L’ex sindaco Compiani studioso di San Fiorenzo

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Giovanni Compiani con la moglie Annalisa e la statua di S. Florent di Savines Le Lac

Giovanni Compiani per due volte Sindaco di Fiorenzuola, per tanti anni impegnato come Assessore e esponente di partito e di associazioni, nella vita politica, sociale e culturale locale. Dipendente della Amministrazione Provinciale fino a qualche anno fa ora è un imprenditore nel settore dell’ambiente e della sicurezza. Apprezzato e benvoluto per competenza e umanità, ha sempre dedicato una grande attenzione alla Comunità, alla storia ed alle tradizioni. Nei suoi mandati, ad esempio, ha rilanciato, in collaborazione con la Parrocchia, la figura di San Bernardo, comprotettore di Fiorenzuola, a cui sono state dedicate celebrazioni religiose e civili che non si tenevano da decenni. Basti pensare alla riedizione della processione in notturna, valorizzata dalla presenza dei Cavalieri Templari, dall’Avio-pellegrinaggio, dalle tante iniziative di studio. Basti pensare all’attenzione dedicata al nostro Santo Patrono, al monachesimo ed alla via francigena, alle relazioni intraprese e consolidate con le Comunità di Laussonne, Orange ed Avignone, tutte coinvolte dalla devozione nei confronti del Santo. E’ proprio alla figura del nostro Protettore che Compiani ha ora dedicando la sua attenzione, realizzando un libro che verrà presto pubblicato. Gli studi ed approfondimenti vengono da lontano ed oggi probabilmente l’ex sindaco è uno dei più autorevoli conoscitori della figura di San Fiorenzo. Addirittura qualche mese fa, una comitiva di fiorenzuolani, alla sua guida, si è recata in Provenza ed ha rintracciato una nuova chiesa dedicata a Savine Le Lac. Un indizio che ha permesso allo studioso di tracciare un itinerario delle peregrinazioni dell’uomo di chiesa. Rivelazione sensazionale che cade come una ciliegina sulla classica torta già pronta. Sorge a questo punto spontanea una domanda: cosa spinge un amministratore di sinistra (provenienza PCI), un laico, un non praticante, ad appassionarsi alla figura del Patrono? La risposta viene dall’interessato: “Il primo elemento è stato il desiderio di conoscere profondamente la nostra Comunità attraverso la sua storia, attraverso gli eventi e le personalità che la hanno caratterizzata, attraverso la sua cultura, le sue tradizioni, attraverso la religiosità del suo Popolo. L’esempio che ci ha lasciato S. Fiorenzo è quello di aver amato la sua gente… Stare in mezzo al popolo condividerne gioie dolori, amarezze, soddisfazioni e speranze con l’umiltà ed il coraggio di un qualsiasi pellegrino. Un esempio quindi ed una ispirazione. Valorizzare la nostra comunità attraverso il Santo Patrono è stato il secondo elemento decisivo”.
Il racconto rimbalza tra passato e presente con una abilità davvero rara ed è avvincente. Accanto alla ricostruzione storica ed all’approfondimento rigoroso delle vicende relative alla vita del Santo ed al suo culto, vi sono tanti elementi originali, fino ad oggi mai diffusi e conosciuti. Vengono approfonditi diversi argomenti con taglio nuovo (che a volte fa scaturire diverse possibili interpretazioni dei fatti, rispetto alla tradizione): il nome della città tratto da quello del Santo; i viaggi ed il gemellaggio con le città francesi legate allo stesso culto (Laussonne, Orange, Avignone); le reliquie; le raffigurazioni nell’arte; i santini; i luoghi frequentati e le chiese a lui dedicate; i miracoli; i pellegrinaggi; la sagra con la cerimonia dell’offerta della cera e quella ormai persa del ballo del bifolco; il premio. Ci sono anche altri capitoli che non potranno che suscitare la curiosità del lettore, quali: l’almanacco storico della festa e cioè: cosa succedeva in città durante le varie ricorrenze annuali; una ricostruzione storica e ragionata di cosa si mangiava nell’anno 1200; il mistero del terzo santo patrono, San Bonifacio; l’enigma dei quadri scomparsi; San Fiorenzo e Nostradamus; l’elenco dei santi omonimi (sono ben 19)…
La prefazione è a cura di un altro estimatore entusiasta di San Fiorenzo, Don Gianni Vincini, Parroco emerito. Si conclude così: “Il legame devozionale con il nostro patrono non ci ha tenuti chiusi nella nostra parrocchia o paese, ma ha dato l’occasione per viaggi e collegamenti che ci hanno aperti alla Francia, alla cultura francese e ci hanno fatti sentire più europei. Davvero una bella pagina nella storia di San Fiorenzo e di tutti i suoi positivi effetti collaterali a vantaggio del nostro paese e della sua conoscenza”.

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