Logistica, il sale sulle ferite. Battaglia all’orizzonte

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Esplode, per fortuna solo metaforicamente, la bomba logistica. La scelta di sviluppo operata negli anni Novanta del secolo scorso (in principio fu l’Ikea), rivolta a sfruttare la baricentrica posizione di Piacenza nella vasta pianura produttiva settentrionale. Oggi il settore “scoppia”. Non perché saturo (la tendenza è quella di crescere, crescere ancora) bensì perché qualcuno – sempre di più in verità – dice no con fermezza. Da sempre, in verità, il gigantismo degli insediamenti piacentini ha suscitato perplessità: dalla creazione di posti di lavoro, sì, ma lavoro dequalificato, all’incremento di traffico pesante con le conseguenze sulla qualità dell’aria in una città, da questo punto di vista, già problematica di per sé.
Qualcuno, e non da oggi, indica nel mancato esaudimento di una premessa iniziale uno sviluppo se non armonico almeno più equilibrato: la mancata realizzazione dell’intermodalità ferroviaria, cioè il collegamento tra gli immensi capannoni della logistica e il trasporto su ferro. Ma le rotaie, di cui si parla da oltre vent’anni, nella escrescenza elefantiaca di nord est, verso Le Mose e Roncaglia, non sono ancora arrivate.
La situazione, inoltre, si sta scaldando dopo l’approvazione – da parte della giunta Barbieri – del nuovo capannone da 76mila metri quadrati a Roncaglia nell’ex area Mandelli. Voci sempre più insistenti, inoltre, vorrebbero il colosso americano Prologis, già presente a Le Mose da inizio secolo, avviato ad espandersi ulteriormente (centomila metri quadri in più) in direzione Roncaglia. Gli abitanti, ancora feriti dall’alluvione del 2015, temono oltre a un prevedibile aggravio di traffico, un ulteriore harakiri del territorio in termini di impermeabilizzazione del suolo, fattore non estraneo al mancato assorbimento dell’acqua in caso di precipitazioni abbondanti. Prologis o non Prologis, comunque, il settore continua a crescere: secondo i dati dell’istituto di ricerca Aaster, solo nell’ultimo anno il comparto è cresciuto del 7 per cento, arrivando ad occupare il 15 per cento dell’intera forza lavoro del territorio. Un dato che si configura come il più alto nel novero delle città sopra i 50mila abitanti delle quattro regioni più produttive del paese (Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto). Ed è proprio su questi dati, unitamente alla prospettiva che minaccia la frazione, che i cittadini di Roncaglia minacciano una clamorosa mobilitazione. Intanto si è costituito il primo comitato anti-logistica. , che ricorda quanto segue: “Il piano regolatore del 1998 prevedeva a Piacenza il 40 per cento di aree destinate a verde ma, nel 2001, siamo passati al 15 per cento. Il polo di Le Mose ha avuto sulla città un impatto terribile, sia per l’ambiente sia per la qualità del lavoro”. Se si vuole quantificare l’andirivieni di camion, la cifra fornita è impressionante: 150mila autocarri in entrata, 100mila in uscita. “Ora – proseguono gli animatori del comitato – anche Roncaglia rischia il medesimo destino, a partire dal nuovo capannone di 76mila metri quadrati approvato dalla giunta Barbieri nell’area ex Mandelli”. In origine l’area doveva accogliere 49 micro lotti delimitati dal reticolo viario, ora si teme un unico macro lotto (appunto 76mila mq) che potrebbe fare da apripista a una espansione di mega insediamenti logistici nell’area popolarmente chiamata del Bollone, sempre a ridosso della martoriata frazione.
I cittadini di Roncaglia mobilitati sono un centinaio. Il “comitato anti-logistica”, si chiama proprio così, si batte contro il consumo di suolo, la drastica riduzione di spazi verdi e, naturalmente, l’inquinamento. Una battaglia che trova alimento nella recente classifica stilata dal quotidiano “Italia Oggi”. Per quanto riguarda la qualità dell’ambiente Piacenza è scivolata rovinosamente dal 25esimo al 75simo posto.

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