“Piacenza sotto Parma?
Allora cambio residenza!”

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“Dimezzare il numero delle Province? E’ una mezza riforma che non produce alcun risparmio. Anzi. Le Province andavano abolite tutte, altro che accorpamenti. Il Governo Monti ha avuto poco coraggio e mi auguro che si ravveda e inizi ad usare il buon senso”.
Se un giorno la nostra Provincia dovesse essere accorpata a quella di Parma, Giacomo Vaciago, ex sindaco e noto economista piacentino, è pronto a fare le valigie. “Cambio residenza – afferma – Non accetterò mai di far parte di un territorio che si rende schiavo di un altro. Questa riforma è l’antitesi del concetto di federalismo”. L’economista plaude alla posizione polemica con l’esecutivo assunta da Giorgio Squinzi, leader di Confindustria, e critica pesantemente il governo Monti dopo l’approvazione del decreto sulla spending review tra le cui pieghe è contenuto il dimezzamento delle Province: dalle attuali 110 si passerebbe a una cinquantina. E subito, non ad agosto con un altro decreto come inizialmente ipotizzato. I criteri attraverso i quali verranno tagliate le Province sono: il primo è relativo alla popolazione e il secondo all’estensione. Entro 10 giorni il governo dovrà fissarli con una delibera del Consiglio dei ministri.
Una decisione che ha fatto insorgere tanti presidenti degli enti intermedi. Non ha fatto eccezione il presidente della Provincia Massimo Trespidi che proprio in questi giorni ha annunciato battaglia promettendo, se necessario, l’indizione di un referendum per sondare l’umore dei piacentini. “La nostra è una provincia virtuosa. Non può stabilire Roma i criteri di soppressione” ha tuonato Trespidi.
“E’ una reazione umanamente comprensibile – commenta un po’ sogghignando Vaciago – ma si tratta di una tristissima difesa della poltrona e nulla più”. Il suo pensiero sull’argomento è netto: “Le Province vanno eliminate, tutte indistintamente. Rappresentano un’elìte di 150 anni fa. Servivano quando si andava in giro in carrozza, o quando la gente si muoveva a piedi. Ma ora, nell’era dell’automobile e di Internet, che senso hanno? Il Governo dovrebbe capire che se elimini metà delle Province risparmi un terzo. L’accorpamento crea costi tali che riduci il risparmio. L’ente Provincia va superato conferendo le deleghe ai Comuni che vanno anch’essi diminuiti. Nel territorio piacentino ci sono 48 comuni: ne basterebbero dieci con una conferenza presieduta dal sindaco del capoluogo che andrebbe a sostituire la figura del presidente della Provincia. Questo si chiama federalismo, il resto fa solo aumentare i costi e non produce risparmio”. All’ex sindaco non va giù nemmeno che gli accorpamenti vengano decisi nelle sedi ministeriali romane. “Semmai a pronunciarsi dovrebbero essere i cittadini con dei referendum. Non può decidere Roma se Piacenza deve andare con Milano, con Lodi o con Parma. E’ un errore politico e storico, un pasticcio insomma. Gli accorpamenti dovrebbero seguire la filosofia dei matrimoni: sono i partner a decidere se e con chi stare. Bisognerebbe valutare le condizioni economiche e politiche degli accorpamenti. Per decidere si dovrebbero consultare dei dati. Di sicuro se Roma dovesse decidere che Piacenza deve andare con Parma, beh, a quel punto cambierei residenza: diventeremmo un territorio schiavo. Roma non deve decidere”.
In realtà, tuttavia, il tempo per correre ai ripari ci sarebbe: “Il Governo Monti sta combinando non pochi casini, ma spero che alla fine il buon senso prevalga e che ci si renda conto che dimezzare le Province non rappresenta un risparmio. Si è scelta questa strada perché è più semplice e non si deve toccare la Costituzione. Mi auguro però che qualcuno presenti un disegno di legge costituzionale così da proporre l’abolizione di tutti questi enti. Monti deve avere il coraggio di farlo altrimenti saremo di fronte a una riforma inutile”.

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