
Piacenza, nella storia, è stata città di caserme, di conventi e chiese e oggi è città di supermercati. E nuovi insediamenti si aggiungeranno presto ai Super già esistenti. Si parla della superficie di vendita nella grande area di Terrepadane in via Colombo (14.500 metri quadri di centro commerciale più altri distribuiti in varie strutture) e dei 4.750 metri di supermarket nell’ex Manifattura Tabacchi in via Raffalda. Ma non è finita: è notizia degli ultimi giorni dell’avvento di otto nuovi piani immobiliari, presentati da privati al Comune che ora dovrà esaminarli. In potenza, dunque, potrebbe essere in arrivo una ulteriore quota di commerciale, per un totale di oltre 20mila metri quadrati: 16.000 metri quadri di vario taglio nell’area ex Camuzzi di via Morigi e nell’ex sede del gas tra corso Europa e via Rigolli; 2500 metri quadrati nell’area ex Varani, sulla Caorsana; 2500 metri di commerciale (non alimentare) in corso Europa; altri 2500 metri in via Einaudi. Strutture di vendita, infine, anche alla Veggioletta e a Borgotrebbia.
I nuovi progetti devono ancora passare al vaglio degli uffici urbanistici e quindi ottenere l’ok di giunta e consiglio comunale. Serpeggia però la preoccupazione dei commercianti e l’indignazione di chi vede Piacenza ridotta a città caratterizzata, e compressa, dal gigantismo di logistica e grande distribuzione.
Anche Mauro Saccardi (Gruppo Misto), consigliere di maggioranza e rappresentante dei commercianti del centro, esprime preoccupazione per il boom della grande distribuzione che oltretutto – lamenta Saccardi – si pone in netta controtendenza con quanto avviene oggi in Europa dove i centri commerciali vivono un periodo di netta difficoltà. La protesta di Saccardi trova sponde nello stesso composito centrodestra che sostiene Barbieri: all’esponente del gruppo misto fanno eco Levoni (Liberali) e Pavesi (Lega), entrambi d’accordo nell’affermare che si tratta di una direzione dannosa per il commercio tradizionale e perfino anacronistica. Il sindaco Barbieri, intanto, risulta abbia frenato i suoi, ribadendo come sia prematuro dare giudizi e generare allarmismi prima che sia terminato il vaglio di conformità normativa da parte degli uffici tecnici. Oltretutto, dai banchi della giunta si risponde che si tratta di eredità piovute dal cielo dell’amministrazione Dosi. “Ora – si sostiene – è tardi per negare ai privati ciò che rientra nei loro diritti”. Un rimpallo di responsabilità che trova in disaccordo completo il Pd, partito dell’ex sindaco Paolo Dosi: “E’ il solito sterile scaricabarile del centrodestra – replica il suo segretario Silvio Bisotti -. La giunta ha tutte le possibilità che vuole di valutare la conformità delle proposte, può dunque proporre modifiche, dire di sì o dire di no”.
Il tema del commercio e della grande distribuzione resta in ogni caso nevralgico, riguardando un aspetto di primaria importanza della nostra economia.

“A Piacenza non c’è alcun bisogno di nuovi supermercati – afferma in un’intervista al quotidiano locale Daniele Fornari, professore di Marketing alla Cattolica – Il mercato è saturo e oggigiorno anche le grandi catene si orientano sempre più verso strutture di piccole dimensioni”. Secondo l’economista della Cattolica la domanda non giustifica una tale proliferazione di maxistore: “Da trent’anni studio e mi occupo di queste dinamiche. Qui a Piacenza si sta andando in controtendenza rispetto al resto del paese. Da noi si sta adottando un approccio che valeva fino a 30-40 anni fa, senza voler capire che le esigenze del cittadino-consumatore sono molto cambiate. Una buona amministrazione dovrebbe tenerne conto”. “Investire in supermercati – continua – non è più conveniente. Ha senso continuare a farlo? Tra l’altro a Piacenza c’è una popolazione che invecchia sempre di più e che preferisce rivolgersi ai negozi di vicinato perché nelle grandi strutture si sente smarrita”. E l’economista conclude con un invito: “Una pubblica amministrazione deve capire cosa vogliono i cittadini. E la risposta è investire in parchi, scuole, aree verdi”.




