“L’urtiga”, crocevia culturale piacentino
Negri: “Indaghiamo gli aspetti della piacentinità”

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urtigadi Raffaella Rea – Nata nel 2012 con lo scopo principale di conservare il dialetto della Provincia di Piacenza, la rivista trimestrale “l’Urtiga”(edita da Libreria Romagnosi), ha trattato nel tempo tutti gli aspetti legati alla cultura del nostro territorio: dalla storia locale al folklore, dalle tradizioni ai proverbi, dalla cucina tipica all’urbanistica e tanto altro.
Un titolo particolare quello scelto per la rivista, che in comune con la pianta da cui trae il nome ha sia il tratto urticante, volto a risvegliare la curiosità dei piacentini riguardo alla propria storia, spesso un po’ dimenticata, che quello curativo, avendo l’obiettivo di conservare e recuperare la memoria di Piacenza.
Direttore Ippolito Negri, come è nata la decisione di realizzare un periodico di cultura piacentina come l’”Urtiga”?
“L’idea è partita quattro anni fa da Luigi Paraboschi, scomparso recentemente a seguito di una malattia, e Romano Gobbi, che mi hanno subito coinvolto nel progetto. Siamo usciti nelle librerie nel luglio del 2012 con il numero zero, con la volontà di realizzare una rivista di circa 200 pagine che raccogliesse tutte le nozioni, non ancora documentate, legate alla cultura materiale del nostro territorio.
Un’attività di ricerca così meticolosa è sicuramente frutto del lavoro di più persone”.
Da chi è composta la redazione?
“Oltre alle persone già citate, il comitato redazionale storico è formato da Andrea Bergonzi, Maurizio Cordani, Filippo Lombardi e Luigi Montanari. Attorno a questo nucleo ruotano molti altri collaboratori, che in questi anni hanno contribuito in maniera fondamentale alla realizzazione della rivista.
Siamo partiti con una trentina di scrittori (ricercatori, studiosi e semplici appassionati di cultura locale) e oggi siamo circa a quota novanta”.
Parliamo ora della figura di Luigi Paraboschi. La sua scomparsa ha rappresentato una perdita molto importante per la nostra città. Lei come lo ricorda?
“Paraboschi era un grande conoscitore della cultura piacentina ed è stato uno dei massimi esperti in materia di dialetto piacentino, che affrontava con un approccio scientifico. Come diceva lui: “Il dialetto è il primo monumento di una città”.

Ippolito Negri
Ippolito Negri

Era una persona straordinaria, sempre disponibile con tutti e aperto nei confronti dei giovani. La cosa che più mi colpiva di lui era la sua voglia di condividere le sue conoscenze e i suoi lavori di ricerca con la collettività”.
C’è un articolo, scritto in questi anni, di cui è particolarmente soddisfatto?
“Sono molto orgoglioso dello speciale che abbiamo realizzato in occasione dell’86ma Adunata Nazionale degli Alpini a Piacenza. L’idea, nata con Paraboschi, ha comportato un lungo lavoro di ricerca e raccolta di dati che ci ha permesso di realizzare il più grande speciale sui Caduti a Piacenza”.
La vostra rivista attualmente è presente solo in versione cartacea, pensate in futuro di convertirla in formato digitale?
“Al momento abbiamo pensato ad una prima forma di “rivoluzione”digitale. Vi anticipo, infatti, che a breve realizzeremo un cd con i primi cinque numeri della rivista in formato elettronico, quelli usciti tra il 2012 e la prima metà del 2013″.

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