L’Imam Yassin al Yati: “Anche noi abbiamo rinunciato ai riti funebri”

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Non hanno aspettato i decreti né le ordinanze. L’ultima preghiera comunitaria risale al 21 febbraio con l’allarme del primo focolaio codognese. A condurla, l’imam del centro islamico di via Caorsana: Yassin al Yafi, un religioso di origine yemenita, laureato in studi islamici, guida spirituale della principale moschea di Piacenza, un’associazione che conta migliaia di fedeli.


“Abbiamo chiuso il Centro e sospeso le cinque preghiere quotidiane. Ci siamo attivati subito per sostituirle con delle dirette streaming sulle reti sociali. Ho reinventato il mio ruolo realizzando ogni giorno preghiere, sermoni e lezioni coraniche online”.


L’imam ha ricoperto una funzione centrale di mediazione sin all’inizo dell’epidemia. Ha tradotto le disposizioni delle autorità, dispensato consigli e confortato le tante famiglie in difficoltà: “La gente mi chiede del fututo, non hanno paura per le loro vite perché le persone di fede sanno accettare la morte, ma temono per l’avvenire dei figli, per la perdita del lavoro, per la tenuta economica delle loro famiglie”. La maggioranza dei musulmani residenti nel nostro territorio svolge lavori umili e faticosi, in alcuni magazzini del polo logistico rappresentano l’80% della forza lavoro.
Il Covid-19 si è preso 13 vite fra i musulmani della città. “Di solito celebriamo le esequie in moschea ma abbiamo rinunciato ai riti funebri e mi sono limitato a benedire le salme nel piazzale del Centro alla presenza di tre parenti”.


Davanti a un crescente malessere sociale il Centro islamico ha creato il proprio welfare dell’emergenza. Ogni settimana decine di volontari preparano centinaia di pacchi alimentari “per musulmani e non musulmani in difficoltà economiche, non facciamo distinzioni”, precisa l’imam.
Al cuore dell’azione, i ragazzi dei Giovani Musulmani, costola giovanile del Centro islamico. Più esperti in informatica dei loro genitori e con il giusto vigore, il gruppo si è dato un nome “Giovani per il Bene” e solcano le strade della città e della provincia per portare la spesa a domicilio. “Il centro si è trasformato in un supermecato sociale, ad inizio marzo abbiamo ottenuto il permesso dalla Prefettura per girare sul territorio per motivi umanitari”.
Il Ramadan è cominciato lo scorso 23 aprile ed è secondo i musulmani il mese sacro in cui fu rivelato il Corano a Mohamed, ultimo e definitivo profeta. Salvo precise eccezioni, compiere il digiuno e assolvere alle preghiere comunitarie non è un opzione ma un obbligo per ogni devoto all’Islam.


“In tempi di pandemia e di restrizioni sociali abbiamo cercato di non snaturare il peso di questo evento. Anzi, abbiamo voluto rafforzarlo”. Il Centro di via Caorsana ha così promosso “Nella mia casa c’è una moschea”, una iniziativa che incoraggia ogni fedele a dedicare alla preghiera una stanza o un angolo della propria abitazione.

Le celebrazioni del Ramadan assumono dimensioni oceaniche in contesti islamici quando al tramonto le comunità si raccolgono per la quotidiana sospesione rituale del digiuno, l’“Iftar”. L’apice della ricorrenza giunge alla fine del mese con l’“Eid el Fitr”, la grande festa della “rottura del digiuno”.
“Siamo molto tristi di non poter festeggiare la fine del mese del sacrificio. E’ un giorno speciale da vivere in comunità: i musulmani si abbraciano, mangiano insieme e si fanno regali”.

Realtà molto articolata e principale riferimento religioso per i circa 22mila musulmani residenti sul territorio, il Centro di via Caorsana ha le spalle larghe. Il direttore Yassine Baradai è anche segretario generale dell’Ucoii, la principale organizzazione islamica in italia, di ispirazione popolare e conservatrice. La moschea è al centro di una rete che collabora con enti di solidarietà internazionale del peso di Islamic Relief, una associazione caritatevole che aiuta le popolazioni musulmane in stato di sofferenza. A Piacenza, Islamic Relief ha donato una sessantina di pacchi alimentari e ad inizio aprile il Centro di via Caorsana ha offerto decine di cassette di frutta e verdura agli operatori del 118 e della Croce Rossa.
Nonostante la reatività della comunità e le sue iniziative di solidarietà nei confronti della cittadinanza, i rapporti con l’attuale amministrazione comunale rimangono freddi e distanti. “Non abbiamo ricevuto gli auguri per il Ramadan né particolari ringraziamenti”.

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