Luca Groppi:”L’impegno di Confindustria è superare l’incertezza e progettare il futuro oltre il Covid”

0
LUCA GROPPI

Da 25 anni in Confindustria, Luca Groppi mette insieme numerose esperienze ed incarichi. Poi, lo scorso febbraio un’accelerazione imprevista: il Covid si prende il direttore Cesare Betti e pone sul tavolo una serie infinita di problematiche a cui si trova a dover dare risposte, a beneficio degli associati, assieme a tutta la struttura. In maggio viene nominato direttore dal presidente uscente Alberto Rota. Il tempo per la consegna delle deleghe, i convenevoli di rito e dopo poche settimane è il designato Francesco Rolleri ad essere nominato presidente. Lo seguono cinque vicepresidenti e un nuovo Consiglio di presidenza che complessivamente, considerando anche i membri di diritto e gli invitati permanenti, conta quasi trenta componenti.

Cambiano le persone e così le visioni, l’approccio ai problemi e quello alla composizione dei programmi. A Luca Groppi il nuovo ruolo di direttore, maturato così velocemente, quasi improvvisamente, in un quadro sistemico difficilissimo, che effetto fa?

“Tutto è cambiato rapidamente, però la base è rimasta la stessa. I vicepresidenti stanno dimostrando di essere un’ottima squadra con una visione focalizzata sull’impresa. Sicuramente utile, in questa prospettiva, è l’esperienza amministrativa del presidente: ci aiuta a volare alto e funziona da driver su tutto il territorio.

Se poi osserviamo, la composizione del Consiglio di presidenza risulta evidente come si articoli su due componenti: una storica che garantisce continuità e poi figure nuove che possono contribuire con maggiore energia e più attenzione ad affrontare nuove sfide. Mi riferisco al settore alimentare ed alle nuove tecnologie. Alla base di tutto, una conferma tranquillizzante è sicuramente la professionalità e solidità della struttura. Questo è un momento in cui risulta facile comprendere come ciò possa fare la differenza. Vorrei ricordare che siamo stati due mesi senza direttore, ma la struttura, coordinata da due vicedirettori, ha risposto riuscendo a garantire la massima professionalità nel seguire le aziende in un momento così delicato: quando l’interpretazione dei Dpcm e delle ordinanze regionali era piuttosto complessa per le aziende. L’osservazione dei protocolli di sicurezza negli ambienti lavoro e poi l’accesso al credito hanno impegnato le imprese nella ricerca delle corrette procedure.

La prova del nove è stata la dinamica associativa molto positiva registratasi nei mesi successivi: un numero significativo di nuove aziende hanno aderito a Confindustria dopo essersi rese conto dell’utilità di condividere le problematiche, soprattutto le più delicate e complesse, attraverso il confronto con funzionari molto preparati nei vari settori e organizzati in gruppi di lavoro”.

Com’è cambiato il rapporto con i vostri associati nell’era Covid? 

 “Moltissimo, è diventato più saldo. Gli imprenditori costretti a rimanere in ufficio, non potendo viaggiare, hanno dedicato più tempo alle verifiche ed alle valutazioni intensificando il rapporto con l’Associazione per un confronto utile. Argomento ricorrente è stata la ricerca di nuove opportunità, magari tirando fuori qualche progetto rimasto nel cassetto e cominciando a ragionare con un po’ più di calma”.

La mancanza di certezze, l’insicurezza dilagante, in alcuni casi la disperazione, il quadro pandemico in cui tutti ci stiamo muovendo come influisce sull’attività dell’Associazione?

“Rispondo riproponendo il punto di vista del nostro presidente: evitare assolutamente di chiuderci in noi stessi, impegnandoci invece nella ricerca di sinergie utili alla risoluzione dei problemi, migliorare l’esistente e considerare nuovi progetti. Questo è il nostro sforzo: reagire. Naturalmente prima sulle criticità più gravi cercando spazi di intervento attraverso una analisi corretta delle situazioni. Non significa comunque non guardare avanti, ma ripartire da dati oggettivi. Consideriamo per esempio le problematiche che caratterizzano la gestione della logistica: con la squadra dei vicepresidenti stiamo ragionando su nuovi sbocchi sistemici, Polo del ferro ed altro, ma nello stesso tempo osserviamo che l’aumento dell’utilizzo dell’e-commerce sta creando un problema alla mobilità sull’asse polo logistico – centro città. Per percorrere gli ultimi metri, utilizzare un automezzo per ogni singola consegna determina un aumento di traffico veicolare che potrebbe diventare insopportabile. Si propone da sé una domanda: come immaginiamo la mobilità del futuro? Siamo convinti che iniziare a progettare come saranno il traffico e la mobilità del futuro è un’incombenza che non può essere posticipata. Quindi un nuovo piano del traffico cittadino è ineludibile, direi molto urgente: sia per la mobilità privata che quella pubblica. Consideriamo di utilizzare nuovi veicoli, da quelli elettrici a quelli più futuribili a guida autonoma, nuovi materiali per costruire le strade ed una nuova gestione del tempo. Occorre entrare convintamente in un’ottica green. Il nostro impegno deve superare l’incertezza e progettare il futuro come se il Covid non ci fosse”.

I

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.