Nella Fase 2 saranno fondamentali i medici di famiglia per prevenire i focolai

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Il presidente provinciale dell’Ordine dei medici, Augusto Pagani, dalle pagine di Libertà spiega l’importanza della medicina territoriale nelle cosiddetta Fase 2.

Il coronavirus tornerà e bisogna essere pronti ad affrontarlo, in particolare devono esserlo i medici di famiglia in modo da contrastare i contagi e la stessa malattia sul nascere. Sono infatti il primo presidio e quindi l’unico in grado di vedere arrivare l’ondata e avvisare gli altri. Per farlo, occorre che i medici di famiglia siano dotati di tutti i dispositivi di protezione individuale, garantire i tamponi immediati per i pazienti sintomatici e entro una decina di giorni anche per chi ha avuto contatti con i positivi. Il medico di medicina generale deve essere in grado di somministrare le prime cure e grazie al saturimetro lasciato a disposizione del paziente si potrà monitorare l’evolversi della malattia anche a distanza. Il tutto in sinergia con controllo domiciliari al bisogno, l’attivazione dell’Unità speciale di continuità assistenziale ed eventualmente il 118 in caso di peggioramenti.

Tutto questo anche in vista della rivisitazione degli ambulatori in cui si potrà accedere solo su appuntamento e aumenterà l’utilizzo della telemedicina per evitare i contagi. Di pari passo bisogna prevedere anche maggiori finanziamenti e una sorta di “sburocratizzazione” per rendere il lavoro più agile.

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