Luigi Cavanna, il medico col pallino dell’umanizzazione delle cure e della sanità

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Dell’umanizzazione delle cure e delle strutture ospedaliere ha fatto la sua cifra professionale. Una battaglia che ha condotto nelle corsie dell’ospedale di Piacenza che è diventato uno studio-guida a cui guardano tante realtà sanitarie italiane e che a Piacenza si è concretizzato con l’inaugurazione della prima Casa della salute a Bettola in cui si curano anche i malati oncologici. “La Val Nure è lunga– ha ricordato Cavanna – e, a differenza delle altre, manca di un presidio pubblico”.

La cittadinanza onoraria che la città di Piacenza gli ha attribuito è il segno del riconoscimento di una professionalità a tutto tondo che esprime alte capacità di medico e di ricercatore a quelle umane che spiccano in ogni occasione e che gli vengono riconosciute da tutte le persone che lo hanno incontrato sul loro cammino. Per amicizia, per motivi di salute, per ragioni professionali.

L’impegno, quasi imperativo, di contribuire a rendere la qualità della vita di un malato migliore lo ha ricordato anche nel breve ringraziamento pronunciato nel salone del Gotico, simbolo civico per eccellenza, che ha ospitato la cerimonia. Incontro semplice, stringato ma carico di emozione soprattutto perché a festeggiare il professor Luigi Cavanna c’erano tutti gli ex colleghi del reparto di onco-ematologia che gli si sono stretti in questo giorno importante per loro e per il loro direttore da qualche mese in pensione.

La ricerca, l’evoluzione della medicina – ha ricordato – ha raggiunto traguardi importanti che hanno permesso ai malati di vivere più a lungo anche in presenza di una malattia grave e proprio per questo a noi spetta il compito anche di garantire una sempre migliore qualità della vita perché sia il più possibile normale.

In varie occasioni, durante interviste e dichiarazioni il professor Cavanna ha raccontato spesso i motivi per cui ha deciso di avvicinarsi alla medicina e alla ricerca soprattutto. Fare il medico è stata una scelta ragionata – aveva raccontato in una delle tante interviste realizzate con lui – e a chi lavora con me dico sempre “se le cose non vanno come dovrebbero, cominciamo a pensare cosa possiamo fare noi. Rimbocchiamoci le maniche e facciamo del nostro meglio per migliorare l’organizzazione e adoperiamoci per migliorare la condizione dei malati.

Un impegno, una filosofia di vita che ha messo a disposizione nel periodo della pandemia. La sua immagine con maschera e tuta bianca ha fatto il giro del mondo inaugurando il metodo delle “cure a domicilio” metodo che ha contribuito a salvare molte vite. Così Luigi Cavanna aveva dichiarato al quotidiano online Sanità informazione in cui ha raccontato come è nato e come si è sviluppato quello che è diventato il Metodo Piacenza o metodo Cavanna.  “I pazienti Covid curati a casa sono stati salvati. Così abbiamo aggredito uno scenario apocalittico”. Il segreto? La tempestività delle cure. Nella stessa intervista Cavanna descriveva la situazione del proto soccorso già dal 21 febbraio 2020. “Tubi per l’ossigeno ovunque, ogni spazio occupato dai malati. Arrivavano in continuo tanto che le ambulanze dovevano attendere una in fila all’altra. Da questa situazione è nata l’idea “Perché non andiamo casa per casa con la strumentazione necessaria e curiamo i pazienti prima che insorga la crisi?” Idea lanciata, organizzazione messa a punto e verso i primi di marzo è partita la task force domiciliare che ha fatto scuola di cui si è parlato in tutto il mondo e che è stata esportata in molte altre realtà.

Antonella Lenti

DI SEGUITO LA TRACCIA DELL’INTERVENTO DELLA SINDACA KATIA TARASCONI  

Il conferimento della cittadinanza onoraria al Professor Luigi Cavanna,
deliberato all’unanimità dal Consiglio comunale di Piacenza il 12 giugno
scorso, è l’espressione della stima incondizionata e della profonda gratitudine
con cui il nostro territorio guarda alle doti umane e professionali –
riconosciute ai massimi livelli dalla comunità scientifica italiana e
internazionale – di un medico che abbiamo avuto l’orgoglio e l’onore di poter
considerare da sempre una figura di eccellenza e un imprescindibile punto di
riferimento nel sistema sanitario locale.

  • L’onorificenza che le tributiamo oggi, Professore, si inserisce in un lungo e
    prestigioso elenco di titoli e riconoscimenti, ma è il sentimento con cui le viene
    consegnata a impreziosirne il valore. Perché va oltre il plauso al suo
    straordinario lavoro e alle capacità di coordinamento e di guida in ogni ruolo
    di responsabilità che l’Azienda Usl le ha assegnato in 43 anni di carriera,
    dagli inizi nel Reparto di Medicina sino alla Direzione del Dipartimento di
    Onco-Ematologia. La cittadinanza onoraria è l’abbraccio di una comunità
    intera, che con consapevolezza ricambia la dedizione, la generosità e lo spirito
    di servizio con cui lei ha saputo prendersi cura non solo dei pazienti che ha
    incontrato lungo il suo cammino, ma della persona che quelle cartelle cliniche
    raccontavano. E di tutte le famiglie che, insieme ai loro cari, hanno affrontato
    il dolore della malattia.
  • Ciò cui rendiamo omaggio è la visione lungimirante e la spinta innovatrice
    con cui ha interpretato i principi e l’etica della professione medica, in costante
    dialogo con il territorio e con il mondo del volontariato: dal legame con APL
    – fondamentale per rendere possibile il primo trapianto di midollo osseo
    autologo nella nostra provincia, nel 1999 – sino alla nascita della sezione
    locale di Admo e successivamente di Amop, nell’intreccio fertile tra
    sensibilizzazione e progresso scientifico che non solo ha dato impulso a
    innumerevoli iniziative di solidarietà, ma ha valorizzato e fatto crescere il
    nostro polo ospedaliero e sanitario come fulcro di un’intensa attività di
    ricerca, di studi e pubblicazioni (centinaia, quelle che portano la sua firma), di
    rilevanza internazionale.
  • Lungo queste direttrici, il pensiero corre al “Modello Piacenza” su cui,
    durante le fasi più critiche dell’emergenza Covid, si sono accesi i riflettori
    grazie all’inchiesta e alla copertina che “Time Magazine” ha dedicato,
    meritoriamente, all’impegno in prima linea del Professor Cavanna per le cure
    domiciliari precoci da cui è scaturita – consolidandosi grazie al lavoro
    infaticabile e al coraggio di tanti medici e infermieri – l’esperienza così
    importante delle USCA. Fedele, anche nelle condizioni più difficili, al
    giuramento di Ippocrate: “In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo
    dei malati”.
  • Quello su cui si sono posati gli occhi del mondo, in quei mesi, non era solo il
    servizio di una pietra miliare del giornalismo ma la vita di una comunità, la
    nostra. Che oggi sente il bisogno di riaffermare la propria gratitudine a chi si
    è sempre fatto carico di proteggerla “a tutela del diritto di cura… per il
    prossimo e per il bene comune”, come richiamato nella proposta di
    cittadinanza onoraria che 27 consiglieri comunali, di schieramenti diversi e
    spesso contrapposti su tante questioni, hanno siglato d’intesa, riconoscendo in
    lei, professor Cavanna, una figura che unisce e rappresenta valori universali

  • di cui il suo percorso professionale e umano è stato, ad ogni passo, l’emblema.
  • Per questo, con emozione e orgoglio sincero, sento più che mai in questa

  • circostanza di dare voce anche a tutti i colleghi assessori, alla presidente e a
    ciascuno dei componenti dell’assise cittadina, che ringrazio, nel sottolineare
    quale onore sia, per Piacenza, poterla annoverare ufficialmente tra i propri
    concittadini.

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