Arresto di Caruso, Foti si scusa con la città: “Ora si dimetta”

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Ha scosso la città la notizia dell’arresto del presidente del consiglio comunale di Piacenza Giuseppe Caruso, esponente di Fratelli d’Italia, nell’ambito dell’operazione Grimilde sulla ‘ndrangheta in Emilia Romagna. Il primo media a darne la notizia (che riportiamo sotto), nella mattina del 25 giugno, è stata Repubblica on line.

Ora, in molti si chiedono quali scenari si aprano in consiglio comunale.

La riunione dei capigruppo presieduta dal vicepresidente del consiglio Sergio Dagnino, a cui spetta la guida dell’assemblea in attesa delle dimissioni di Caruso (che potrebbero arrivare nei prossimi giorni) ha deciso di convocare il consiglio comunale lunedì 1° luglio.

Se nel frattempo dovessero arrivare le dimissioni di Caruso, si darebbe il via all’iter per la sua sostituzione e l’elezione di un nuovo presidente del consiglio comunale.

Nella conferenza stampa di Fratelli d’Italia, convocato il giorno dopo l’arresto di Giuseppe Caruso, l’onorevole Tommaso Foti si è scusato con il sindaco e con la città di Piacenza ribadendo come la politica sia esclusa da questa vicenda e che anche Fratelli d’Italia è da considerarsi parte offesa.

Giuseppe Caruso

BOLOGNA – “Perché io ho mille amicizie, da tutte le parti, bancari… oleifici… industriali, tutto quello che vuoi… quindi io so dove bussare… quindi se tu mi tieni esterno ti dà vantaggio, se tu mi immischi… dopo che mi hai immischiato e mi hai bruciato… è finita”. Lo diceva a un altro indagato, secondo un’intercettazione dell’8 settembre 2015, Giuseppe Caruso, presidente del consiglio comunale di Piacenza, esponente di Fratelli d’Italia (Fdi), arrestato nell’operazione della Dda di Bologna e ora sollevato dall’incarico dal suo partito. Il politico è tra i sedici arrestati nella notte dalla squadra mobile, su ordine della Dda di Bologna, nell’operazione Grimilde. Tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare emesse c’è anche il boss Francesco Grande Aracri, oltre ai figli Salvatore e Paolo. Francesco Grande Aracri, già condannato per associazione mafiosa, viveva a Brescello, in provincia di Reggio Emilia. La maxi inchiesta segna un duro colpo alla ‘ndrangheta in Emilia: riguarda settantadue indagati e ha portato a cento perquisizioni e al sequestro di beni per diversi milioni di euro. Oltre 300 poliziotti sono entrati in azione nelle province di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Crotone, per eseguire le misure ordinate dal Gip del capoluogo emiliano. “Nessuna tregua e nessuna tolleranza per i boss, avanti tutta contro i clan” commenta il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Al centro dell’inchiesta un clan della ‘ndrangheta radicato in Emilia Romagna e considerato, come nel sistema “Aemilia”, parte integrante della cosca dei cutresi.
Le intercettazioni
Nel dialogo intercettato Caruso, che secondo il Gip ha un ruolo “non secondario nella consorteria”, spiegava a Giuseppe Strangio che, in relazione alla funzione che all’epoca rivestiva all’ufficio delle Dogane di Piacenza, avrebbe dovuto cercare di mantenere un certo distacco da Salvatore (per gli inquirenti Salvatore Grande Aracri) perché questi, come il padre Francesco, era controllato dalle forze dell’ordine. Sarebbe quindi stato più utile per la consorteria, ricapitola il Gip, che Caruso non apparisse all’esterno come un associato, “al fine di poter agire nell’interesse del sodalizio con più efficacia”. “Ultimamente – si legge nella conversazione di Caruso, intercettata – Salvatore stesso (sottinteso: mi dice) ‘stai a casa, lasciami stare, vediamoci poco’. Perché? Perché è giusto che sia così… nel senso che io dal di fuori se ti posso dare una mano te la do, compà, perché al di fuori mi posso muovere…guardo, dico, se c’è un problema, dico: ‘stai attento’.
Altrimenti, dopo che si viene ‘bruciati’, “la gente ti chiude le porte, la gente mi chiude le porte… che vuoi da me… se tu sei bruciato non ti vuole… hai capito quello è il problema…quindi allora se tu ci sai stare è così… loro invece a tutti i cani e i porci è andato a dire che io riuscivo… che a Piacenza io riuscivo a fare i libretti, le cose”.Caruso venne eletto nel 2017 nel consiglio comunale. La conversazione risale, dunque, a un periodo precedente.

Bologna, Zuppi sulle mafie: “Anche l’Emilia ha perso l’innocenza”
Secondo la Dda di Bologna (l’inchiesta è affidata al pm Beatrice Ronchi) il clan era attivo nel giro delle estorsioni, dell’usura e del riciclaggio che metteva in pratica grazie ad una fitta rete di insospettabili prestanome. Nel corso della nottata i poliziotti hanno anche eseguito una serie di sequestri preventivi. I sigilli della Stato sono stati affissi ad una serie di società, ad attività commerciali e del campo della ristorazione, e a diversi conti correnti bancari.
Le reazioni politiche
L’operazione antimafia scatena la bufera politica. Le reazioni non si fanno attendere, anche sul commento del ministro Salvini e sull’imbarazzo di Fratelli d’Italia per l’arresto di un suo esponente. Giorgia Meloni è netta: “Il coinvolgimento di Giuseppe Caruso, anche se non legato alla attività politica ma al suo ruolo di funzionario dell’Agenzia delle Dogane che fa capo al Ministero dell’Economia, ci lascia sconcertati. Confidiamo nel lavoro degli inquirenti, e auspichiamo che Caruso dimostri la sua totale estraneità in questa vergognosa vicenda. Ribadiamo con assoluta fermezza che in Fratelli d’Italia non c’è spazio per nessuna mafia e per noi, come noto, chi fa politica a destra e tradisce l’Italia merita una condanna doppia. Anche per questo Fratelli d’Italia è pronta a costituirsi parte civile nel processo per difendere la sua immagine e la sua onorabilità. Finché non sarà chiarita la sua posizione, Giuseppe Caruso è sollevato da ogni incarico e non può essere più membro di Fratelli d’Italia”. “Il ministro dell’Interno deve aver dimenticato di dire che farà quello che è il suo dovere in questi casi: inviare immediatamente una commissione d’accesso al comune di Piacenza per verificare il livello dell’infiltrazione della ‘ndrangheta in quell’amministrazione e valutarne lo scioglimento per mafia” attacca Laura Garavini, componente Pd in commissione antimafia. L’europarlamentare del movimento 5 stelle Sabrina Pignedoli ipotizza l’eventuale scioglimento dell’amministrazione piacentina: “Visto il ruolo istituzionale importantissimo ricoperto da Caruso, bene hanno fatto i parlamentari del movimento 5 stelle in commissione antimafia a chiedere la commissione d’accesso prefettizia al comune di Piacenza. E’ il primo passo necessario per valutare l’eventuale scioglimento dell’amministrazione”. L’inchiesta scuote ancora una volta l’Emilia, non più immune dalle infiltrazioni mafiose come ha messo in luce da tempo il processo Aemilia. “Via le mafie dall’Emilia Romagna – la reazione del presidente della Regione Stefano Bonaccini – Ci battiamo ogni giorno affinché cresca la coscienza civile e la cittadinanza responsabile, per non lasciare spazi di alcun tipo alla criminalità organizzata. E collaboriamo con le Prefetture, gli inquirenti e le forze dell’ordine, impegnati in un lavoro straordinario ogni giorno, come hanno dimostrato anche oggi, facendo fronte comune”.

Dal sito di Repubblica.it

LE REAZIONI

L’intervento del Pd provinciale: “Fatto gravissimo per la città”

L’arresto di Giuseppe Caruso, Presidente del Consiglio comunale di Piacenza ed esponente di Fratelli d’Italia, su ordine della Dda di Bologna, nell’operazione Grimilde è un fatto gravissimo che umilia la nostra città e getta discredito sulla massima istituzione cittadina, il Comune. Al centro dell’inchiesta un clan della ‘ndrangheta radicato in Emilia Romagna e considerato, come nel sistema “Aemilia”, parte integrante della cosca dei cutresi. Mantenendo fermo il principio della presunzione di innocenza fino a prova contraria è chiaro che, il ruolo istituzionale importante ricoperto da Caruso, risulta incompatibile con le ombre sollevate dall’inchiesta e assesta un duro colpo alla credibilità dell’Amministrazione Barbieri e della maggioranza che la sostiene oltre che, anche sul piano nazionale, su una forza politica, Fratelli d’Italia, verso la quale forse in modo troppo affrettato sono confluite personalità di spicco della politica piacentina. Al di là di facili strumentalizzazioni dobbiamo prendere atto delle macerie che il governo locale ha fatto di questa città e della debolezza del Sindaco a farvi fronte. Facciamo appello a tutte le forze sane, tante, al di là anche delle appartenenze politiche, affinché si ritrovi il senso di una comunità meritevole di una città onesta, pulita, ordinata, sicura partendo dalla consapevolezza condivisa che il caposaldo, per tutti, ma a maggior ragione per chi ricopre ruoli istituzionali deve essere, senza ombra di dubbio, il rispetto della legalità. Ciò che fino a ieri sembrava scontato ma che, purtroppo, oggi dobbiamo, nostro malgrado, riconsiderare come valore da riaffermare.
Il segretario provinciale Pd Silvio Bisotti

I gruppi consiliari di Pd e Piacenza in Comune: “Seduta straordinaria del consiglio comunale”

“Pessimo compleanno per la giunta Barbieri. Stamattina la città si è svegliata con la terribile notizia, data dai vari telegiornali, dell’arresto del Presidente del Consiglio comunale. Un ruolo così importante, tirato in ballo in un’inchiesta sulla ndrangheta, con capi d’accusa di tale gravità, è un danno all’immagine di Piacenza che, a memoria, non ha precedenti. Il gruppo consiliare del Partito Democratico, insieme a Piacenza in Comune, fedele alla linea garantista in cui fermamente crede, esprime seria preoccupazione e si augura che al più presto la vicenda sia chiarita. Sul piano politico, memori di chi, imprudentemente, scioccamente e con arrogante veemenza si scagliò, in altre occasioni, contro gli avversari, e certi di non voler imitare questi pessimi esempi, ci limitiamo a sperare in un immediato passo indietro di Giuseppe Caruso dalle sue cariche di Presidente e consigliere, a tutela sua e dell’Istituzione che fino a ieri sera ha rappresentato, su cui al momento incombono nubi e interrogativi che sconquassano la quotidiana amministrazione della cosa pubblica piacentina. A tal proposito, ci pare opportuna l’immediata convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio, per un confronto collegiale sui prossimi passi concreti e per avere le dovute garanzie che nessuna azione dell’Ente sia mai stata a rischio di condizionamento per le vicende oggetto di indagine”

 Il segretario Cgil Gianluca Zilocchi: “Da anni denunciamo gli inquinamenti nell’economia”

“Sono di una gravità inaudita le notizie di oggi riguardanti gli arresti avvenuti nella nostra regione, e a Piacenza, nel corso del nuovo filone di inchiesta aperto contro l’infiltrazione della ‘ndrangheta nei nostri territori. Un episodio che parla di territori violentati nel loro corpo sociale, nella loro economia, nelle loro istituzioni. Le prime notizie che arrivano confermano purtroppo che, come da tempo sappiamo e sosteniamo, anche nel nostro territorio hanno messo radici e operano illegalità e criminalità organizzata. Se per molti può sembrare un fulmine a ciel sereno così non è per noi, che da anni denunciamo i condizionamenti e gli inquinamenti che le nostre economie stanno subendo. La Cgil, il sindacato, si è costituita parte civile nel processo Aemilia ottenendo nella sentenza di condanna del Tribunale il riconoscimento del principio che le infiltrazioni della criminalità rappresentano un attacco ai diritti del lavoro e alla democrazia. Una vittoria importante ma che ha solo scalfito la forza delle organizzazioni mafiose. A maggior ragione, la notizia dell’arresto del presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Caruso getta un inquietante velo sulla nostra comunità e sulle possibili gravi conseguenze che, fermi restando i doverosi accertamenti che seguiranno, potrà produrre. Le dimissioni di Caruso sono un gesto indispensabile che chiediamo con forza, a tutela delle istituzioni e della città tutta, ma non bastano. Le pesanti ombre che si profilano intorno alle istituzioni richiedono atti chiari, concreti e immediati. L’amministrazione in primis è chiamata a rendere conto dell’operato dei suoi uomini e a mettere in sicurezza l’istituzione di tutti i cittadini, anche attraverso una seduta straordinaria del Consiglio. Occorre accertare in profondità il livello di infiltrazione della criminalità nelle nostre istituzioni e farlo mettendo in atto ogni iniziativa utile senza escludere, qualora fosse necessario, di verificare la sussistenza delle condizioni per lo scioglimento del Consiglio Comunale: esistono strumenti e procedure chiare normate dalla Legge e siamo certi che le istituzioni dello Stato, a partire dal Prefetto di Piacenza a cui va la nostra piena fiducia, sapranno bene interpretarle e restituire a Piacenza la dignità e il rispetto che merita”.

Marina Molinari, segretario Cisl Parma Piacenza: “Dimostrazione di come anche Piacenza sia un territorio a rischio”

“Questa ulteriore indagine sulle infiltrazioni della ndrangheta ha fatto emergere un fatto gravissimo, che dimostra come l’Emilia, e anche Piacenza, sia un territorio a rischio. Non si deve abbassare la guardia. Quindi esprimiamo il più vivo sostegno alla magistratura che sta operando per il bene della nostra comunità e per l’affermazione della legalità. La Cisl Parma Piacenza chiede che la maggioranza che ha eletto Giuseppe Caruso esprima subito una netta presa di distanza e che l’interessato, coinvolto in questa indagine, rassegni dimissioni immediate. Piacenza merita di più di un presidente del consiglio comunale arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso”


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