
Ogni anno, il primo sabato di luglio, si celebra la Giornata internazionale
delle cooperative. La ricorrenza è stata istituita nel 1994 dalla Risoluzione
49/155 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e coincide con
la Giornata internazionale delle cooperative dell’Alleanza internazionale
delle cooperative (International Co-operative Alliance (ICA), che si celebra
dal 1923. La risoluzione pone l’accento sul grande potenziale
delle cooperative nel contribuire alla soluzione dei problemi economici,
sociali e ambientali e nel sostenere la formulazione delle strategie di
sviluppo nazionale.
La cooperativa è infatti definita come un’associazione autonoma di
persone che si uniscono volontariamente per rispondere a esigenze e
aspirazioni economiche, sociali e culturali comuni, attraverso
un’impresa di proprietà congiunta e controllata democraticamente. Le
cooperative hanno conosciuto negli anni una crescita senza pari, ma la
crescita non è la cosa più importante, rimane fondamentale l’operare in
risposta ai mutevoli bisogni della comunità e nella consapevolezza del
doveroso rispetto all’ambiente. Ecco perché il mondo cooperativo è
partner chiave per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.
Le cooperative svolgono tre ruoli fondamentali: sono attori economici che
creano opportunità di lavoro, vivibilità e profitto; sono imprese incentrate
sulle persone, che contribuiscono all’uguaglianza e alla giustizia sociale;
sono istituzioni democratiche che, sotto il controllo dei loro membri,
guidano le società e le comunità locali.
Sabato primo luglio sarà un’occasione per gli operatori delle cooperative
di tutto il mondo per sottolineare come al centro del loro impegno ci
siano anche sostenibilità e resilienza. Sono questi i principi che dalla
nascita delle cooperative, due secoli fa, hanno rappresentato il fulcro del
loro modello economico, inclusivo e rispettoso delle risorse naturali.
“Attualmente – spiega Daniel Negri, presidente di Confcooperative
Piacenza – sul territorio provinciale associamo circa 130 imprese
cooperative, fra grandi e piccole, che sono quasi pariteticamente
distribuite nei tre filoni operativi principali: ovvero l’ambito sociale, quello
agricolo ed agroalimentare, e quello del lavoro e dei servizi alle imprese.
Stiamo vivendo anni molto intensi dati i veloci cambiamenti di scenario
economico e sociale, accelerati dalla pandemia prima e dall’impatto della
guerra in Ucraina e dalle tensioni internazionali che ne conseguono, poi.
Comune denominatore di questi eventi è stato ed è, fra gli altri,
l’aumento dei costi di produzione, spinto dal rincaro delle materie prime
e quindi dell’energia, fattore che ha impattato ed impatta sia sulle nostre
imprese che operano nel sociale, sia su quelle dedite alla produzione
primaria o fornitura di servizi. In alcuni casi, per permettere alle
cooperative di andare avanti, abbiamo facilitato l’accesso dei nostri
associati ai finanziamenti specifici messi in campo dagli istituti
finanziari di sistema, quale ad esempio il credito dedicato al pagamento
delle utenze denominato “spegni la bolletta”. Specificatamente invece al
mondo della cooperazione sociale, che fornendo servizi alla comunità
(asili, centri diurni per anziani e giovani, case di riposo, comunità alloggio)
ha spesso come interlocutore l’ente pubblico appaltante i servizi, siamo
dovuti intervenire perorando le richieste di adeguamento delle
tariffe riconosciute dall’ente appaltante e calcolate in un periodo in cui i
costi erano sensibilmente più bassi degli attuali. Insomma, operare
competitivamente sul mercato non è scevro da problematiche, ma le
nostre imprese finora hanno dimostrato capacità, perseveranza e duttilità
al cambiamento. Noi in Confcooperative siamo consapevoli del ruolo
fondamentale della cooperazione nel tessuto produttivo, economico e
sociale del Paese, e del forte radicamento nel nostro ambito provinciale;
sono momenti duri ma traguardiamo un futuro ed un ruolo sempre più
rilevanti anche negli anni a venire.”




