Nuovo auditorium polivalente dal dna teatrale nella ex chiesa dei Gesuiti a Piacenza

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Un nuovo auditorium dal dna polivalente sta nascendo all’interno dell’ex Sacro Cuore, chiesa dei gesuiti fino al definitivo congedo dei religiosi dalla nostra città. Nella riqualificazione sono impegnate più forze: la Fondazione di Piacenza e Vigevano, proprietaria dell’immobile, affiderà l’edificio a Teatro Gioco Vita che, forte della lunga esperienza nel settore e di nuovi progetti, renderà viva come “fucina teatrale” la struttura, destinata ad avere un carattere versatile.
La prima fase dell’adeguamento – su progetto dell’architetto Marcello Spigaroli oltre che, per le strutture e l’impiantistica, dell’ingegner Paolo Milani – sarà completata tra fine febbraio e inizio marzo, mentre il primo appuntamento di spettacolo è previsto già il 19 aprile con “Il sacro della primavera” di Balletto Civile/Fondazione Teatro Due, da “Le sacre du printemps” di Igor Stravinskij, ideazione e coreografia di Michela Lucenti.

Domani è già qui
La rinascita dello spazio cittadino è stata pensata fin dall’inizio per garantire la massima flessibilità al nuovo assetto dell’ex chiesa, che potrà così ospitare ideazione, preparazione (scene e costumi compresi) e rappresentazione di spettacoli teatrali, ma sarà anche un laboratorio permanente di cultura teatrale (rivolto a giovani e scuole) e potrà prestarsi a conferenze e ad eventi di vario tipo.
Lo conferma proprio l’architetto Spigaroli: “Abbiamo deciso d’inserire una struttura di base in legno e metallo, leggera e sovrapposta all’esistente per proteggerlo nel tempo, che garantirà la polifunzionalità dell’auditorium. Su di essa, Teatro Gioco Vita (come chiunque organizzerà un appuntamento) potrà aggiungere i propri elementi, perché la base sarà in grado di supportare differenti tipi di allestimento”.
Degli arredi originari, a operazione compiuta, resteranno l’altare maggiore e i due minori, mentre panche, reliquiario, quadri e statue saranno ricollocati, in accordo con l’Ufficio beni culturali della diocesi di Piacenza-Bobbio.
La sala, realizzata con tutti i necessari placet della Soprintendenza, sarà caratterizzata da spazi mediamente ampi (capienza massima 200 persone) e da una gradonata con sedute e sottostante spazio chiuso, dove saranno ospitate sedie e materiali non utilizzati; ma la duttilità del progetto – che coinvolge anche i locali adiacenti l’ex chiesa del Sacro Cuore – consentirà una considerevole libertà di utilizzo.

La storia “in pillole”
Le prime tracce dell’edificio risalgono all’anno Mille: intitolato alla SS. Trinità, sorge vicino ad un convento di benedettini. Qualche tempo dopo il passaggio del complesso ai frati Minimi di San Francesco di Paola (1582), viene iniziata la costruzione della chiesa conventuale dedicata al santo calabrese (1587), mentre la prima pietra dell’adiacente convento è posata nel 1598. Circa due secoli dopo, ad inizio Ottocento con le confische napoleoniche, la chiesa – come tante altre – viene sconsacrata e cambia completamente natura: diventa magazzino e dopo l’Unità, come documentato dalla ricercatrice Paola Agostinelli, un teatro intitolato a Giandomenico Romagnosi, il cui aspetto è stato restituito con interessanti rendering in 3D da due studenti del Politecnico, per iniziativa della Fondazione stessa.
L’arrivo in via Melchiorre Gioia della Compagnia di Gesù, a fine Ottocento, è la svolta, che porta all’edificazione del campanile, al rifacimento del ciclo decorativo interno con riferimenti al Sacro Cuore (devozione strettamente connessa alla storia dei gesuiti) e alla riapertura al culto nel giugno 1896, con rito solenne al quale partecipa anche il vescovo monsignor Scalabrini. L’ennesimo abbandono segue l’addio a Piacenza (una quarantina d’anni fa) da parte della congregazione fondata da Ignazio di Loyola, con i successivi passaggi di proprietà fino alla destinazione odierna.

Marazzi: “Recupero importante” – Maj: “Nuova avventura”
La riqualificata ex chiesa del Sacro Cuore, della quale è proprietaria la Fondazione di Piacenza e Vigevano, sarà affidata a Teatro Gioco Vita. “Recuperiamo – rimarca il presidente della Fondazione, Giacomo Marazzi – una struttura preziosa e ormai abbandonata, sconosciuta a buona parte della stessa città ma dalla storia ragguardevole, in quanto già convento, Teatro Romagnosi nell’Ottocento e chiesa. L’edificio viene recuperato e utilizzato con una funzione di natura didattica (come scuola di formazione teatrale), senza tuttavia escludere una serie di possibili altre funzioni.
Credo che questo recupero sia anche un contributo alla riqualificazione di una zona della città a volte considerata ai margini, benchè estremamente centrale, a completare un percorso che aveva visto assegnati alcuni spazi della struttura al liceo Gioia”.
Come spiegato da Diego Maj, direttore di Teatro Gioco Vita, per la compagnia piacentina si tratta di “un nuovo viaggio, una nuova sfida, una nuova avventura per creare una casa per il teatro”. L’ex chiesa dei gesuiti avrà infatti principalmente una funzione “di officina delle idee e del fare” nella quale saranno coinvolti e protagonisti quanti preparano gli spettacoli e chi – in primis, giovani e studenti – parteciperà ai laboratori che vi si terranno, ma la struttura – come detto – nasce per definizione polivalente e potrà così ospitare conferenze ed eventi di vario tipo.

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