Un ritratto dell’economia piacentina caratterizzato, in egual misura, da luci e ombre. È quello offerto dalla tradizionale indagine congiunturale semestrale elaborata dall’Ufficio Studi di Confindustria Piacenza. Ad essere oggetto d’analisi un campione significativo di 100 aziende del territorio, per un fatturato complessivo di 3 miliardi e una forza lavoro di 9mila unità. I dati economici dell’analisi riguardano il secondo semestre del 2019 messo a confronto con la seconda metà dell’anno precedente, con una proiezione anche sui prossimi mesi del 2020.

OCCUPAZIONE E FATTURATO IN CRESCITA, SETTORE MECCANICO IN DIFFICOLTÀ
Nel dettaglio, il dossier presentato nei giorni scorsi dai vertici degli industriali piacentini – il presidente Alberto Rota, il direttore Cesare Betti e il responsabile dell’Ufficio Studi Luca Groppi – racconta di una lieve crescita in termini di occupazione (+0,66%) – Piacenza è nona a livello nazionale – e fatturato complessivo (+0,48%) – in linea coi dati del primo semestre del 2019, che si attestavano su + 0,67% – ; a cui fa da contraltare una contrazione significativa degli investimenti, scesi dell’11,59% rispetto all’anno scorso. Le note dolenti arrivano dal settore più rappresentativo della nostra provincia: quello meccanico. L’analisi di Confindustria evidenzia un segno meno nel fatturato complessivo (-2,06%) da ricondurre principalmente alle difficoltà che incontra l’export. Se infatti da un lato il mercato interno fa registrare un +1,27%, dall’altro le vendite all’estero diminuiscono del 4,05%. Cause principali? La crisi del settore automotive in Germania, il generale rallentamento di Cina, Brasile e Russia e le incertezze portate dalle politiche daziarie.
BOOM DELL’ALIMENTARE
“Boccate d’ossigeno” arrivano invece dalle voci “alimentare” (+2,43% fatturato complessivo), “materiali edili” (+3,52%) e “industrie varie” (+1,85%), sotto il cui cappello sono raggruppati, tra gli altri, il settore tessile, dell’arredamento e del legno. Importante sottolineare come il settore alimentare sia l’unico che mostra performances di alto livello nelle esportazioni (+4,87%), segno di un comparto che – come evidenzia il rapporto – è dotato di grande potenzialità di penetrazione nei mercati esteri, grazie ad una elevatissima qualità dei prodotti e ad una percentuale di fatturato esportato ancora limitata.
GLI INVESTIMENTI SI CONTRAGGONO, MA LA FORMAZIONE È AL TOP
Come anticipato, il dato più allarmante riguarda gli investimenti, calati in un anno più del 10%. In questo caso i due settori che denunciano dati negativi sono quello delle industrie varie (-26,81%) e quello meccanico (-2,50%), mentre rimangono in terreno positivo il settore dei materiali edili (+7,76%) e quello alimentare (+6,20%). Un quadro aggravato anche dall’aumento (+ 5%) della percentuale di imprese che non hanno effettuato nell’anno investimenti. Tuttavia, in questo trend al ribasso, i dirigenti di Confindustria valutano con soddisfazione l’incremento degli investimenti nel campo della formazione: come si legge nel report, infatti, è questa l’area aziendale – indicata dal 64% del campione intervistato – che svetta sulle altre in termini di sforzi economici degli imprenditori. Seguono con il 53% l’area dell’ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) e con il 47% quella della ricerca e sviluppo. “Segno – ha evidenziato il presidente Rota – che gli imprenditori sempre più si stanno convincendo del fatto che i dipendenti costituiscono il reale valore aggiunto di un’azienda”.
UNA TASK FORCE CONTRO GLI EFFETTI DEL CORONAVIRUS
Analizzando poi i fattori di criticità ed ostacolo alla realizzazione degli investimenti, il dossier mette al primo posto la difficoltà di reperimento di risorse umane, attribuibile principalmente alla incompatibilità tra le figure ricercate dalle aziende e quelle disponibili sul mercato. Ciò che però in previsione preoccupa maggiormente gli imprenditori, soprattutto perché ridurrà le possibilità di assunzioni, è il già segnalato clima di incertezza internazionale, che oltre al calo delle esportazioni verso la Germania vede come campanelli d’allarme principali la Brexit e il Coronavirus. A causa dell’emergenza legata al virus cinese danni sensibili si stanno già registrando in termini di export e di partecipazione alle fiere (molte sono già state annullate, e in quelle che si faranno si prevedono cali di partecipazione del 30-40%): ecco perché Confindustria Piacenza, in sinergia con la sede centrale, ha creato una task force che ha come obiettivo principale quello di dare sostegno di tipo legale agli imprenditori, anche in relazione alle criticità che riguardano i dipendenti, molti dei quali spaventati dall’idea di affrontare viaggi o aprire pacchetti provenienti dall’oriente.




