine noi possiamo avere gli insegnanti più appassionati, i genitori più attenti e le scuole migliori del mondo: nulla basta se voi non tenete fede alle vostre responsabilità. Andate a scuola ogni giorno, prestate attenzione ai maestri, ascoltate i genitori, i nonni e gli altri adulti, lavorate sodo, condizione necessaria per riuscire. Non vi piacerà tutto quello che studiate. Non tutti i compiti vi sembreranno così fondamentali e non avrete necessariamente successo al primo tentativo. E’ giusto così.”




