
C’è un prima del virus; c’è un qui e ora in cui tutto si è fermato e si muore di virus; c’è un dopo virus tutto da scrivere e da inventare se lo si vuole. Tre tempi di una storia con un filo conduttore che li lega. Da qualunque parte la si prenda ne nasce un interrogativo sul nostro rapporto con l’ambiente e con lo sviluppo di cui la componente umana della natura è stato ideatore, protagonista e utilizzatore estremo.
Per ricapitolare ecco lo schema che abbiamo di fronte.
LA CASELLA DEL PRIMA – Ieri c’era un’economia vorticosa, il mito del Pil, della produzione che galoppa all’infinito sganciata da altri fattori
LA CASELLA DEL QUI E ORA – Nel qui e ora c’è naturalmente il dolore che ci accomuna tutti per le persone che vengono continuamente colpite e che soccombono alla malattia e poi c’è qualcosa che non era mai accaduto nell’era contemporanea: il blocco totale delle attività. Dall’oggi al domani si è fermata la nazione. La prima volta nell’era contemporanea.
LA CASELLA DEL DOPO – Il dopo è un nuovo spazio da riempire. Ci possono stare tante idee nuove tante strade completamente diverse da quelle che abbiamo percorso fino a qui.
Nel dopo si hanno davanti due strade: riaccendere i motori al punto in cui si erano spenti e procedere nella stessa direzione oppure riprogettare (e si tratta di farlo in corsa) e ripensare la direzione che si vuole prendere e i mezzi con cui ci si vuole arrivare a quella direzione. Di questo “dopo” hanno parlato in tanti in queste settimane. Tanti esprimono la certezza che nulla sarà come prima. Va detto però che nulla cambia per moto proprio. Ci vuole il coraggio e la determinazione a volercela fare e agire concretamente contro l’inquinamento e salvare l’ambiente di cui – piccolo particolare da ricordare se ce ne fossimo scordati- anche noi facciamo parte. Il virus ce lo ha drammaticamente spiattellato in faccia.
Tema ambientale cuore della pandemia
Il tema ambientale è il cuore della pandemia che stiamo vivendo e l’interrogativo su quale dopo dovremmo costruire è stato oggetto di alcuni interventi pubblicati dal blog www.antonellalenti.it canale Lenti a contatto idee -in movimento di cui sono stati protagonisti Laura Chiappa presidente di Legambiente di Piacenza intervistata dal blog; il dottor Giuseppe Miserotti presidente di ISDE Emilia Romagna (medici per l’ambiente) e membro della giunta nazionale di ISDE e già presidente dell’ordine dei medici di Piacenza attraverso un’intervista rilasciata di recente a Slowfood on air e la riproposizione di un intervento su YouTube del presidente di Isde-Italia Agostino Di Ciaula.
Tre protagonisti diversi che parlano del dopo in chiave ambientale. Dapprima Laura Chiappa che nella lunga intervista si sofferma sulla necessità di imprimere una svolta decisa “se non ora quando” è il suo messaggio partendo da una questione di fondo la relazione tra epidemie e inquinamento: “si dovranno fare altri studi per approfondire, ma il legame sembra essere strettissimo”. Chiappa mette l’accento su un concetto che da vent’anni pare inascoltato: una virata decisa al modello di sviluppo. “Alla base di tutto rendere compatibile il maggior benessere con un minore consumo di risorse. Con forza lo hanno ribadito i ragazzi di Friday for future senza essere purtroppo ascoltati”. Segnala. E chi dovrebbe portare avanti questi progetti nuovi, ambiziosi? “Bé la politica – dice Chiappa – bisogna che la politica cominci a rigiocare il suo ruolo davvero. I fondi saranno impiegati per riprendere da dove abbiamo lasciato e riprendere quindi le politiche di prima o li useremo per ripartire con questa riconversione dell’economia green cercando di lavorare per uno sviluppo economico diverso? Il nostro incitamento è questo: Cominciamo già da adesso”.
Come abbattere i tanti interessi connessi al nostro sistema di vita attuale?
“La riconversione -spiega Laura Chiappa – potrebbe portare a vantaggi non solo per l’ambiente e la salute dei cittadini, ma anche per l’economia che ne trarrebbe enormi benefici”.
E servono poi azioni decise per affrontare le fragilità che questa esperienza ha messo in evidenza: dalla gestione della sanità al deficit tecnologico. “Quando parliamo di svoltare – richiama Laura Chiappa -ci si riferisce anche alla necessità di un piano pubblico per sanità e istruzione. Credo che vadano ripensati questi due sistemi. Sulla sanità negli ultimi anni si è spinto molto sulla privatizzazione in molte regioni. Ora torniamo a ripubblicizzarlo e a ridargli importanza. Prendiamo Piacenza non serve un nuovo ospedale. Serve avere medici, assistenti, serve un sistema diverso che permetta di curarci meglio non sono le strutture a fare la differenza, è quello che c’è dentro. Altrettanto credo sia necessario pensare a piani di connessione digitale per tutto il territorio senza distinzione tra il territorio urbano e quello montano e rurale in modo da permettere lo smart working di cui si è fatto un gran parlare e che stiamo sperimentando solo ora. E’ una soluzione che attiva due elementi virtuosi..”
Insomma il tema è stimolante e aperto. Ci sarà la svolta?
Di svolta parla anche Giuseppe Miserotti nell’intervista a Slow Food on air ripresa dal blog. Miserotti rilancia il tema del modello di sviluppo e parte dalla biodiversità. L’italia è un paese ricchissimo di biodiversità però questa si sta perdendo e il depauperamento apre le porte a una minor sicurezza. “La biodiversità – dice Miserotti – definisce anche delle chiavi di rapporti molto complessi e sono di tipo genetico, di tipo competitivo rispetto ad aree che riguardano anche la biodiversità dell’uomo.
Ora si parla molto del coronavirus non dimentichiamoci che il territorio da dove probabilmente è partito il famoso salto di specie che è avvenuto nella zona di Whuan, con 11-12 milioni di abitanti con un’espansione territoriale enorme e con fenomeni di urbanizzazione che hanno radicalmente cambiato non solo la vita dell’uomo, ma i rapporti molto fini e molto invisibili anche rispetto alla microbiologia del mondo animale e vegetale che è sempre in un equilibrio perfetto”.
Quindi il dottor Agostino Di Ciaula di Isde-Italia che esprime non poche perplessità sulla fase due cioè il riavvio seppur parziale deciso per il 4 maggio. Nel domandarsi se siamo davvero pronti per la fase due e per la riapertura mette l’accento su due questioni di fondo di cui ci si dovrebbe occupare prima di ripartire: ricominciare per quale sviluppo e ricominciare con quale sanità? Solo passando per questi due terreni, analizzando gli errori e correggendoli si può entrare in una fase 2 senza che sia un azzardo, è in sostanza il suo messaggio. Il dottor Di Ciaula in particolare sulla sanità “Riflettiamo, ci dice il medico su un sistema sanitario fortemente depotenziato nel corso degli anni e sul fatto che si è data molto più importanza al tema cura più che alla salute”. Argomentazioni che richiamano alla necessità di un




