di Luigi Gazzola (consigliere provinciale Italia dei Valori) – Non parteciperemo all’inaugurazione del monumento a ricordo degli emigrati piacentini che si terrà sabato prossimo perché non condividiamo la sua collocazione presso la sede della Provincia. Riteniamo infatti che si tratti di una decisione in contrasto con gli impegni assunti e con la volontà dei piacentini, che meriterebbero più rispetto da parte degli amministratori provinciali.
Come si ricorderà, nella primavera del 2012 venne annunciata la lodevole intenzione di realizzare attraverso un concorso fra gli studenti del liceo artistico Cassinari una scultura dedicata alla memoria degli emigrati piacentini, la cui collocazione sarebbe stata scelta attraverso il quotidiano Libertà (che un comunicato dell’Ente definiva «ancora una volta prezioso interprete della volontà dei cittadini»). Il 15 ottobre 2012 un comunicato dell’ufficio stampa della Provincia riferiva che il presidente Trespidi aveva annunciato testualmente che «l’inaugurazione dell’opera avverrà in concomitanza con l’edizione 2013 della tradizionale Festa degli emigrati; la collocazione del monumento sarà decisa dai piacentini attraverso un sondaggio che sarà lanciato dal quotidiano Libertà».
Così dal 19 al 26 marzo 2013 è stato possibile per ciascun piacentino partecipare al sondaggio di Libertà tramite internet, via fax, a mezzo posta o consegnando a mano il tagliando pubblicato in quei giorni sul quotidiano, scegliendo dove collocare l’opera tra i tre luoghi papabili (stazione ferroviaria, via Scalabrini e via XX Settembre angolo piazza Duomo) indicati dalla Commissione che aveva scelto il bozzetto o avanzando la proposta di un’altra collocazione.
All’esito della consultazione, che in pochi giorni aveva interessato 1.056 partecipanti, ha prevalso l’indicazione di Bettola, forse in virtù della decisa mobilitazione della comunità bettolese nel mondo, che più di altre si è dimostrata sensibile all’iniziativa, indubbiamente segno di un legame forte con le proprie radici che si è imposto sull’idea di collocare il monumento in altri luoghi della città.
All’indomani della diffusione dell’esito della consultazione, dopo l’intervento del presidente dell’associazione “Piacenza nel mondo” che l’ha definito frutto di un «disguido evidente», la decisione sulla collocazione dell’opera ha conosciuto una battuta d’arresto. Nemmeno un dibattito tenutosi nel luglio scorso in Consiglio provinciale è servito a smuovere la situazione, benché tra tante posizioni piratesche le uniche esplicite (tra le quali quella dell’Idv) avevano sostenuto la collocazione nel comune della Valnure.
Ora l’annuncio improvviso della scelta di collocare l’opera nella sede della Provincia, in un luogo mai preso in considerazione prima e scarsamente frequentato, forse per non far torto a nessuno. Fa torto invece a tutti coloro che avevano creduto di poter confidare sulla parola data e sul rispetto della volontà espressa dai piacentini che avevano partecipato al sondaggio, così come già era accaduto per l’intitolazione al maresciallo Paladini del Ponte sul Trebbia.
Crediamo che la collocazione della scultura nella vallata valnurese, che ha espresso nel tempo una delle più alte percentuali dell’emigrazione piacentina, avrebbe potuto degnamente e simbolicamente rappresentare il giusto riconoscimento ai tanti emigrati piacentini di ogni vallata, a ricordo delle loro sofferenze e dei loro sacrifici, e allo stesso tempo rappresentare la gratitudine per la generosità con cui si sono fatti portatori di ricchezza tanto nei loro nuovi Paesi quanto in quelli di origine.
Purtroppo anche una lodevole iniziativa come questa deve ancora una volta scontare gli effetti di una politica autoreferenziale, insensibile nei fatti a quella volontà popolare che a parole non smette di invocare, certamente indegna di stringere quella «mano forte, possente, di chi ha lavorato la terra e alla terra è legato da radici profonde» che simboleggia l’opera. Di chi a una stretta di mano attribuiva un significato di lealtà e impegno ormai dimenticato.




