Falde freatiche in condizioni critiche, nelle zone di Alseno, Pontenure e Sarmato. Queste sono le zone dove i laboratori di Arpae hanno riscontrato i maggiori problemi, rispetto alla concentrazione di nitrati nell’acqua. È da specificare, tuttavia, che dei 67 pozzi monitorati, soltanto alcuni forniscono acqua agli acquedotti mentre molti sono usati per usi irrigui, produttivi o antincendio. Prima di proseguire, sembra però opportuno soffermarsi su cosa siano i nitrati e quali siano i rischi connessi. Il nitrato è uno ione che deriva principalmente dalla dissociazione dell’acido nitrico, ed ha un’importanza fondamentale per la natura e l’uomo: naturalmente presente nell’acqua, è indispensabile per il metabolismo vegetale, ed è un ottimo fertilizzante (ed è perciò presente in molti alimenti vegetali). Ma i nitrati possono essere anche pericolosi: alcune categorie, infatti, possono trasformarsi in nitriti nel microbiota umano (la cosiddetta flora intestinale) o nella saliva, poi, con una serie di reazioni, in un ambiente acido diventano nitrosammine, che possono avere effetti cancerogeni sul sistema intestinale ed urinario. È evidente, quindi, come la concentrazione di nitrati, soprattutto nell’acqua per uso domestico, debba essere tenuta sotto costante controllo. La legge stabilisce che, per l’acqua potabile, il limite di nitrati sia di 60 milligrammi/litro. Per il territorio piacentino, l’Arpae ha elaborato gli ultimi dati disponibili sul monitoraggio (per il 2014) che hanno rilevato, come spiega Elisabetta Russo, responsabile dell’Area monitoraggio e valutazione corpi idrici di Arpae Piacenza “in alcune zone, le falde freatiche superficiali, cioè quelle sotterranee più superficiali, sono pessime” aggiungendo che “qui i nitrati sono altissimi, anche sopra i 100 milligrammi per litro”. Da segnalare che la gran parte dell’acqua che arriva ai nostri rubinetti non deriva da falde freatiche, anche se da queste derivano le acque dei pozzi profondi. Molto dipende, inoltre dalle condizioni e le caratteristiche del terreno circostante, come spiega ancora Russo: “le acque superficiali si infiltrano tra le particelle del terreno a diversa velocità: molto velocemente nei terreni sabbiosi e ghiaiosi, molto più lentamente in quelli limo-argillosi”. Le falde freatiche sono alimentate principalmente da alvei fluviali, e quelle ad uso potabile, precisa Russo “è data dagli acquiferi di Nure e Trebbia, che creano grosse riserve ma con poco filtro”. Nelle zone a ridosso del Po, invece, il terreno, più argilloso, opera più filtro, spiegando così la quasi totale assenza di nitrati dalle falde, anche se, conclude Russo “le pratiche antropiche possono compromettere la falda profonda”. Non ci sarebbero, in ogni caso, problemi per le acque ad uso domestico, monitorata anche da Ausl, come spiega Marco Delledonne, direttore del programma di sicurezza alimentare “tra i nostri dati e quelli di Arpae non c’è contrapposizione” spiega “noi siamo chiamati a fare una valutazione di tipo alimentare e da questa prospettiva diciamo che non c’è alcun allarme nitrati”. Il dottor Giuseppe Mion, responsabile del campionamento dell’acqua e a capo dell’U.O. Igiene alimenti e nutrizione dell’Ausl spiega come l’acqua del rubinetto, soprattutto in pianura sia “dura, cioè molto ricca di calcare, che peraltro non dà alcun problema alla salute”.




