“Nessuna donna nasce prostituta”:
una fiaccolata per la libertà

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di Elena Caminati – “Nessuna donna nasce prostituta, c’è sempre un uomo che la fa diventare”. Lo disse Don Oreste Benzi, il fondatore della comunità Papa Giovanni XXIII. La stessa che ancora oggi, a quasi cinquat’anni dalla fondazione, mette in campo azioni concrete contro la trattra delle donne che finiscono nella rete delle prostituzione. L’associazione dagli anni 90 è operativa con l’unita di strada per raccogliere e intercettare davvero da vicino le storie di giovani donne, spesso straniere, finite nelle mani degli sfruttatori.
“Tentiamo sempre di tornare dalla ragazze – ci spiega Caterina Ghiozzi della Comunità Papa Giovanni XXIII – cerchiamo di conoscerle e far capire loro che ci avviciniamo non per comprarle. Gli ricordiamo che non sono oggetti, che non possono essere usate come merce, vendute, trattate, che sono persone come me, come voi. Quello che chiedono è una vita normale, un lavoro dignitoso, un uomo che le ami, come tutte noi”.
Da due anni l’unità di strada è presenta anche a Piacenza: una volta alla settimana si percorrono le vie a luci rosse della città quelle dove sempre più spesso, anche di giorno, giovani donne mettono in vendita il proprio corpo. Una di queste è Luljeta, una giovane albanese che i volontari dell’unita di strada sono riusciti a contattare ma che purtroppo è ritornata dai suoi aguzzini. Sfruttata, controllata sul tratto del marciapiede che le era stato indicato, sebbene fosse incinta al terzo mese. Ad inizio ottobre è stata costretta ad abortire e di lei sulle strade piacentine non c’è stata più traccia, forse trasferita in un’altra zona dagli stessi sfruttatori. A lei l’associazione Papa Giovanni XXIII ha dedicato una fiaccolata per le vie di Piacenza. Duecento piccole luci hanno sfilato per le vie del centro fino alla chiesa di San Francesco dove il vescovo Ambrosio ha ricordato la figura di Don Benzi scomparso otto anni fa.
Nella nostra città in due anni sono stati fatti 250 colloqui, di cui 64 nuovi contatti. “A Piacenza il fenomeno della prostituzione è molto presente – continua Caterina – questo significa che c’è un alto numero di clienti. Secondo l’antica legge della domanda-offerta le stesse ragazze ci dicono Se nessuno venisse da noi, noi non saremmo qua, ed hanno ragione. Con gli sfruttatori c’è sempre una storia di inganno, di false promesse dal paese di orgine che si concludono con amare delusioni”.
Romina Iurato è nella associazione da 16 anni e da due fa parte dell’unità di strada. Una volta alla settimana scende in strada con i volontari con l’obiettivo di instaurare un primo contatto con le ragazze. In due anno l’unità di strada di Piacenza ha tolto dalla rete della prostituzione tre giovani donne.
“Il primo passaggio – racconta Romina volontaria dell’associazione Papa Giovanni XXIII – è di andare in strada. Ci dividiamo in tre o quattro per auto, scendiamo in due. Tra noi ci deve sempre essere una donna perchè dà più fiducia alle ragazze. Gli uomini italiani sono visti come chi le compra, chi le sfrutta. Il primo approccio dunque – spiega Romina – è la conoscenza, chiediamo loro come stanno e da dove vengono, gli spieghiamo chi siamo e cosa puà fare l’associazione per aiutarle. Diamo loro un numero di telefono attivo 24 ore su 24 a cui si possono rivolgere. Uscire ogni settimana ci permette di avere continuità anche se le ragazze vengono spostate da una zona all’altra, la tratta è molto ben organizzata. Il nostro obiettivo resta comunque quello di costruire relazioni”.
Sono i deboli, gli ultimi l’obiettivo dell’associazione che nell’ultimo periodo ha puntato anche sulla prevenzione con incontri nelle scuole superiori per abbattere molti pregiudizi e la poca conoscenza sul tema antitratta.
(Il servizio completo su www.zerocinque23.com)

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