Rifiuti zero non è un’utopia: cittadini sveglia!
L’alternativa agli inceneritori è possibile

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rossano ercolini
Rossano Ercolini

Piacenza ha tutte le carte in regola per vincere il Mondiale dell’inquinamento. L’autostrada che corre a poche centinaia di metri da piazza Cavalli, l’inceneritore, la CementiRossi che ha deciso e ottenuto di bruciare un formidabile surplus di copertoni esausti per alimentare i suoi altiforni. E tuttavia, nonostante la generosa lotta degli ambientalisti, la percezione del pericolo da parte dei cittadini è minima. “L’inquinamento è alto laddove la percezione popolare è bassa”: lo sostiene Rossano Ercolini, una sorta di Nobel  per l’ecologia , presidente dell’associazione “Zero waste Europe”, cioè Europa libera da inquinamento, e autore del libro – ci auguriamo destinato a diventare long seller – “Non bruciamo il futuro”. Ercolini, maestro elementare toscano, lucchese di Capannori, ha ricevuto due anni fa  il Goldman Environmental Prize, ovvero il maggiore riconoscimento mondiale sui temi dell’ambientalismo e della sostenibilità ambientale, ed è stato ricevuto da Obama alla Casa Bianca. In sostanza lo studioso toscano sostiene sempre, e lo ha sostenuto contingentemente a Piacenza, che le redini della propria sorte dovrebbe prenderle in mano la popolazione. Ma proprio qui casca l’asino, come si diceva un tempo: la popolazione non protesta, e subisce lo strisciante avvelenamento, perché non si rende conto del rischio. Qualora se ne rendesse conto, appunto, reagirebbe. Eppure ad ascoltare Ercolini – all’auditorium della Fondazione sabato scorso invitato da Legambiente Piacenza e dal comitato Piacentini per l’aria – c’era un’ottantina di persone, i soliti militanti dell’ambiente o poco più, e un solo amministratore civico, l’assessore all’Ambiente Cisini, mentre nelle altre città sindaci e consiglieri affollano le sue presentazioni (a Parma Barilla l’ha voluto incontrare). Ercolini ha portato a Piacenza la sua testimonianza affinché anche la nostra città percorra quei dieci passi necessari ad arrivare all’azzeramento della produzione di rifiuti. La sua decennale battaglia, nata con l’intento di informare la comunità dei rischi ambientali conseguenti all’incenerimento dei rifiuti, e proponendo naturalmente strategie alternative per la gestione dei medesimi (battaglia vinta  contro poteri fortissimi) –  è la testimonianza delle enormi possibilità di un modo di fare politica nuovo e capace di organizzazione dal basso. “Arrivare alla produzione zero di rifiuti – sostiene Ercolini – è possibile. Anche a Piacenza. E questo nonostante le tante ‘debolezze’ rappresentate sia da una bassa crescita della differenziata sia dalla presenza dell’inceneritore, senza dimenticare i combustibili bruciati dai cementifici. Il punto che mi preme sottolineare è che tutto questo è evitabile. La politica può prendere decisioni volte ad incentivare la raccolta differenziata e mirate alla riduzione della produzione di rifiuti. Il primo passo, tuttavia, riguarda la necessità di investire sulle persone e sulla loro educazione, a partire dalle giovani generazioni. I piacentini possono, a mio avviso devono, ergersi a protagonisti di questo necessario impegno”. E al proposito, Legambiente e Piacentini per l’aria hanno presentato un dossier -“Rifiuti 2015 – Opzione zero” – in cui propongono le misure da adottare per raggiungere l’obiettivo, tra le quali, in sintesi, compare la diminuzione della produzione dei rifiuti, così come indicato nel piano regionale, del 20% nel 2020, cioè fra cinque anni; così come vi compare una raccolta differenziata in grado di superare, sempre nel 2020, l’80-85% dei rifiuti prodotti con uno smaltimento pro capite in progressiva diminuzione. Si parla inoltre di estensione generalizzata della raccolta porta a porta, con eliminazione progressiva dei cassonetti stradali e accorpamento delle raccolte domiciliari multimateriale; dell’attivazione di un impianto di trattamento meccanico biologico per il trattamento dell’indifferenziato residuo; dell’estensione del sistema di tariffazione  puntuale a tutti i comuni della provincia; e ancora della chiusura definitiva dell’impianto di incenerimento di Borgoforte e del proposito di rigettare ogni richiesta di coincenerimento di rifiuti o css nei cementifici piacentini.
Nulla di inedito, in realtà: buone pratiche già messe in atto da molte città lungo la penisola. Anche a Piacenza servono solo una buona politica e l’acquisizione della consapevolezza, da parte dei cittadini, che cambiare è possibile.

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