Molinaroli, Ruggieri e gli altri compagni di viaggio:
quanti scossoni per il Copra nel grande volley

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di Giancarlo Tagliaferri – La recente tragicomica e paradossale “sfida all’ok corral” (definizione data dallo stesso Ceo Ruggeri) tra la Copra e la fantomatica “holding” elvetico-piacentina Ardelia non fa che riportare alla mente gli altri compagni di viaggio che in questi 14 anni hanno accompagnato Guido Molinaroli nella sua avvenutura nel grande volley: non sempre il patron biancorosso ha avuto fortuna nello scegliere e – soprattutto – mantenere i propri soci-parters tra promesse di investimenti e programmi pluriennali, meteore, improbabili dichiarazioni d’amore verso la città, tentativi di colonizzazione, abbandoni repentini, tribunali e carte bollate.
Correva l’anno 2003. L’allora Copra Piacenza era reduce dalla rocambolesca quanto fortunosa salvezza all’ultimo set dell’ultima partita contro una demotivata Sisley Treviso: a Piacenza piomba il baffuto imprenditore informatico Antonio Caserta con la sua Asystel Milano, che  porta nel piccolo PalaAnguissola una autentico “dream team” e quel che resta delle “generazione dei fenomeni”. Velasco, Gardini, Zlatanov, Bovolenta e Grbic proiettano improvvisamente Piacenza ai vertici della pallavolo italiana ed europea, salvo poi ripercorrere il tragitto inverso dell’Autosole dopo pochi mesi trascorsi da separato in casa.
Dopo il fallimento della fusione CopraAsystel (che nei fatti avrà comunque il merito di accendere l’entusiamo della città per il volley e portare alla costruzione del PalaBanca), è Antonio Cerciello nel 2007 con la sua Nordmeccanica ad entrare per la prima volta nello sport piacentino. L’imprenditore cino-vesuviano permette l’allestimento di una squadra che, con Angelo Lorenzetti in panchina, sfiora la grande impresa nella finale di Coppa Campioni di Lodz e raggiunge il culmine della sua epopea nello storico pomeriggio di Trento con la conquista del Tricolore nel 2009. Dopo roboanti dichiarazioni d’impegno verso la squadra tipiche nel suo “slang” partenopeo, però, Cerciello abbandona il Copra salvo poi rientrare qualche mese dopo nel volley dalla sponda femminile: i dissidi con Molinaroli torneranno prepotentemente alla luce recentemente per la questione legata all’uso comune del PalaBanca.
E’ la CopraAtlantide a raccogliere l’eredità pesante della squadra campione d’Italia ma, dopo un’inizio promettente con la conquista della Supercoppa Italiana, il matrimonio con la compagnia di viaggi bresciana entra subito in crisi: i risultati sportivi mancano, si è al crepuscolo di un ciclo irripetibile di giocatori e tira aria di smobilitazione con le voci di un ridimensionamento di budget e di obiettivi per la stagione successiva. Si finisce a colpi di raccomandate e citazioni con reciproche accuse di non aver onorato i rispettivi impegni.
La stagione 2010 è quella della “meteora” della sport piacentino Gianni Rispoli e del tentativo di creare un ambizioso progetto tanto caro anche a Guido Molinaroli: costruire una polisportiva in stile Panathinaikos tra basket, volley e rugby. E’ la CopraMorhpo Piacenza ad interpretare sul campo tale intesa: la stagione sportiva è però difficile, al Palabanca arrivano alcuni giocatori stile “fenomeni parastatali” della Gialappa’s Band (come dimenticare Nilsson e Popp) e la squadra si salva solo all’ultima giornata rischiando una clamorosa retrocessione. Rispoli saluta e se ne va, tentando in solitaria l’avventura nel grande basket degli americani in Legadue: dovrà mestamente abbassare le serrande dopo una sola stagione.
La cessione alla francese Elior del settore ristorazione di Copra porta a Piacenza in dote una piacevole sorpresa: nell’accordo di cessione rientra anche il volley, e quindi nasce CopraElior. Lino Volpe, manager e tifoso, promette e mantiene investimenti triennali, riporta Piacenza dalla zona retrocessione a vincere Coppa Italia, Challenge Cup e sfiorare lo scudetto, con la sensazione di aver visto probabilmente – con Luca Monti in panchina – la squadra più forte e più vincente che i tifosi biancorossi abbiano mai avuto.
Il resto sono fatti  recenti e cronaca di oggi: il rischio di chiusura per mancanza di sponsor fino alla galeotta mail del misterioso giornalista svizzero Reggiani, poi la storica cessione del pacchetto di maggioranza della società da Guido Molinaroli a Dario Ruggeri che, con la sua imprecisata Ardelia, promette investimenti quinquennali e vittorie salvo poi di “scordarsi” di pagare addirittura il notaio per l’acquisizione e attendere la vendita di qualche F35 per saldare gli stipendi. Questa però è una storia ancora tutta da scrivere e da vivere, sperando che non sia l’ultima.

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