
Si chiama “Piacenza terra di vocazioni” l’ultimo prodotto cinematografico realizzato dall’associazione culturale Muselunghe, realtà nata nel 2016 mettendo insieme professionisti del mondo dello spettacolo, delle lettere e del design. Un docufilm che porta sul grande schermo l’avventura umana e spirituale di cinque grandi figure di religiosi piacentini che, con il loro carisma e la loro fede, hanno lasciato un solco indelebile nella storia del mondo. La prima proiezione si è tenuta giovedì 18 novembre alla Sala Ritz del Cinema Politeama, ma – assicurano Giusy Cafari Panico e Corrado Calda, referenti dell’associazione piacentina – “nei prossimi mesi l’intenzione è quella di diffondere la pellicola in tutta Italia e di farla tradurre in inglese, così da poterla far conoscere anche all’estero”. Oltre a quella di Panico e Calda, il documentario porta la firma di Paolo Guglielmetti come direttore della fotografia, dell’operatore video Lorenzo Polenta (collaboratore nel Lazio) e di Alfonso di Rosa, che ha composto le musiche originali di accompagnamento alle immagini.
Promozione culturale e generosità – L’associazione Muselunghe non è nuova ad operazioni biografiche di questo tipo. Sin dalla nascita – facendo fede alla propria mission di diffondere, promuovere e produrre la cultura in tutte le sue forme – uno dei principali filoni creativi sviluppati è infatti quello rinominato dei “Grandi Italiani”. “Una serie di monologhi teatrali – spiegano Panico e Calda – che hanno messo in luce i grandi personaggi della nostra storia. In particolare, abbiamo portato in scena la vita del celebre fisico Edoardo Amaldi, un lavoro che è stato rappresentato anche al CERN di Ginevra; quella di Giovanni Raineri, ministro delle terre liberate e fondatore della Federconsorzi e dei Cavalieri del Lavoro, a cui è tra l’altro dedicato l’istituto superiore di agraria di Piacenza; del Cardinale Giulio Alberoni, primo ministro in Spagna nel 1717, figura che viene ripresa anche nel nostro ultimo film; e di Francesco D’Assisi, rappresentato in occasione del suo incontro con il Sultano Al Malik Al Kamil durante la quinta crociata. Muselunghe – aggiungono – si occupa anche di spot, documentari e cortometraggi – si pensi al lavoro “La Buona Scuola”, in concorso al David di Donatello – di letteratura e cultura”. Il tutto spesso declinato nella direzione della solidarietà. “Nel giugno 2020 siamo stati tra i primi ad organizzare un evento pubblico a Piacenza dopo il lockdown, alla Galleria Ricci Oddi – ricorda Giusy Panico -: nell’occasione è stata lanciata una raccolta fondi, che continua ancora adesso, da destinare ad Amop (Associazione Piacentina Malato Oncologico) tramite la presentazione e la vendita del mio libro “Poesia della luce e dell’ombra”, scritto durante la drammatica quarantena dei primi mesi del covid”.
“Colpisce la loro modestia e genuinità” – Un ricco ventaglio di attività che questa volta si è focalizzato su un tema piuttosto peculiare, all’apparenza un po’ fuori moda, come quello religioso. Protagonisti del docufilm, della durata complessiva di un’ora e quaranta minuti e tra i progetti premiati dal bando comunale del 2020 “Piacenza riparte con la cultura”, sono infatti i cardinali Giulio Alberoni, Ersilio Tonini, Agostino Casaroli, oltre a mons. Francesco Torta e suor Leonella Sgorbati. “Raccogliendo informazioni e testimonianze dirette si scopre che sono figure trasversali che, nonostante la popolarità, colpiscono per la loro grande modestia e genuinità. Dal documentario emerge anche un forte radicamento alla terra d’origine – rimarcano i membri dell’Associazione Muselunghe -: Alberoni fu il primo ad esportare i salumi piacentini nel mondo; Tonini nelle sue omelie era solito rifarsi ai modi di dire dei suoi genitori, originari di Centovera. Monsignor Torta, a partire da Piacenza, diffuse in Italia e nelle sue missioni all’estero un modello vincente di istituti per sordomuti e ciechi; il cardinal Casaroli, con il suo approccio cordiale e riservato, tipicamente piacentino, creò un vero e proprio stile cardinalizio e diplomatico. Suor Lionella era, tra le mille altre cose, un’“ambasciatrice” del buon cibo piacentino: le sue consorelle in Africa, che abbiamo intervistato, ancora si ricordano le salsicce che portava da casa”.




