Nomadi, problemi e passi avanti

0

elvisferrariE’ un gruppo di 120 persone tutte di etnia sinti, tra cui una trentina di bambini. Vivono a cinque chilometri dalla città, tra autostrada e alta velocità. A Torre della Razza si trova il campo nomade di Piacenza. Il nostro viaggio comincia proprio da qui per capire cosa fanno gli uomini e le donne del campo, qual è il rapporto tra vicini di roulotte, e come vengono coordinate le attività che il comune ha affidato alla cooperativa L’Arco che, essendosi aggiudicata il bando per i prossimi due anni, ha a disposizione quasi 200mila euro per le attività interne.
Andiamo con ordine: è un pomeriggio di fine estate, i bambini corrono nell’erba tra le roulotte, i grandi invece guardano con diffidenza la telecamera, esattamente come chi viene da fuori osserva loro che vivono dentro. Elvis Ferrari (nella foto) è il presidente dell’associazione Sinti e Rom insieme di Piacenza; in pratica è il portavoce del campo, il punto di riferimento, colui che organizza ogni estate il raduno dei pastori evangelici che raduna migliaia di fedeli. Rispetto al passato qualcosa è cambiato, ci dice, nel 2008 è stato costituto un tavolo tra comune e campo che oggi, lentamente e con fatica, ha fatto sì che 13 sinti si occupino della manutenzione ordinaria del campo. “Per noi questo è già una vittoria – spiega Ferrari – e speriamo lo sia anche per Piacenza. E’ qualcosa di grande, un segno di cambiamento”.
La gran parte degli uomini però continua a dedicarsi alla rivendita del ferro per 15 centesimi al quintale. “Non siamo riusciti a regolarizzare questo commercio – continua – ad oggi questa attività è svolta in modo irregolare”.
Alcune donne, come Gianfranca, si sono offerte per il servizio di car pooling accompagnando a scuola i bambini utilizzando la propria auto. Questo ha portato ad un risparmio di 40 mila euro del servizio scuolabus a fronte del solo rimborso benzina. “Mi pagano 60 centesimi al chilometro. Da anni sto cercando lavoro – spiega la donna – ma quando dico che abito in via Torre  della Razza non mi prendono perchè questo luogo viene collegato agli zingari”.
Il rapporto tra vicini non è sempre facile; musica troppo alta, feste fino a tarda ora, portano a surriscaldare un clima che è già abbastanza teso. “E’ come in un condominio – dice Ferrari – ci possono essere disagi frutto di una convivenza forzata”. I 200mila euro stanziati dal Comune per due anni, per molti sono una cifra eccessiva.” Il problema è come vengono spesi – continua Elvis – la somma viene destinata ai servizi scolastici e alla manutenzione, a me sembra una somma corretta. Certo la diffidenza verso noi è tanta, così come anche noi siamo restii a fare il primo passo. Questo negli anni ha portato a fatto sì che i piacentini si facessero brutte idee su di noi”.
La cooperativa L’Arco si è inserita in questa realtà da diversi anni investendo le risorse economiche in una serie di progetti volti a conoscere meglio la cultura sinta e l’affinamento delle competenze professionali. E’ attivo un servizio di segretariato sociale, uno sportello che fornisce informazioni per facilitare il raccordo tra gli abitanti del campo e gli uffici sul territorio nel settore sanitario, scolastico, abitativo. La mediazione scolastica invece si rivolge alle famiglie che necessitano di un supporto nel rapportarsi con le istituzioni scolastiche, il tutoring familiare per i sinti che hanno bisogno di sostegno dal punto di vista dell’organizzazione familiare o nel passaggio ad altre residenze, 7 famiglie oggi vivono in alloggi popolari. Da settembre dell’anno scorso è attivo il servizio di car pooling e di coordinamento di un gruppo di residenti per realizzare piccoli lavori di manutenzione, cura del verde, piccole riparazioni, pulizie e sgomberi.
“Le difficoltà maggiori che incontriamo nel campo – ci dice Stefano Sandalo, presidente della coop L’Arco – sono sui due fronti, quello culturale e quello oggettivo. Oggi essere nomade non è una scelta, ma una realtà che anche gli stessi sinti subiscono. Anche io sono piacentino e anche io voglio che il denaro pubblico vada speso nel migliori dei modi, ma come vengono stanziati soldi per i bambini piacentini lo stesso deve avvenire per quelli sinti. Come si può pensare di far scomparire il campo? – si domanda – Se Torre della Razza venisse sgomberato le persone sarebbero portate da un’altra parte. Si può lavorare solo -conclude Sandalo – per facilitare la convivenza”.

Il servizio con le interviste su  www.zerocinque23.com

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.