Le Iren della De Micheli sulla scelta di Dosi: nuova bufera per il Pd

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Paola De Micheli
Paola De Micheli

Visti gli interessi in gioco, c’è da scommettere che tutto si risolverà ancora una volta con uno scossone d’assestamento. Pur più pesante del solito, magari, ma pur sempre un riequilibrio. Eppure le vistose crepe provocate nel Partito Democratico dalla scelta del sindaco Paolo Dosi di indicare Barbara Zanardi per il cda di Iren scartando in tal modo le opzioni Marco Bergonzi e Paolo Skockai (ovvero i nomi sponsorizzati dal partito) rischiano di rendere ancor più fragile un esecutivo che sicuramente non era certo nato all’insegna del Bostik. In altre parole le operazioni che dovranno portare all’approvazione del bilancio 2013 potrebbero tramutarsi in un impervio percorso ad ostacoli.
Del resto la pesante uscita dei giorni scorsi della parlamentare Paola De Micheli, solitamente più propensa a spegnere i roghi che non a gettare benzina sul fuoco, dimostra come per l’ala “bersaniana” del partito stavolta Dosi abbia passato il segno. “Sulla vicenda della nomina in Iren il sindaco ha commesso un errore perché né la candidatura di Marco Bergonzi né quella di Paolo Skockai sono incompatibili. Lo dico perché il vicesindaco di Torno è diventato membro del cda di Iren e perché io personalmente ho fatto fare una verifica presso il ministero della Funzione pubblica, lo stesso che ha emanato il decreto legislativo a cui ha fatto riferimento Dosi. Quanto agli aspetti più politici di questa vicenda – ha proseguito la parlamentare – credo che ci sarà un chiarimento, senza drammatizzare, ma avendo ben presente tutti,  il sindaco come il Pd, che determinate scelte condizionano la vita delle grandi aziende. Anche se noi siamo un socio piccolo di Iren, bisogna avere il coraggio di assumersi importanti responsabilità”.
Un pugno nello stomaco di Dosi. Il quale paga quell’atteggiamento insolitamente ed eccessivamente ferreo con cui ha cercato di rispedire al mittente le critiche ricevute per aver nominato Zanardi (ad esempio quelle dell’assessore al Bilancio Pierangelo Romersi che su Facebook  aveva postato: “Sulla nomina nel cda di Iren, ricevo richieste di info… Non conosco la persona indicata e non penso che sia una mia mancanza. Penso che oltre ad un omaggio alle larghe intese sia collegata alla discussione sulla probabile dismissione delle nostre azioni di Iren”).
Dopo un lungo panegirico servito a giustificare la sua scelta e contemporaneamente a dimostrare la presunta incompatibilità di Bergonzi e Skockai, il sindaco ha scritto: “Di tutti questi passaggi erano e sono informati i responsabili del Partito Democratico, che si sono fatti parte attiva per seguire il percorso di conferimento dell’incarico. Colgo l’occasione per commentare brevemente alcune affermazioni sorprendenti riportate dai mezzi di comunicazione, ed attribuibili ad esponenti politici locali. Non conosco, né mi interessano, eventuali rapporti di parentela o conoscenza della dott.ssa Zanardi con consiglieri comunali, rapporti che reputo irrilevanti ai fini del ruolo che sarà chiamata a svolgere. Inoltre smentisco in modo categorico qualsiasi intenzione, peraltro mai discussa, dell’amministrazione comunale di dismettere la propria partecipazione in IREN. Sia perché credo (e mi auguro che con me lo creda l’intera giunta) che la presenza nella società sia strategica per garantire il buon funzionamento di servizi essenziali sul nostro territorio, sia perché l’eventuale uscita da IREN comporterebbe un apparente beneficio immediato ma costituirebbe una reale perdita rispetto ai valori di acquisizione iniziale. Concludo richiamando tutti al rispetto degli elementari principi che ispirano l’attività politico amministrativa di consiglieri ed assessori comunali”. Toni fin troppo perentori che forse nessuno si sarebbe mai aspettato da un Dosi, sempre pacato e accomodante, ma che tuttavia hanno fatto irritare ancor di più la componente avversa. Secondo quest’ultima il sindaco avrebbe disatteso un accordo in base al quale la nomina andava condivisa. Per quale ragione? Per compiacere alle pressioni ricevute da influenti forze “extraconsigliari”. E così ancora una volta nel Pd volano gli stracci. A breve avverrà quel chiarimento interno al partito di cui parlava De Micheli. Ma la vicenda rischia di riconsegnare alla città un sindaco e una giunta più deboli.

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