
L’ha spuntata una vecchia volpe della politica come Tommaso Foti. Il suo Fratelli d’Italia è riuscito a sfilare il seggio in Regione che in molti pronosticavano assegnato a Forza Italia, o all’uscente Andrea Pollastri, o all’emergente Fabio Callori. Nossignori, gli azzurri piacentini sono rimasti con il becco asciutto. E come spesso accade in politica il giorno dopo le sconfitte si aprono i processi. Così mentre Foti se la ghignava e la Lega Nord gongolava per il successo elettorale, in Forza Italia sono iniziati a volare gli stracci. Una vera e propria faida.
Le prime accuse sono state scagliate dal Club Forza Silvio che in una nota chiedeva a “certi personaggi” – «rei di aver perso le più importanti sfide elettorali degli ultimi anni» – di lasciare spazio a Callori e Papamarenghi ai vertici di Forza Italia. Il Club tirava in ballo una serie di inchieste che hanno di recente interessato alcuni dirigenti del partito e si augurava alla fine “un futuro che non garantirà più lunga vita politica ai compratori e venditori di tessere”. Pronta la risposta arrivata da uno dei “certi personaggi”, Antonio Agogliati.
«Ma che compratori o venditori di tessere – ha detto l’ex senatore -, le tessere le fanno i cittadini in autonomia, su questo non voglio neanche parlare: chi fa le tessere deve presentarsi con la sua carta d’identità. In una democrazia ci sono persone che si presentano e vengano votate dalla gente. Loro non possono pretendere di essere “maggioranza” senza che lo decida proprio la maggioranza stessa del partito”.
E ha proseguito: “Devono guardare bene prima di sputare sentenze: parlano della “pagliuzza” altrui quando non s’accorgono della trave che hanno negli occhi. Se vogliono fare un confronto politico, facciamolo, organizziamo pure un pubblico dibattito per vedere chi ne sa più di politica, così la gente si renderà conto di quello che so e che ho fatto io, e di quello che sanno e hanno fatto loro».




