di Comitato No Tube – Negli ultimi giorni spesso le associazioni agricole piacentine, insieme con il Consorzio di Bonifica, stanno provando in molti modi a spaventare i piacentini riguardo l’applicazione del deflusso minimo vitale nei nostri fiumi. Addirittura arrivano a pagare spazi pubblicitari pur di allarmare i cittadini.
Se la situazione non fosse grave, questo tentativo meriterebbe solo una risata, ma purtroppo il messaggio è così brutale e fuorviante che non possiamo sottrarci dal commentarlo, con l’unico obiettivo di ripristinare un po’ di verità di fronte a una disinformazione di tale impatto.
1. Il rilascio del minimo deflusso vitale non porterebbe assolutamente i campi nella condizione di siccità grottescamente proposta in questi giorni. Infatti oggi il Consorzio afferma di derivare 2800 litri al secondo. Poiché le derivazioni e i canali hanno grosse perdite, di questi 2800 litri, solo 1400 nel migliore dei casi arrivano ai campi (ed è riducendo queste perdite che gli agricoltori potrebbero recuperare acqua per le coltivazioni, non strozzando un fiume!). Se il Consorzio rispettasse il DMV, dovrebbe cedere altri 800 litri circa al fiume. Questo vuol dire che la quantità di acqua reale che arriverebbe ai campi passerebbe da 1400 a 1000 litri al secondo. Mancherebbero dunque 400 litri per i campi, una quantità che è ottenibile con la portata di due o tre pozzi di pianura. Non si avrebbe dunque nessuna siccità.
Quello che invece è vero e verificato è che il Trebbia è stato completamente prosciugato a partire dal 23 giugno scorso e il suo ecosistema è stato sterminato per l’ennesima volta.
2. Il minimo deflusso vitale è infatti quella quantità d’acqua che ogni derivazione deve rilasciare in un fiume allo scopo di non spegnere la vita nello stesso. Non stiamo parlando della quantità d’acqua che serve a far prosperare il fiume, ma solo di quella necessaria a non trasformare un corso d’acqua in un ecosistema morto. Per questo il deflusso si chiama “minimo” e “vitale”: senza questo il fiume semplicemente muore.
3. Il rilascio del DMV è stato introdotto da una direttiva Europea nel 2000 (dodici anni fa!) ed è stato reso obbligatorio dalla nostra Regione con il Piano di Tutela delle Acque. Il DMV doveva essere rilasciato a partire dal 2009 in tutti i fiumi della Regione. Nel Trebbia, invece, non è mai stato rilasciato realmente. Nel 2009 e nel 2010, infatti, la Regione ha concesso al Consorzio di Bonifica una deroga, permettendogli di non rilasciare tutti i 1500 litri al secondo previsti. Nel 2011 il DMV non è stato rilasciato e il fatto è stato certificato da una verifica di Arpa effettuata nel giugno dello scorso anno. A questa verifica doveva seguire una sanzione al Consorzio da parte della Regione, sanzione che è stata annunciata più volte ma che non è stata effettivamente irrogata.
4. In tutti i fiumi dell’Emilia Romagna il DMV viene rilasciato senza che gli agricoltori adombrino siccità, carestie, o l’instaurazione di uno Stato di polizia. Solo nella nostra Provincia i concessionari delle derivazioni trattengono tutta l’acqua possibile, strozzando i fiumi e lamentandosi se qualcuno timidamente chiede loro di rispettare la legge.
5. Il Consorzio di Bonifica è già stato oggetto quest’anno di due ispezioni da parte del Servizio Tecnico di Bacino, ARPA e Corpo Forestale dello Stato, il 27 giugno e il 9 luglio. In entrambi i casi è stato accertato che il Consorzio era inadempiente, rilasciando poco più di 700 litri al secondo, meno della metà del flusso dovuto. Dopo la prima ispezione è stata inviata al Consorzio dalla Regione una diffida a rilasciare il DMV. Se il Consorzio andrà avanti a essere inadempiente, le procedure prevedono la revoca della concessione. Questo significa che, grazie alla condotta sconsiderata del Consorzio, gli agricoltori rischiano di rimanere senz’acqua per il resto dell’estate. E questo, sì, trasformerebbe i campi in un deserto!
6. Sono anni, esattamente dal 2007, che grazie alla Regione Emilia Romagna, alla precedente Amministrazione Provinciale, alle Associazioni di categoria agricole e alle Associazioni ambientaliste è stato prodotto uno studio tecnico sulla situazione del Trebbia che prevedendo il deficit idrico causato dal rilascio del Deflusso Minimo Vitale, individuava soluzioni per stoccare fino a 18 Milioni di metri cubi di acqua permettendo cosí al fiume di mantenersi in vita e non penalizzare l’agricoltura. Di quelle proposte non se ne è fatto niente proprio per l’opposizione delle associazioni di categoria agricole. Allo stesso tempo la nuova amministrazione provinciale, invece di portare a compimento il piano (uno stralcio di 3 milioni di mc era contenuto nel PTPC) non ha trovato di meglio che schierarsi con le associazioni agricole, contribuendo all’impasse attuale.
7. Con soddisfazione quest’anno per iniziativa del Partito Democratico sono state promesse iniziative istituzionali per chiedere una revisione dei rilasci del Brugneto, rilasci che potrebbero contribuire a risolvere ancora più velocemente i problemi sopra citati. A tutt’oggi non abbiamo notizie. Intanto si potrebbe dar retta all’avvocato Fantigrossi che chiede da anni, inascoltato, di dichiarare la concessione del Brugneto scaduta per evidenti vizi amministrativi nel passaggio di proprietà dal comune di Genova agli attuali proprietari.
Ricordiamo infine che l’Unione Europea ha aperto dal 2007 una procedura di infrazione contro lo Stato italiano e la Regione Emilia Romagna per il mancato rilascio del DMV nel Trebbia. Nel 2012 la Commissione ha dato un ultimatum alla Regione, minacciando di irrogare una sanzione se il DMV non sarà rispettato quest’estate. La multa sarebbe di migliaia di euro per ogni giorno di mancato rispetto. Così noi cittadini avremo un doppio danno: i nostri fiumi ridotti a autostrade di sassi (oltre al Trebbia il problema è il medesimo nel Nure) e una multa da pagare da tutti insieme grazie al comportamento sconsiderato di pochi..




