Le fragilità della montagna piacentina, ma cresce il desiderio di rinascita

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Indagine del Laboratorio di Economia Locale dell’Università Cattolica su 15 comuni evidenzia la perdita, in 10 anni, di 400 addetti e 117 imprese

Le aree montane dell’Appennino piacentino stanno affrontando sfide demografiche, sociali ed economiche sempre più gravi, pur mantenendo un ruolo cruciale per la regione grazie ai loro importanti servizi ecosistemici. In questo contesto, una lettera aperta è stata indirizzata ai candidati alla presidenza regionale e al consiglio regionale, firmata da diverse associazioni ed enti locali, tra cui Cna, Coldiretti, Confindustria, Confcooperative, Confapi industria, CIA, Confesercenti, Unione commercianti, Politecnico di Milano, Confagricoltura, Diocesi, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Gal, Legacoop, Libera associazione artigiani, Provincia, Upa e l’Università Cattolica. Le richieste principali riguardano misure urgenti e prioritarie, come agevolazioni fiscali per residenti e imprese, maggiori fondi per contrastare il dissesto idrogeologico e interventi strutturali per attrarre nuove attività e abitanti. Viene sottolineata l’importanza di rafforzare i servizi sanitari, sociali ed educativi, con un focus particolare sui giovani e sul recupero di edifici dismessi. Per le imprese, le associazioni chiedono politiche di supporto all’innovazione, alla riqualificazione e lo sviluppo di infrastrutture dedicate al lavoro a distanza e alle nuove professioni. Inoltre, si propone di incentivare l’insediamento nelle aree montane, attraverso sussidi per il recupero di siti abbandonati e aree produttive dismesse.

PAOLO RIZZI

Nel frattempo, un’analisi condotta dal Laboratorio di Economia Locale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, diretto da Paolo Rizzi, ha documentato in un decennio, dal 2012 al 2022, la crisi delle aree montane attraverso uno studio sui comuni montani. I risultati mostrano un quadro preoccupante, segnato dalla perdita di addetti nel settore del commercio e dalla chiusura di numerose imprese manifatturiere. Nei 15 comuni analizzati, si è registrato un calo complessivo di 117 imprese e la scomparsa di circa 400 posti di lavoro tra il commercio e la manifattura. Tuttavia, emerge anche un segnale di speranza: un desiderio di rinascita, alimentato da iniziative imprenditoriali innovative e dalla collaborazione tra enti locali e imprese. Spesso, sono i giovani a guidare queste nuove imprese, portando con sé idee fresche e contribuendo al rinnovamento e alla ripresa economica del territorio. Paolo Rizzi, direttore del Laboratorio, sottolinea l’importanza di un approccio coordinato tra le istituzioni e gli imprenditori per rilanciare l’economia e contrastare la decadenza dei territori montani, affinché le potenzialità di queste aree possano essere valorizzate attraverso strategie integrate di sviluppo economico e sociale.

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