Ai piacentini le volpi piacciono vive:
fioccano le firme contro la Provincia

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volpe-mega800Oltre mille firme raccolte per strada in un giorno a cui si aggiungono le più di 1.900 raccolte dalla petizione on line partita nelle scorse settimane. E’ il risultato ottenuto dall’appello – lanciato da 15 associazioni del Coordinamento animalista e ambientalista della provincia di Piacenza – “A Piacenza le volpi piacciono vive” per chiedere alla Provincia che venga revocata la delibera (194 del 27 settembre 2013) con la quale si autorizza il piano di abbattimento, fuori dalla stagione venatoria, di 239 volpi imputando loro, genericamente, di essere la causa principale di mortalità e riduzione del numero di starne, fagiani e lepri, di essere portatrici di di patologie, di predare gli animali di bassa corte. “Il piano prevede l’uccisione per 5 anni del 60% delle volpi presenti sul territorio provinciali – spiegano al comitato – I piani di controllo sono sì previsti dalla legge ma solo come extrema ratio e riservati a casi eccezionali, solo dopo aver messo in atto ogni forma di prevenzione con metodi ecologici mentre la Provincia di Piacenza ricorre da anni sistematicamente ai piani di abbattimento alla volpe come regola ordinaria, rendendoli di fatto forme di caccia surrettizia e prolungando in questo modo la stagione venatoria tutto l’anno, a richiesta delle associazioni agricole e venatorie”.

Da qualche anno a questa parte è invalso uno strano, duplice, atteggiamento: da un lato l’amore per gli animali (benvenuto), moltiplicato dalla moltiplicazione di fauna selvatica lungo i crinali delle nostre valli. Cinghiali, lepri, volpi ma anche – in alto – daini, cervi e perfino lupi sono accolti con lo stupore un poco infantile di chi, appunto da piccolo, li aveva visti solo nei documentari della televisione o ascoltati nella lettura delle fiabe d’antan. Dall’altro lato, questa proliferazione di fauna selvatica è accolta dal timore atavico nei confronti dell’animale, percepito come minaccia. Ecco allora l’iniziativa della Provincia (e ancora chiediamo: ma non doveva essere abolita?) che individua nei piccoli animali del bosco un’emergenza da affrontare con il virile e regolatore ricorso al fucile. Questa volta è la volpe, accusata di alterare l’ecosistema. Peccato che in stagione di caccia possa sorgere il sospetto che la decimazione delle simpatiche volpi altro non sia che una concessione alla politicamente variegata lobby della caccia, essendo la volpe un naturalissimo competitor del cacciatore nel prato e nel bosco. Lo denuncia con forza il coordinamento animalista, contestando anche le modalità di intervento elencate nel piano provinciale, considerate inaccettabili e crudeli, come la caccia in tana, che non lascia scampo ai cuccioli. La cittadinanza sta rispondendo in massa alla sensibilizzazione raccogliendo (tante) firme contro il drastico provvedimento. Firme a favore delle volpi e a sfavore dei volponi. Ma questo è un altro discorso.

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