L’annuncio del suo arrivo sulla panchina biancorossa all’indomani dell’ esonero di Francesco Monaco non aveva sollevato particolari sogni ed entusiasmi tra il popolo biancorsso: il curriculm di Luciano De Paola non certo brillante da allenatore era infarcito di esoneri, retrocessioni e mancata conferme, unito al fatto di essere stato la quinta scelta dopo gli approcci a vuoto con Parlato,Franzini,Bagatti e Carbone lasciavano perplessi sulle reali capacita’ del trainer calabrese di risollevare le sorti si una squadra e di un ambiente un preda all’isterismo di una seconda stagione fallimentare. Ci ha messo lo zampino anche un rendimento casalingo tutt’altro che da Oscar con due anonimi pareggi interni ed una bruciante sconfitta a farlo traballare con parte della tifoseria organizzata che al termine del ko casalingo con la Fortis ne ha chiesto (un po’ prematuramente) la testa. Ma lui da buon mediano lottatore ha risposto con i fatti a critiche premature e forse preconcette: quattro vittorie consecutive lontano da casa, difesa imperforabile con soli due gol presi in sette partite, miglior retroguardia esterna di tutto il girone, 14 punti dal suo arrivo secondo solo al forsennato Rimini.Numeri da capogiro per una formazione comunque alleggerita dal mercato di riparazione e tormentata da infortuni e squalifiche che hanno impedito a De Paola di schierare una formazione-tipo vicino al suo progetto tatttico. Gli va dato merito di aver struttutato una formazione granitica dal centrocampo alla difesa con uno schieramento ben coperto che lascia pochi spazi alle manovre avversarie e di aver valorizzato al meglio alcune individualita’ come Corso centrocampista e Ruffini terzino destro. Probabilmente l’attenzione alla fase difensiva ha prodotto qualche amnesia nel fronte offensivo con una squadra letale quando di tratta di agire in spazi larghi o in ripartenza ma che improvvisamente diviene timida ed impacciata tra le mura amiche allorche’ il compito e’ di costruire gioco e non di distruggerlo in contropiede. Lo schema finora utilizzato, il 4-3-3 prevede infatti un mediamo davanti alla difesa, due interni a costruire gioco e due tornanti che si abbassano per costruire palloni per l’unica punta: in trasferta il giochino riesce alla perfezione con maggiore tempo e metri per impostare una simile tattica, al Garilli invece assistiamo puntualmente ad un gioco lento ed all’isolamento inevitabile dell’unica punta di ruolo. Il Piacenza domenica ha una occasione colossale, vincere in casa, riaccendere il pubblico e sconfiggere una diretta concorrente ai play-off come il Delta Porto Tolle, proprio le rivali di classifica stanno agevolando il rientro dei biancorossi: Correggese in piena crisi, Delta ed Este balbettanti, solo il Bellaria sembra reggere il tentativo di rimonta di Volpe e soci chiamati a tornare a vincere per una gioia interna che manca dal derby di dicembre col Fiorenzuola; da li solo due miseri punti in quattro match e addirittura un solo gol segnato. De Paola dova’ necessariamente inventarsi qualcosa per evitare il copione delle precedenti sfide domestiche, i rodigini sicuramente saliranno al Garilli per non fare le barricate e questo dovrebbe agevolare in partenza il gioco dei piacentini ma c’e’da chiedersi se sia giusto confermare il modulo ad una punta o azzardare un tema piu’ spregiudicato inserendo magari Bertazzoli in avanti per un 4-4-2 che puo’ trasformarsi in un iper-offensivo 4-2-4, verra’ privilegiata la continuita’ con le due ali alte (ma che nelle precedenti sfide si abbassavano troppo portando la squadra a un centrocampo a cinque) oppure si scegliera’ il rischio con un centrocampo a due mediani a supporto di un poker offensivo con Lisi,Volpe,Bertazzoli e Tiboni contemporaneamente in campo?. Uomini e schemi a parte per i biancorossi un solo obbligo: vincere per darsi quella continuita’ di risultati finora sconosciuta.




