Nel 1984, Corriere Padano accelera da mensile a settimanale

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Quarant’anni fa il Corriere Padano, testata che interpretava quella società che agli albori degli anni Ottanta stava cambiando pelle, da mensile accelerava a settimanale.  Che sia questo il punto di svolta che ha fatto sì che il settimanale si sedimentasse per tanto tempo sopravvivendo a tante intemperie?

Forse sì. In quel periodo ha intercettato un’esigenza della società che si apprestava a una profonda trasformazione. Anche sul piano tecnologico. È infatti a metà degli anni Ottanta che negli uffici, nelle redazioni dei giornali fanno la loro comparsa i pc. Quasi si tocca con mano un desiderio di modernità interpretata in chiave individualista. Lasciandosi alle spalle tutto il portato che, fino agli anni Settanta, è stato declinato come collettivo.

È in questo contesto – avvertito anche localmente – che prende forma il settimanale Corriere Padano, dopo un anno di rodaggio come mensile. Un’evoluzione e anche una sfida, una prova coraggiosa in una realtà che non aveva avuto, negli anni immediatamente recenti, altre iniziative di questo tipo se si escludono esperienze legate a partiti o alla diocesi.

Corriere Padano da subito ha preso piede in città e provincia, dove a parte le testate nazionali che coltivavano le corrispondenze, pubblicava dal 1909 il settimanale della diocesi piacentina Il Nuovo Giornale e si era appena festeggiato il centenario del quotidiano Libertà fondato nel 1883.

Novità del tempo sono le televisioni commerciali (le radio sono già consolidate e appartengono al decennio dei Settanta). Ora, a distanza di 40 anni le televisioni, lo si può dire senza indugi, hanno forgiato e modificato i comportamenti e il costume della società italiana. Ma in quel periodo hanno rappresentato una novità assoluta e creato anche un’euforia economica (per il giro pubblicitario che movimentava) ma anche un entusiasmo intorno a nuovi programmi in cui potevano presenziare gli stessi comuni cittadini. Si era aperto un mondo. Poi se ne vedranno le storture. Ma dopo.

La cifra di quel periodo – ritorna la memoria a quei momenti – era l’edonismo, la voglia di vivere insieme e divertirsi prima di tutto. Anche l’informazione in molti casi aveva cambiato pelle. I giornali, prima molto grigi e paludati, avevano imboccato altre strade, soprattutto alcuni.

Titoli forti, foto, interviste a personaggi interpreti della società nei vari campi, riflettori puntati sul tempo libero sulla personalizzazione e sulle individualità. Interpretando in questo modo quella che era la spinta del periodo: essere primi protagonisti del proprio tempo in cui l’obiettivo principe era il raggiungimento della propria felicità.

Questa spinta proveniente dal tessuto sociale, che riguardava direttamente una modificazione dei costumi nel vivere degli anni Ottanta, si manifesta anche a Piacenza – pur con il passo moderato della provincia – nel momento in cui Corriere Padano, diventato settimanale, muove i primi passi.

Fatti importanti di politica, altri gravi e terribili come quelli della cronaca nera, dai fatti di sangue ai processi, lo sport che mette i protagonisti importanti in primo piano. Non mancano di essere raccontate le piccole realtà cittadine e provinciali. Forse per la prima volta a Piacenza si parla anche di vita notturna. È quello il momento in cui crescono le attività ricreative, le discoteche: la disco dance è in crescita e tutto sembra muoversi sulle sue note.  Un sipario aperto sulla vita cittadina e della provincia che hanno subito un grande rilievo sulle pagine del piccolo giornale che inizia così a raccontare Piacenza e la sua provincia assumendo e calandosi proprio in quel contesto generale targato anni Ottanta. Un accenno particolare riguarda l’attenzione del giornale verso la provincia di cui segue le iniziative ricreative organizzate copiose specialmente durante l’estate. Un giornale strutturato nelle sezioni di attualità che presto diventa un appuntamento – agli inizi era il venerdì – a cui non mancare da parte dei lettori. Si può parlare di un dinamismo che ha portato tanti giovani, con facilità, a sperimentare i primi passi nel giornalismo e a cimentarsi con le insidie ma anche con l’esaltante emozione del racconto della realtà sulle pagine di un giornale. E tanti a Piacenza, partendo da questa piccola esperienza, hanno costruito una professione.

È a quella particolare condizione incontrata negli anni Ottanta che Corriere Padano lega le sue sorti. Dieci anni, come si è detto, controversi con tanti risvolti negativi, ma che sono stati significativi e che spiegano tanto di quello che siamo diventati oggi.

Negli ‘80 Corriere Padano viaggia spedito. Almeno fino alla fine del decennio quando il giornale si trova di fronte alla necessità di una dolorosa ripartenza, quasi una rinascita. Ma questa è un’altra storia… forse meriterebbe di essere raccontata.

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