
“ORIENTARSI NEL FUTURO – Impresa, Società e Territorio attori del cambiamento” è il titolo della parte pubblica della 77esima Assemblea di Confindustria Piacenza. L’allineamento nella direzione dello sguardo che orienterà i lavori della tavola rotonda, moderata dal giornalista Andrea Cabrini direttore della emittente finanziaria Class CNBC, suggerisce di iniziare ad osservare i probabili protagonisti del futuro dell’Associazione: il Gruppo Giovani Imprenditori.
Fresco di conferma alla guida del gruppo, Lorenzo Marchi, amministratore delegato dell’azienda di famiglia Fornaroli Polimers, leader nella distribuzione di polimeri termoplastici e prodotti chimici, mi anticipa e ruba il tempo per la prima domanda….
“Il mio primo mandato è iniziato nel luglio 2020 quando eravamo appena usciti dal periodo più nero della pandemia, ma comunque ancora in una fase in cui era difficile svolgere attività associativa. Non potendosi fare nulla in presenza, siamo stati costretti a sacrificare i numerosi momenti di incontro che caratterizzano l’attività del nostro gruppo.
Poi il 2021 è stato un anno ottimo dal punto di vista lavorativo. Sembrava di essere usciti – mi passi il termine – da una “guerra” L’euforia era tanta, le nostre aziende avevano ripreso in modo significativo a sviluppare lavoro, ad investire. Parallelamente, anche il nostro gruppo riprendeva, permettendolo l’attività in presenza, ad organizzare visite aziendali, incontri con attori importanti del mondo economico, capitani d’industria e focus su vari argomenti.
All’inizio di quest’anno le previsioni di lavoro per il 2022 erano pari se non superiori a quelle del 2021. Poi nel febbraio, con l’invasione dell’Ucraina, siamo ripiombati in una situazione di guerra. Nel frattempo, nel luglio scorso sono stato confermato presidente del Gruppo Giovani Imprenditori per un altro biennio. Ora vediamo come siamo messi, crisi energetica, inflazione…”
Presidente proviamo a fare il punto sulla crisi energetica. Cosa sta facendo Confindustria per gli associati?
“Questa è una situazione che non si è mai verificata, dal punto di vista dei prezzi sia dell’energia elettrica che del gas. E’ difficile pensare ad iniziative dal basso che possano essere efficaci.
Gli unici interventi che possono ottenere risultati sono quelli del nostro governo o di quello che sta a Bruxelles…”
Possiamo parlare di un affiancamento di Confindustria per governare meglio la crisi? C’è un confronto tra le aziende per valutare ipotesi di riorganizzazione del lavoro per risparmiare energia?
“Lascio la parola a Stefano Riva, l’esperto di energia in Confindustria Piacenza…”
Riva spiega: “Da sempre le aziende sono impegnate nel contenimento dei costi energetici: il confronto in Associazione è costante. Da almeno 15 anni è attivo un gruppo di acquisto: abbiamo sempre dovuto confrontarci con un costo dell’energia superiore di circa il 40% rispetto ai nostri competitori francesi e tedeschi: un handicap molto impegnativo.
Oggi la vera sfida è quella di organizzare l’autoproduzione per l’autoconsumo. Le aziende devono riuscire a garantirsi almeno il 40-50% del proprio consumo a prezzo fisso, non dipendente dal mercato.
Per farlo occorre attivare investimenti su impianti fotovoltaici o attrezzare il territorio per sistemi eolici”.
Esiste già un vostro progetto di comunità per l’autoproduzione per l’autoconsumo?
“Certo, noi siamo pronti, abbiamo mappato tutte le nostre aziende per partire, ma mancano le norme attuative. Almeno un centinaio di aziende stanno già investendo sul fotovoltaico per l’autoconsumo”.
Presidente, il sistema industriale piacentino come sta reagendo?
“Direi bene, le aziende hanno in portafoglio ordini, la macchina della produzione non si è fermata, il lavoro non manca, si tratta di creare le condizioni per poterlo evadere. Consideriamo inoltre che per l’esportazione si è aperta un’opportunità dal rafforzamento del dollaro: il rapporto euro-dollaro è arrivato alla parità: non succedeva dal 2002. Quindi direi che ci sono ombre, ma anche qualche luce”.
Tra qualche giorno si svolgerà l’assemblea, questa volta pubblica, di Confindustria Piacenza, gli argomenti che verranno trattati nella tavola rotonda indicano un impegno che va oltre l’impresa: “Orientarsi nel futuro”, anche società e territorio attori del cambiamento. L’esplorazione di un orizzonte davvero largo e un invito a tutti. Presidente, un nuovo ruolo di Confindustria?
“Non si tratta di ruoli, significa solo che Confindustria vuole favorire una analisi della situazione in cui ci troviamo: criticità e punti forza di tutto il territorio per poi individuare i pilastri in grado di reggere lo sviluppo. L’impegno lo si percepisce dal livello dei relatori che va dal nostro presidente Francesco Rolleri, all’assessore regionale allo sviluppo economico Vincenzo Colla fino a Alec Ross esperto di politiche tecnologiche, già consulente di Barack Obama. Non solo, anche dalla scelta del luogo, l’area officine dell’ex Consorzio Agrario Provinciale, perché vogliamo portare l’attenzione su uno spazio che può costituire un’opportunità di sviluppo per tutto il territorio: la possibilità di insediamento di attività produttive a basso impatto ambientale”.
Voi, giovani industriali, come immaginate il vostro futuro di imprenditori?
“Occorre essere camaleontici, pronti cambiare i modelli di sviluppo. Il progresso tecnologico ne detterà i tempi e i modi. Già tra una decina di anni il livello più spinto di automazione renderà i costi di produzione simili in tutte le parti del mondo. Verranno archiviate numerose mansioni per formarne altre: nuove figure per gestire il lavoro sempre più robotizzato. Non solo, sempre più nuovi imprenditori che si muoveranno in un mondo sempre più digitale dove fare impresa non richiederà il capannone, gli impianti e le macchine, ma l’intuizione e la capacità di mettere insieme gestionali per i settori più svariati”.
Presidente, la storia economica racconta di cicli, alti e bassi: questa situazione certamente finirà, ma quando? Lei come reagisce?
“Penso che nelle situazioni negative ci siano sempre nuove opportunità. Certo, bisogna impegnarsi a riconsiderare le difficoltà evitandone l’ineluttabilità. Nella quotidianità, spesso non cogliamo particolarità che abbiamo sotto gli occhi ed altre a cui arriveremmo se la nostra attenzione non fosse condizionata dall’umore. Continuare a dire va male, va male distrae dai veri problemi ed indebolisce la forza di reazione, la capacità di cambiare, di prestare attenzione a quei cambiamenti, di cui abbiamo già detto, cogliendone le nuove occasioni”.




